Del: 13 Novembre 2020 Di: Angela Perego Commenti: 1
Gli studenti della Statale contro il post sessista di un docente

“She will be an inspiration to young girls by showing that if you sleep with the right powerfully connected men then you too can play second fiddle to a man with dementia. It’s basically a Cinderella story”.

Queste le parole che gravano come macigni su di un post raffigurante il volto della neo vicepresidente americana Kamala Harris: una donna non può quindi arrivare a raggiungere posizioni di potere se non offrendo in cambio il proprio corpo agli uomini “giusti” (e comunque arrivando a ricoprire soltanto un ruolo secondario persino rispetto a quello di un uomo, il Presidente Joe Biden, debole, “affetto da demenza”).

Parole manifestamente discriminatorie e che feriscono ancor più se si riflette sul fatto che a condividerle è stato nulla di meno che un docente del nostro Ateneo. 

Il post, condiviso sulla sua pagina Facebook dal professor Marco Bassani, docente di Storia delle dottrine politiche in Statale, ha immediatamente suscitato l’indignazione di moltissimi utenti, tanto da costringere lo stesso professore a provvedere alla sua rimozione.

Gli studenti e le studentesse che vi si erano precedentemente imbattuti, tuttavia, hanno deciso di non rimanere in silenzio: la notizia si è così rapidamente diffusa, raggiungendo anche i membri di alcune liste di rappresentanza (Unisì, Sinistra Universitaria – udu Statale e Studenti Indipendenti) da tempo impegnate nella lotta alle discriminazioni di genere. Essi hanno prontamente raccolto le segnalazioni provenienti dagli studenti e si sono subito mobilitati affinché il fatto potesse arrivare all’attenzione del Rettore Elio Franzini e della Prorettrice con delega alla Legalità, Trasparenza e Parità di Diritti, la professoressa Marilisa D’Amico

«Quello che ci preoccupa maggiormente – afferma una studentessa appartenente alla lista Studenti Indipendenti, con la quale abbiamo avuto occasione di confrontarci – è la mentalità misogina che sta alla base di questo post. Nella nostra idea di Università non vi è spazio per discriminazioni di alcun genere, ed è per questo che una tale vicenda non può rimanere priva di conseguenze».

Della stessa idea sono anche gli studenti facenti capo a un’altra lista universitaria, Sinistra Universitaria – udu Statale, i quali hanno infatti deciso di scrivere, insieme a Studenti Indipendenti e ad altri studenti e studentesse dell’Università, una mail all’attenzione dei componenti del Comitato Unico di Garanzia e alla Prorettrice D’Amico, contenente non solo la denuncia del fatto ma anche una serie di richieste volte a evitare che questo episodio possa rimanere privo di conseguenze.

«Chiediamo che l’Università prenda pubblicamente posizione contro quanto accaduto, che il professore fornisca scuse ufficiali e che l’Ateneo si adoperi maggiormente per individuare e prevenire eventuali successivi atteggiamenti discriminatori da parte di un qualsivoglia membro della comunità accademica», afferma un rappresentante di Sinistra Universitaria.

A prendere immediatamente provvedimenti è stata anche Unisì, secondo la quale non è rilevante che l’episodio si sia verificato al di fuori dell’Ateneo e su di una piattaforma privata.

Le affermazioni condivise dal professore lasciano trapelare un pensiero non compatibile con il ruolo educativo che dovrebbe ricoprire e con il Codice Etico dell’Università stessa.

«L’Università – continua Unisì – si è sempre impegnata a combattere ogni tipo di discriminazione, sia attraverso l’azione di liste come la nostra che attraverso la costituzione di organi appositi (basti pensare alla Commissione per il bilancio di genere, che si occupa di fotografare la distribuzione di genere delle diverse componenti all’interno dell’Università e di monitorare le azioni messe in atto in favore dell’eguaglianza)».

Un episodio del genere dunque non può che suscitare un profondo rammarico e far apparire quasi vani tutti gli sforzi fatti fino ad ora in merito.

Sappiamo che il diritto a manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione è un diritto fondamentale, riconosciuto e garantito all’articolo 21 della nostra Costituzione; tuttavia, la vita all’interno della società impone che la posizione soggettiva del singolo possa subire delle limitazioni, onde evitare che i diritti di altri soggetti possano essere lesi.

Tutt’al più che le notizie riportate all’interno di questo post circa la nuova vicepresidente americana non trovano conferma in alcuna fonte attendibile: il personaggio di Kamala Harris potrà apparire più o meno controverso a seconda delle convinzioni politiche di ciascuno, ma a oggi non vi è alcuna evidenza che abbia ottenuto questo ruolo grazie ad altro che non sia il frutto dei suoi studi, delle sue capacità personali e del suo duro lavoro.

Il post mira inoltre a ridicolizzare il discorso, a tratti commovente, pronunciato da Harris dopo la vittoria delle elezioni, nel quale si rivolgeva direttamente alle bambine americane, assicurando loro che non sarebbe stata certamente l’ultima donna a ricoprire quella carica e mettendo in evidenza come l’America avesse tramite il proprio voto mostrato di essere un “paese di possibilità”. 

Sarebbe di fondamentale importanza che personaggi investiti di una maggiore autorità anche in relazione alla loro professione soppesassero maggiormente i contenuti condivisi sui loro social media, astenendosi dal condividere post contenenti affermazioni lesive della dignità delle donne in generale, ancora una volta ridotte a soggetti privi di qualsiasi qualità personale e il cui eventuale successo può essere imputato soltanto alla presenza di uomini che le sostengano in cambio di prestazioni sessuali.

Non dimentichiamo mai, inoltre, che post di questo tipo possono urtare la sensibilità non solo di coloro che possono sentirsi direttamente chiamate in causa in ragione del loro sesso, ma anche di studenti e professori uomini che risultino particolarmente sensibili a questi temi.

Non dimentichiamo mai, insomma, che la parità di genere e la lotta alla discriminazione nei confronti delle donne non è e non dovrà mai essere un fenomeno soltanto femminile, ma deve al contrario interessare l’intera comunità affinché concreti e definitivi risultati possano essere raggiunti in merito. 

Angela Perego
Matricola presso la facoltà di Giurisprudenza, “da grande” non voglio fare l’avvocato. Nel tempo libero amo leggere e provare a fissare i miei pensieri sulla carta.

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