Del: 7 Novembre 2020 Di: Redazione Commenti: 0

Ogni anno solo in Italia circa duemila persone hanno bisogno di una donazione di midollo osseo. Hanno cioè bisogno di un uomo o una donna che decida di donare le sue cellule midollari a uno sconosciuto. Nel concreto, questo significa che la cura e la guarigione di ognuno di quei duemila pazienti dipende dalla scelta di un’altra persona.

A rendere tutto ancor più incerto è il fatto che la compatibilità fra midollo osseo è 1 su 100.000, ossia che su 100.000 potenziali donatori solo uno risulterà compatibile con una persona in attesa di trapianto.

Facendo un rapido calcolo, perché sia possibile trovare un donatore compatibile per i 2000 pazienti italiani in attesa di trapianto servono 200.000.000 di persone. Ma cosa significa donare midollo osseo? «C’è tanta confusione sul tema. Molti confondono il midollo osseo con il midollo spinale, credono che la donazione li esponga a dei rischi e che sia pericoloso o doloroso, in realtà non è così», a spiegarlo è Mirko Antonioli, volontario di Admo, Associazione donatori midollo osseo che del 1990 si occupa di sensibilizzare e reclutare nuovi donatori. «La donazione di midollo è una procedura semplice e priva di rischi. A seconda delle necessità di cura di chi riceverà il midollo, la donazione potrà avvenire in aferesi, questa è la modalità con cui avvengono l’80% delle donazioni, o tramite prelievo dalle creste iliache. Nel primo caso, il donatore dovrà assumere dei fattori di crescita che stimolino la produzione di cellule midollari e poi si sottoporrà a una sorta di prelievo di sangue; nel secondo caso, il più raro, la procedura sarà più invasiva, ma assolutamente sopportabile. Il donatore dovrà subire un piccolo intervento in anestesia totale, in cui preleveranno il suo midollo dalle ossa del bacino». 

L’iniziativa di Admo

Durante il suo racconto, Mirko torna alla sua donazione avvenuta nel maggio di sei anni fa: «Una decina di anni prima mi ero iscritto al registro dei donatori, perché spinto dall’esperienza di un mio caro amico. Sono sempre stato un donatore di sangue, ma fino ad allora non avevo mai pensato di poter donare anche il midollo. Negli anni non ci ho più pensato, fino a quando ricevetti una telefonata dal centro trasfusionale, in cui mi chiesero se fossi ancora disponibile. Quando riaggancia il telefono non nascondo l’ansia, ma non avevo dubbi: volevo farlo». Da quel momento Mirko venne sottoposto a vari esami diagnostici per valutare la reale compatibilità con il ricevente, ma come spesso accade questa non fu completa. «Per donare a una persona non consanguinea serve essere compatibili almeno all’80% e non fu quello il caso. Dopo pochi mesi, venni richiamato di nuovo. Risultavo ancora compatibile con due persone. Alla fine, ne fu scelta una e il 22 maggio fui ricoverato per donare dalle creste iliache. Non scorderò mai quel venerdì pomeriggio, è stato uno dei giorni più belli della mia vita». 

Come avviene per ogni donazione, Mirko non sa chi ha ricevuto il suo midollo, ma sicuramente quella persona gli ha cambiato la vita. «Una volta donato il midollo non è più possibile rifarlo, se non per la stessa persona per cui si ha donato la prima volta e per i propri familiari. Io da quel momento ho scelto di diventare volontario ADMO e di sensibilizzare i giovani su questo tema. Ora vado nelle scuole, nelle università per reclutare nuovi donatori o almeno per informare i ragazzi dell’esistenza del dono». 

Negli ultimi mesi, vista l’impossibilità di incontrarsi personalmente, ADMO ha visto un calo di nuove iscrizioni di oltre il 60%.

 «Solo in Lombardia, ogni anno si registravano quasi 6000 nuovi potenziali donatori, di cui circa 4000 erano giovani universitari. Vi erano occasioni, come le giornate di sensibilizzazione in Università, in cui riuscivamo a reclutare centinaia di persone in un solo giorno oppure situazioni straordinarie come la mobilitazione per il piccolo Alex nel 2018, che ha avvicinato migliaia di italiani alla donazione. Oggi invece con le iniziative online, le nuove adesioni si contano sulle dita di una mano». 

Eppure, diventare donatori è semplice. «Bisogna avere fra i 18 e i 35 anni, si deve essere in buona salute e pesare più di 50 chili. Chi ha queste caratteristiche, deve recarsi in un centro trasfusionale e tipizzarsi». Come ci spiega Mirko, tipizzarsi altro non significa che sottoporsi a un piccolo prelievo di sangue o di saliva che permetterà di individuare le caratteristiche del donatore e consentirà di inserirlo nel registro mondiale dei donatori di midollo osseo, così che sia disponibile per chiunque ne abbia bisogno: «Chiunque lo desideri, può prenotare un appuntamento tramite il nostro sito di Admo e nel giorno fissato dovrà recarsi in ospedale. È possibile farlo anche in questo periodo di emergenza, perché ogni centro trasfusionale è completamente sicuro». 

La tipizzazione è il primo passo della donazione, solo successivamente si verrà chiamati e si potrà donare effettivamente. Tipizzarsi significa in molti casi offrire l’unica possibilità di cura per chi è affetto da tumori del sangue, patologie autoimmuni e diverse altre malattie. Come nel caso di Edoardo, giovane ragazzo che ha trovato nella donazione di midollo la sua possibilità di cura: «Per me non è stato trovato nessun donatore compatibile, se non mio padre con una compatibilità del 50%, ma fortunatamente è stata ritenuta sufficiente. Senza mio padre oggi io non sarei qui». Edoardo ha trovato il suo tipo giusto, Mirko lo è stato per una persona che non conosce, e tu?

Articolo di Chiara Malinverno

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