Del: 13 Novembre 2020 Di: Redazione Commenti: 0

Il Festival degli artisti e spazi d’artista promuove mostre ed esposizioni artistiche in tutta la città di Milano e lo ha fatto anche quest’anno.

Tra il 20 e il 24 Ottobre si è tenuta la seconda edizione del Festival in cui è stato presentato il progetto Walk-In studio, con numerose mostre a disposizione del pubblico ubicate per la città, rispettando le normative sanitarie vigenti e tutte le precauzioni raccomandate dal Ministero della Salute. 

Abbiamo avuto modo di intervistare le artiste della mostra curata da Ilona Särkkö.

Quest’esposizione si ispira al concetto di Soft Prison, cioè “prigione leggera”: da una conversazione online tra artisti (divisi tra la Finlandia e l’Italia), è nata l’idea da cui scaturiscono poi le singole opere delle artiste: Natalia Polvani, Katatonic Silentio, Teclan ed Emma Leppo.

Ognuna di loro ha presentato un’interpretazione personale di “prigione leggera”: Natalia Polvani con Limiti delle parole, una serie di stampe che presentano brevi frasi, parole, forme in cui ha espresso la sua versione attraverso il tema della comunicazione, con le sue difficoltà e le numerose interpretazioni.

Il suo lavoro si è poi sviluppato in un’installazione audiovisiva progettata utilizzando i suoni per scandire il tempo di lettura delle parole e interpretato con l’aggiunta di ulteriori informazioni dall’artista Katatonic Silentio.

Abbiamo chiesto a Natalia Polvani della sua opera e del suo significato.

Puoi spiegarmi in cosa consiste il tuo lavoro?

Da un punto di vista tecnico queste stampe sono state realizzate con una macchina costruita da alcuni ragazzi che funziona come un plotter, traducendo in codice di spostamento un’immagine. Il contenuto del mio lavoro si basa sul concetto di prigione leggera (Soft Prison): mi sono chiesta quale fosse la mia prigione leggera e personalmente penso che sia la comunicazione perché quando parlo faccio fatica e mi sento a disagio. Quando dico una cosa in realtà ne penso altre mille che vorrei esprimere: quindi nel mio lavoro ho cercato di collegare semplici frasi, come dei suggerimenti, con diverse letture possibili. Leggendo una di quelle frasi puoi dare una tua interpretazione ma puoi anche percepirne il messaggio reale.

Invece le composizioni più grafiche, delle composizioni quadrate, sono volte al rapporto con la macchina che incide molto sul modo di comunicare e sul limite della comunicazione. Ci sono molte punteggiature che formano composizioni e quello per me è tutto ciò che in una comunicazione non diciamo ma che esiste: infatti, uno di questi pezzi è formato da molti audio e quello indica la trasposizione di una mia conversazione su Whatsapp. Sembra incomprensibile, però c’è anche un messaggio dietro che spesso non viene compreso.

Ho iniziato dalle rappresentazioni con i fogli più rigidi fino ai più semplici e leggeri perché la prigione diventa sempre più leggera. Successivamente ho scannerizzato le composizioni, e ho lavorato a un video insieme a una mia collega che ha lavorato al suono e ha aggiunto delle informazioni.

Come ti vedi nel futuro?

A me piace l’idea di vivere in una classe, mi piace l’insegnamento, la scuola come contesto. Credo sia un contesto fluido, che cambia sempre, pur essendo stabile nella sua continua evoluzione. Sarei molto stimolata da quell’ambiente perché ci sono persone con tante idee completamente diverse.


La curatrice della mostra, Ilona Särkkö, ci ha spiegato il lavoro di Teclan, Santa Miseria, un archivio di immagini, figure e disegni religiosi che spiegano il mito della Vergine Maria:

«Teclan ha fatto una ricerca sulla Vergine Maria, sulla costruzione e decostruzione del suo mito. Ha esposto un archivio di immagini religiose e poi ha sviluppato questa scultura formata da venti strati di gelatina mescolati con spazzatura e altri materiali e la Vergine rimane nel mezzo, immersa nella gelatina. Le sue ricerche si basano sul mito della Vergine come corpo femminile, sempre stato dichiarato proprietà di qualcun altro».


Emma Leppo invece si esibisce in tre performance poetiche di “spoken word” che possono essere osservate dal pubblico attraverso gli schermi dei computer, in diretta dalla sua camera in Finlandia da cui si esibisce.

Di lei Särkkö dice: «Emma dalla sua stanza ci sta invitando a guardare e ascoltare. Si tratta di un tipo di performance che è un fenomeno culturale che ho potuto osservare molto a Helsinki e che negli ultimi anni è diventata una pratica artistica molto popolare in Finlandia, ma non ancora a Milano».

È attraverso le parole che avviene l’espressione migliore, attraverso il ritmo delle parole la poesia diventa musica e arriva al pubblico non solo sotto semplice forma di linguaggio ma va oltre.

In che modo il pubblico ha reagito alla mostra e ai vostri lavori?

Le reazioni sono state molto positive, ci sono state molte domande sui lavori, alcuni cercavano di interagire e le persone sembravano molto interessate alle idee che c’erano dietro i lavori.


Pur essendo questo un momento difficile a causa dell’emergenza Covid, la mostra presentata nello studio di queste artiste è riuscita a catturare l’attenzione del pubblico.

Il tema Soft Prison si è rivelato una scoperta di pensieri e interpretazioni che vanno ben oltre la semplice definizione di “prigione leggera”: è l’inizio di un processo di introspezione nello spettatore. Dopo aver osservato le rappresentazioni delle prigioni delle artiste e averne dato una propria interpretazione, lasciano negli spettatori e in noi una nuova domanda: qual è la mia prigione leggera? 

Le giovani autrici delle opere sono senza alcun dubbio talenti che hanno molto da offrire e con un inarrestabile desiderio di comunicare ciò che non può che essere comunicato in alcun modo se non attraverso l’arte.

[L’intervista è stata editata per brevità e chiarezza]

Articolo di Elisa Letizia.

Foto di Elisa Letizia.

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