Del: 22 Dicembre 2020 Di: Redazione Commenti: 0

Come era prevedibile, il contagio da Covid-19 non ha risparmiato nemmeno le carceri italiane. Secondo l’ultimo monitoraggio settimanale aggiornato al 14 dicembre e reso noto dal Ministero della Giustizia, i positivi negli istituti penitenziari sono 1030 fra i 53.052 detenuti, 754 fra i 37.153 agenti di polizia penitenziari e 70 sui 4090 impiegati amministrativi. Se si confrontano i dati appena illustrati con quelli relativi alla settimana precedente si nota che, in linea con l’andamento nazionale, il numero di contagiati è in discesa in riferimento al personale amministrativo e di polizia, mentre è in controtendenza il dato relativo ai detenuti, fra cui i positivi sono aumentati di 72 in sette giorni.

Rimanendo ancora sul numero di detenuti attualmente positivi, si nota come l’incidenza sul totale sia superiore rispetto a quella a livello nazionale, dove il dato peggiore si registra in Veneto ed è di 992 positivi ogni 100.000 abitanti. Seppur la situazione all’interno delle carceri sia peggiore rispetto all’esterno, il Ministero della Giustizia ritiene sia perfettamente sotto controllo. Di altra opinione sono il sindacato Uilpa Polizia penitenziaria e gli stessi detenuti che nelle ultime settimane hanno mostrato il loro disagio attraverso scioperi della fame e continui appelli alle istituzioni.

Facendo eco alle parole del segretario generale di Uilpa Gennarino De Fazio, potremmo sintetizzare le richieste del mondo carcerario in tre punti:

deflazionamento sensibile della densità detentiva, rafforzamento e supporto efficace della Polizia penitenziaria e potenziamento incisivo dei servizi sanitari nelle carceri.  

Come si può notare, le richieste non fanno altro che riportare all’attenzione problemi ben noti. Il sovraffollamento, la scarsità di organico e la fragilità del sistema sanitario sono criticità presenti già da tempo, solo acuite dalla pandemia. Ad oggi il tasso medio di sovraffollamento è pari al 110% e raggiunge picchi anche del 200% in alcuni istituti di pena, rendendo di fatto impossibile ogni forma di isolamento. A questo si aggiunge la difficoltà nella cura di pazienti covid positivi, fenomeno ben conosciuto già dalla società civile e che si amplifica ancor di più nel contesto penitenziario.

Come dimostra l’Hub Covid allestito nel carcere di Bollate e definito dalla testata online Businessinsider «lazzaretto», gestire i pazienti all’interno delle carceri è tutt’altro che semplice ed efficace. Nel caso in esame, sono stati allestiti ben 198 posti letto:

per questi non è stato però previsto né un numero adeguato di operatori sanitari né un’opportuna formazione per gli agenti di polizia penitenziaria assegnati alla sorveglianza dei detenuti ricoverati.

Per discutere questi temi, il prossimo 22 dicembre è stato indetto un tavolo di confronto fra il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ed esponenti della società civile fra cui spicca la radicale Rita Bernardini, che per solidarietà con i detenuti ha intrapreso dal 10 novembre lo sciopero della fame, che ha continuato ininterrottamente fino allo scorso 16 dicembre, giorno in cui è stato annunciato l’incontro con il Premier. In attesa dell’esito del prossimo confronto, c’è una domanda che riecheggia nelle carceri italiane: per quale motivo il contagio nelle carceri non desta clamore?

Articolo di Chiara Malinverno

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