Del: 13 Dicembre 2020 Di: Laura Cecchetto Commenti: 0
Da rileggere per la prima volta: A Christmas Carol

Ebenezer Scrooge non si sarebbe mai aspettato di trovarsi davanti a un fantasma. Mai. Figuriamoci tre. Lui, il cui pragmatico e meschino interesse si volge esclusivamente al tintinnare di monete e al frusciar di banconote, avaro e spilorcio convinto, solitario e misantropo, odia il Natale. Inacidito e col peso della vecchiaia sulle spalle, ripugna tutto ciò che a esso è legato e le piccole gioie che porta, rifiuta ogni invito e augurio di chi gli sta intorno, soprattutto del nipote Fred, unico parente che gli sia rimasto, ritenendole mere frivolezze.

Proprio nelle ore più buie di questa magica notte, si palesa Jacob Marley, suo socio, passato a miglior vita sette anni prima proprio durante la Vigilia di Natale, per metterlo in guardia sulle conseguenze che il suo comportamento gli potrà causare. Inoltre, annuncia a Scrooge la venuta di tre spiriti, che incarnano il Natale passato, quello presente e quello futuro.

Insieme ai tre fantasmi, Scrooge ripercorre la propria esistenza dalla giovinezza, arida di affetti e popolata solo da sé stesso e dal vile denaro, al presente, solitario e vuoto, all’inevitabile futuro, contrapposto ai diversi modi di vivere con gratitudine il Natale delle persone che lo circondano. I tre spiriti lo mettono inevitabilmente davanti alle sue azioni, facendolo riflettere sul suo atteggiamento e portandolo ad aprire finalmente il suo cuore agli altri e non al denaro. Sarà il proprio nome sulla lapide a far scattare qualcosa nel petto di Scrooge oppure il rimorso per ciò che ha fatto – o non ha fatto?

La trasformazione di Ebenezer Scrooge conclude A Christmas Carol di Charles Dickens, un libro che, pubblicato nel lontano1843, ha avuto grandissimo successo non solo in letteratura: nel 2009 è uscito il famosissimo film d’animazione A Christmas Carol, scritto e diretto da Robert Zemeckis e prodotto da ImageMovers e dalla Walt Disney Pictures. Altrettanto famoso è il cortometraggio animato Canto di Natale di Topolino del 1983, prodotto dalla Walt Disney Production.

Questa storia non è solo la bella favola di una conversione alla gentilezza o, banalmente, il racconto di un “miracolo di Natale”, è un monito tremendamente attuale per ciascuno di noi: non è mai troppo tardi per cambiare sé stessi.

Il Natale viene indicato come simbolo per eccellenza di pace, amore e gentilezza, celebra i legami affettivi e familiari, porta un po’ di gioia, speranza e qualche dono, ed è particolarmente radicato nella cultura vittoriana ottocentesca in cui l’autore ha vissuto e in netto contrasto con la vita di tutti i giorni, permeata dalla miseria, dal dolore e dalle tribolazioni della vita.

Il 25 dicembre diventa dunque un pretesto – e un monito – per ricordare a tutti di essere grati per ciò che si ha e di farsi portatori di gentilezza per tutti, ogni giorno dell’anno: essere buoni solo a Natale non vale, non importa se grandi o piccini.

Mai come quest’anno ci siamo resi conto di come la vita possa essere dura e labile, ma anche di quanto siamo attaccati ad essa. L’invito di Scrooge è quello di focalizzarsi su ciò che conta davvero e di farlo nostro sempre, di ricercare sempre un po’ di felicità in questo giorno speciale, che si creda in Babbo Natale, nella venuta di Gesù Bambino, che si festeggi Hanukkah oppure un Natale “laico”. Auguri a tutti!

Laura Cecchetto
Scopro il mondo e me stessa con il naso dentro a un libro, rifletto su ciò che mi circonda e prendo appunti. Narro ciò che leggo, e di conseguenza ciò che provo, per relazionarmi con ciò che mi sta attorno, possibilmente con una tazza di tè sulla scrivania.

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