Del: 8 Dicembre 2020 Di: Costanza Mazzucchelli Commenti: 0

In Italia, il servizio militare di leva non è più obbligatorio dal 2005. In numerosi altri Paesi, europei e non, persiste invece come realtà concreta e regolata, con la quale i giovani entrano presto in contatto. L’obbligatorietà della leva nella maggior parte dei casi riguarda solo i cittadini – come accadeva in Italia – e non le cittadine, ad eccezione di Corea del Nord e Israele.

In quest’ultimo Paese, il servizio militare riveste un ruolo di primaria importanza all’interno della società ed è considerato un rito di passaggio fondamentale: a tutti i ragazzi e le ragazze diciottenni sono richiesti dai due ai tre anni di addestramento. I giovani israeliani crescono con l’idea che un giorno saranno soldati e la loro vita sociale e lavorativa sarà notevolmente influenzata dall’aver seguito o meno l’addestramento militare. Sono esonerati dalla leva gli ebrei ultraortodossi e gli arabi israeliani, coloro che frequentano la yeshiva, una scuola talmudica, e i non idonei a livello fisico o mentale.

Nel 2002, la Corte Suprema israeliana ha distinto tra l’obiezione al servizio militare legata a una avversione alla guerra in generale, e l’obiezione di coscienza selettiva, conseguente a prese di posizione contro le politiche di Israele: quest’ultima non è ammessa. Non sono accettate, dunque, le motivazioni di chi si oppone apertamente alle forme di violenza, discriminazione e oppressione nei confronti dei palestinesi.

L’obiezione di coscienza è punita con la prigione militare.

Il Comitato idoneità delle Forze di difesa israeliane esamina i candidati, prima dell’arruolamento, ed esonera chi risulta non idoneo al servizio militare. Non sono rari i casi di persone che adducono motivazioni religiose o problemi di salute mentale e fisica per ottenere l’esonero. Ma c’è anche chi esplicita le ragioni del proprio rifiuto di prendere parte all’addestramento: a causa dell’obbligatorietà dell’arruolamento, questi sono interrogati da una commissione specifica, al fine indagare le cause alla base dell’obiezione di coscienza.

È il recente caso di Hallel Rabin, una ragazza di 19 anni proveniente dalla comunità antroposofica di Harduf, la quale ha scelto di impostare la propria vita sul netto rifiuto di ogni forma di violenza, a partire dalla decisione di non mangiare né carne né pesce. Non appare, dunque, contradditoria la sua opposizione all’arruolamento nell’esercito israeliano. Da agosto ad ottobre di quest’anno, Rabin si è presentata per tre volte in un centro di reclutamento per comunicare, ogni volta, la sua decisione di non prendere parte all’addestramento militare, chiedendo che l’esercito israeliano riconoscesse come legittima la sua obiezione di coscienza.

Il 23 novembre, dopo quattro carcerazioni per un totale di 56 giorni, è stata rilasciata.

L’arma militare ha ascoltato per quattro voltele sue ragioni e, alla fine, è giunta a considerarle autentiche e non legate a motivazioni politiche o ad una opposizione alle politiche d’Israele. Se così fosse stato, Rabin sarebbe stata detenuta per altri 80 giorni. Nella richiesta di esonero rivolta all’ufficiale addetto al reclutamento, ha scritto: «Non sono pronta a partecipare a una realtà violenta. Non sono pronta a far parte di un esercito soggetto alla politica di un governo che va contro i miei valori».

Rigettando ogni forma di violenza, Rabin ha compiuto questa scelta: non vuole prendere parte a un sistema di violenza, esserne complice e contribuire ad alimentarlo; reputa, inoltre, che sia possibile contribuire alla vita della società in numerosi modi non violenti, ad esempio tramite il servizio civile volontario.

Il numero di obiettori di coscienza in Israele è ad oggi ancora limitato (e non è nota l’entità del fenomeno) e solo di alcuni di essi si sente parlare; inoltre, questi sono visti dalla maggior parte degli israeliani come dei traditori, sono emarginati e il peso della scelta ricade, con gravi conseguenze, sulla loro vita. Rabin non è la prima obiettrice di coscienza e, per citare i casi più recenti, si può pensare a Natan Blanc, che nel 2013 è stato incarcerato 10 volte per un totale di 177 giorni e Atalya Ben Abba, incarcerata per 4 mesi nel 2017.

Tutti coloro che si rifiutano di combattere sono collettivamente definiti refusenik (“i rifiutati”).

Tale termine, inizialmente usato durante la Guerra Fredda per indicare le persone che si vedevano negati certi diritti umani, oggi designa chi si astiene dal partecipare ad attività obbligatorie e, in particolare, proprio agli obiettori di coscienza. La situazione degli obiettori di coscienza in Israele è monitorata attentamente e costantemente da Amnesty International da più di 40 anni. Amnesty è un’organizzazione che lotta per la difesa dei diritti umani e il diritto di opporsi al servizio militare per convinzioni e principi personali, senza subire pene legali, fisiche o amministrative, è protetto dalla legge internazionale dei diritti umani, tra cui l’International Covenant on Civil and Political Right (ICCPR), da Israele firmato nel 1966 e ratificato nel 1991.

Foto di copertina: la scarcerazione di Hallel Rabin.

Sitografia:

https://www.internazionale.it/opinione/amira-hass/2020/11/01/soldata-israeliana-detenuta

https://www.amnesty.org/en/latest/news/2017/05/conscientious-objector-atalya-ben-abba-sentenced-to-a-further-30-days-in-military-detention-following-her-refusal-to-serve-in-the-israeli-military/

Costanza Mazzucchelli
Classe 2000, studentessa di Lettere. Guardo il mondo attraverso i miei occhiali spessi, ascolto e leggo, poi scrivo di ciò che ho imparato.

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