Del: 20 Dicembre 2020 Di: Martina Di Paolantonio Commenti: 0

Le tematiche di carattere economico rientrano senza dubbio nel ventaglio di argomenti spesso difficili da comprendere a fondo per chi non ne ha mai approfondito lo studio. Abbiamo deciso di dare vita a questa rubrica nella quale cercheremo di sviscerare, con il linguaggio più semplice e accessibile possibile, vari temi economici legati all’attualità. A questo link trovate le scorse puntate.


Il record di download riportato dall’app IO nei primi giorni di dicembre ha fatto puntato i riflettori sulla questione del cashback, provvedimento per sfavorire l’uso del denaro contante per l’acquisto dei beni. Ma perché questa operazione? A cosa serve? 

In sostanza, attraverso metodi più o meno complicati a seconda del proprio rapporto con app, Spid e simili, quando si effettua un acquisto una percentuale del prezzo di questo verrà restituita se esso avviene senza utilizzare il denaro contante. Il vantaggio di questa operazione è proprio questo: le persone sono scoraggiate ad utilizzare banconote e monete, e così la loro circolazione è ridotta, permettendo che il denaro speso sia tracciabile. Quante volte è capitato infatti che pagando in contanti non ci venisse fatto lo scontrino? Questo comportamento e il fatto che non si possano seguire efficacemente gli spostamenti della moneta “fisica” vanno a vantaggio della cosiddetta economia sommersa.

Quando si parla di economia sommersa si intende un insieme di attività economiche (che possono essere legali, ma non dichiarate al fisco, o illegali) che non vengono rilevate dalle autorità e pertanto non sono funzionali al calcolo del PIL, e ovviamente non seguono le normative fiscali. Possiamo pensare a innumerevoli esempi di attività inerenti all’economia sommersa: chi in maniera più o meno indiretta non ha mai sentito parlare di lavoro nero? Per quanto riguarda l’Italia, alla luce dell’ultimo rapporto dell’Istat del 2018, “l’incidenza dell’economia non osservata sul Pil si è ridotta di 0,4 punti percentuali, portandosi all’11,9%, confermando una tendenza alla discesa in atto dal 2014, quando si era registrato un picco del 13,0%”. Questo significa che è un valore in calo grazie ad alcune misure prese dallo Stato, ma comunque presente in maniera non ignorabile sul territorio nazionale.

Per contrastare la parte di economia sommersa legata all’utilizzo di denaro contante, come ad esempio l’evasione dell’IVA, è nato il cashback. 

Questa operazione è stata ispirata da un tentativo portoghese di contrasto all’economia sommersa del 2014. Il governo portoghese aveva infatti introdotto alcune misure molto simili, che comprendevano il cashback e anche la lotteria degli scontrini, sulla quale si è molto discusso di recente. Il risultato? La percentuale di Iva evasa nel Paese rispetto all’Iva dovuta (il Vat gap) è diminuita per un totale di 6,7 punti percentuali, traducibili in una cifra che se fosse raggiunta in Italia sarebbe di circa dieci miliardi

Sicuramente un grande vantaggio, quindi, che è controbilanciato da una difficoltà iniziale dei cittadini per capire come funzionano tutte le dinamiche tecnologiche, ma si potrebbe dire che il gioco vale la candela. Peccato che non tutti siano così d’accordo. In linea teorica infatti il progetto del cashback sembra vantaggioso per tutti, se non fosse per il fatto che la realtà italiana è molto diversa da quella del Portogallo, o degli altri stati europei dove il pagamento cashless è più diffuso. Molti commercianti, infatti, costituiscono piccole realtà, anche artigianali, e per loro il pagamento attraverso carte, soprattutto quando si parla di cifre non troppo alte, costituisce un costo, in quanto devono pagare le commissioni e le banche tendono a preferire accordi con grandi attività commerciali, ed è per questo che può darsi vi sia capitato di trovare piccoli negozi che offrissero sconti per chi pagasse in contanti. 

Non solo, il cashback viene proposto in un Paese dove sono presenti delle forti disuguaglianze geografiche a livello di distribuzione di ricchezza, rischiando così di favorire realtà già di per sé più ricche.

Basti pensare al fatto che le carte sono poco diffuse nella zona del centro-sud (tra le famiglie campane il possesso di carte è rintracciabile nel 53%, nel 59% di quelle molisane e nel 68% di quelle abruzzesi), il che potrebbe costituire quindi una difficoltà di partenza per queste famiglie.

Il cashback quindi è una misura che avrà sicuramente dei vantaggi solo se gestita nella maniera adeguata. Quello in corso è un esperimento, che ha il compito di individuare cosa funziona e cosa no, questo fa sperare che quando avverrà l’introduzione definitiva verranno adottate delle misure per renderla una misura vantaggiosa per più persone possibili.

Martina Di Paolantonio
Dal 1999 faccio concorrenza all'agenzia di promozione turistica abruzzese, nel tempo libero mi lamento per qualsiasi cosa.

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