Del: 13 Gennaio 2021 Di: Redazione Commenti: 0
Religioni e omosessualità, un dialogo complesso

Il rapporto che intercorre tra religione e omosessualità perdura nel tempo tra cadute e riprese. Oggi, 13 gennaio, è la Giornata mondiale del dialogo tra religioni e omosessualità. È anche l’anniversario della morte del poeta siciliano Alfredo Ormando, che nel 1998 si diede fuoco in piazza San Pietro denunciando le oppressioni del mondo LGBTI e l’omofobia all’interno della piramide vaticana.

Alfredo Ormano era cattolico e omosessuale: nella sua persona convivevano ideali che venivano visti agli antipodi. Nasce il 15 dicembre del 1958 a San Cataldo (Caltanissetta), in una famiglia contadina e in un contesto bigotto che lo priva del conforto e dell’accettazione sociale. È un’Italia del Sud uscita dalla guerra dove le priorità riguardavano il raccolto e la corsa per un pezzo di pane. Dopo essersi dichiarato omosessuale alla famiglia fu costretto ad abbandonare la sua casa. I problemi per il giovane continuarono a causa dell’odio che percepiva dalla sua stessa famiglia e dalla comunità. Frequentò come novizio un seminario francescano e dopo essersi nuovamente trasferito mosse i suoi primi passi come scrittore; pur non avendo ricevuto un’ottimale istruzione ottenne il diploma di scuola media a 35 anni.

Giorni prima del suo suicidio espresse con vivida chiarezza e malinconia il suo dolore e la sua speranza pe un mondo migliore: «Penseranno che sia un pazzo perché ho deciso Piazza San Pietro per darmi fuoco, mentre potevo farlo anche a Palermo. Spero che capiranno il messaggio che voglio dare: è una forma di protesta contro la Chiesa, che demonizza l’omosessualità, demonizzando nel contempo la natura, perché l’omosessualità è sua figlia».

Scrisse poi al fratello: «Non hai idea di come ci si sente quando si è trattati in questo modo; non si riesce mai ad abituarsi ad accettarlo, perché è la nostra dignità che viene brutalmente vilipesa».

Il giorno in cui compì quell’atto estremo alle 7:30 del mattino giunse a Roma e si cosparse di benzina. Neanche l’intervento di due poliziotti e di due guardie svizzere poté salvarlo dalla morte dieci giorni dopo. Il 22 gennaio del 1998, a soli 39 anni, Armando lascia il mondo con un messaggio.

Un uomo privato della possibilità di scegliere chi amare, uno scrittore a cui le case editrici si opposero e un cittadino la cui morte venne insabbiata dalla Chiesa.

In un comunicato stampa rilasciato poco dopo l’evento, il portavoce del Vaticano Ciro Benedettini affermò che la scelta di Alfredo Ormando era scaturita dalla complessa situazione familiare, evitando il tabù dell’omosessualità e della conseguente discriminazione perpetrata dalla Santa Sede. Benedettini dichiarava infatti: «Nella lettera trovata addosso a Ormando non si afferma in nessun modo che il suo gesto sia determinato dalla sua presunta omosessualità o da protesta contro la Chiesa. Le cause vanno ricercate in non meglio precisati motivi familiari».

La sua storia non ha avuto una fine e ogni anno Arcigay continua a tenere viva quella fiamma, celebrando l’estremo sacrificio di colui che rinunciò alla sua vita per un’ideale.

Arcigay

Arcigay è la più nota associazione LGBTI italiana senza scopi di lucro e formata da volontari, attivisti e persone LGBTI e non. Il loro sostegno perdura dal 1985 per abbattere i dannosi stereotipi e pregiudizi della società. È inoltre indipendente da governi, partiti o ideologie politiche e religiose.

L’associazione tutela e divulga la parità dei diritti e diffonde principi di solidarietà nei confronti delle persone LGBTI. Propone inoltre una costante lotta per sensibilizzare la società tramite il sapere e le informazioni con campagne, progetti e programmi tra cui la stessa giornata del 13 gennaio.

Oggi ricordiamo Alfredo mentre prosegue lo scontro-incontro tra cattolicesimo e omosessualità. Lo scorso ottobre il Papa si era pronunciato in difesa delle unioni civili per le coppie omosessuali affermando: «Gli omosessuali hanno il diritto di far parte di una famiglia. Sono figli di Dio e hanno diritto a una famiglia».

Lo afferma Papa Francesco nel documentario Francesco, presentato al Festival di Roma, secondo quanto riferito dal Catholic News Agency. Il film del regista russo Evgeny Afineevsky è stato realizzato attraverso il montaggio di materiali di repertorio. Il Papa parla in particolare della necessità di una legge che tuteli le coppie omosessuali.

La prima reazione era giunta dall’Arcigay nazionale dove in un comunicato ufficiale il segretario Gabriele Piazzoni parlava di «una gradita sorpresa». Affermava, però: «In Italia quella legge è giunta dopo anni di battaglie delle persone Lgbt per il matrimonio egualitario e vogliamo puntualizzare, senza arroganza e con benevolenza, che sono state quelle battaglie innanzitutto ad aver prodotto quella vittoria».

La battaglia oggi si è già in parte spostata sulla legge contro l’omolesbobitransfobia e sul tanto discusso ddl Zan (Disegno di legge) che è una necessità per questo paese, come dimostrano i numeri della violenza contro le persone LGBT. Lo scorso 18 dicembre durante un’intervista Alessandro Zan, deputato del PD, si era mostrato positivo nei confronti del procedere della legge contro l’omotransfobia, la misoginia e l’abilismo. Agli albori del 2021, il relatore del ddl aveva discusso in aula la legge che avrebbe finalmente sostenuto la comunità LGBT; come ben noto, la situazione si è andata a complicare in quanto il governo Conte rischia un collasso mosso dalle mani di Matteo Renzi.

La domanda che sorge spontanea è: se dovesse cadere il governo Conte, il decreto legge Zan farebbe la medesima fine?

Quello che è certo è che se il governo inglobasse i partiti Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia il destino sarebbe già scritto, così come lo stroncamento delle lotte che avevano portato alla legge contro l’omotransfobia.

Articolo di Gaia Iamundo.

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