Del: 17 Febbraio 2021 Di: Costanza Mazzucchelli Commenti: 0

Con educazione sessuale si intende l’insieme di informazioni a livello pratico e teorico volte a rendere più consapevoli i giovani e a guidarli in una gestione positiva e responsabile della sessualità, tanto individuale quanto relazionale. È importante ricordare fin da subito che, secondo le Nazioni Unite, il diritto a un’educazione sessuale onnicomprensiva (CSE, comprehensive sexuality education) rientra tra i diritti umani, anche perché rende le persone, fin dalla giovane età, consapevoli dei propri diritti. 

Nonostante ciò, l’Italia, assieme a Bulgaria, Cipro, Croazia, Polonia e Romania, è uno dei sei paesi membri dell’Unione Europea in cui l’educazione sessuale a scuola non è obbligatoria.  

Nel report “Sexual Education in Europe”, per quanto concerne il nostro Paese, la Chiesa cattolica è indicata come uno degli ostacoli frapposti all’inserimento dell’educazione sessuale nei programmi scolastici. Tuttavia, bisogna anche riconoscere che con Papa Francesco si è iniziata a rilevare una minima apertura della Chiesa nei confronti dell’importanza del tema: Papa Francesco ha dedicato un paragrafo dell’Esortazione Apostolica Amoris Laetitia all’educazione sessuale: “L’educazione dell’emotività e dell’istinto è necessaria, e a tal fine a volte è indispensabile porsi qualche limite“. E ancora: “È difficile pensare l’educazione sessuale in un’epoca in cui si tende a banalizzare e impoverire la sessualità. Si potrebbe intenderla solo nel quadro di una educazione all’amore, alla reciproca donazione. In tal modo il linguaggio della sessualità non si vede tristemente impoverito, ma illuminato“. Un’apertura all’educazione sessuale, per quanto – ovviamente – nei confini di una visione della sessualità necessariamente legata all’amore o al pudore, segna un passo avanti degno di nota. 

In Italia, dal 1991 ad oggi, più volte si è tentato di inserire un programma di educazione sessuale a livello ministeriale: le proposte sono state portate avanti da differenti forze politiche, dal Partito Democratico della Sinistra (PDS) nel 1995 a Forza Italia (FI) nel 2015. Tutti gli sforzi si sono conclusi in un nulla di fatto e così attualmente la scelta di attivare o meno corsi di educazione sessuale è delegata al singolo istituto: spesso alcuni rudimenti sono forniti agli studenti solo durante le lezioni di biologia, svolte da normali professori di scienze, che si concentrano soprattutto sull’apparato riproduttivo analizzato dal punto di vista anatomico e sui metodi contraccettivi. I ragazzi e le ragazze, dunque, quasi mai sono introdotti a concetti come il consenso all’interno dei rapporti umani e l’educazione al piacere oppure a informazioni riguardanti la comunità LGBTQ+. Ci si concentra principalmente sugli aspetti fisici e biologici, senza includere quelli morali ed emozionali, che comunque rappresentano una componente importante dell’esperienza e comportano un maggiore rispetto della persona con cui si entra in contatto, diminuendo così anche le forme di violenza fisica o psicologica esercitate su di essa. 

L’assenza di una educazione sessuale programmata secondo linee guida precise e fruibile da tutti in maniera eguale ha conseguenze considerevoli: tra queste bisogna menzionare una maggiore diffusione di HIV e infezioni sessualmente trasmissibili (IST) come clamidia, gonorrea e sifilide e l’aumento del tasso di gravidanze indesiderate in età adolescenziale. Il seguente grafico riguardante la Finlandia consente di comprendere la correlazione tra l’educazione sessuale obbligatoria nelle scuole e il numero di gravidanze e aborti.

Dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità

Spesso, poi, il timore di genitori e professori contrari a questi corsi educativi è che i giovani, introdotti a tali tematiche, inizino in maniera troppo precoce ad avere rapporti sessuali. Bisogna però sottolineare che d’altra parte l’assenza di una educazione adeguata non si traduce in una diminuzione dei rapporti sessuali: da un’indagine dell’Osservatorio nazionale sulla salute dell’infanzia e dell’adolescenza risulta infatti che il 19% dei ragazzi tra i 15 e i 25 anni intervistati afferma di aver avuto un rapporto sessuale prima dei 14 anni. Questo significa che i ragazzi iniziano ad avere una vita sessuale attiva senza che siano stati guidati in maniera completa ed adeguata da consulenti ed educatori: e così, ad esempio, emerge da un’indagine condotta da Durex e Skuola.net che il 50% dei giovani tra gli 11 e i 24 anni non è solito indossare il preservativo.

Il fatto che la scuola non avvicini i giovani a questo ambito formativo in maniera chiara, sana, senza pregiudizi e imbarazzo, porta questi a ricercare altrove le informazioni di cui sentono avere bisogno.

E così più del 60% dei giovani visiona abitualmente video o immagini porno, prodotti che però in origine non sono stati pensati come mezzo educativo per avvicinare i giovani alla sfera della sessualità e, soprattutto, quasi sempre il punto di vista maschile monopolizza la narrazione. 

Alla ricerca spasmodica di informazioni da parte del singolo di recente stanno rispondendo numerose iniziative proposte da giovani per i giovani, per cercare di colmare la lacuna di una educazione sessuale istituzionale: tra questi, ad esempio, Making of love, un progetto realizzato da ragazzi tra i 19 e i 25 anni che si occupa di parlare di sessualità e piacere in modo diretto, senza un visione binaria dei generi e senza pregiudizi; oppure Virgin&Martyr, “il tuo spazio sicuro, positivo e inclusivo”, un canale di informazione ed educazione al piacere, alle emozioni e alla sessualità, gestita da educatori ed educatrici sessuali che scardinando gli innumerevoli tabù che rendono complessa una conoscenza obiettiva di questo ambito. 

Se il fine immediato dei programmi di educazione sessuale è una riduzione dei comportamenti sessuali a rischio, la discussione intorno a determinati argomenti porta, con il passare del tempo, anche a riconoscere e decostruire gli stereotipi che causano le discriminazioni di genere e di orientamento sessuale e a basare relazioni solide sul rispetto reciproco, anche e soprattutto nonostante le diversità. Bisogna ormai prendere coscienza del fatto che mantenere all’oscuro gli adolescenti, non dotandoli di informazioni fondamentali, per il timore che questi inizino troppo presto ad avere rapporti sessuali, sortisce esattamente l’effetto opposto: per questo motivo, fornire una conoscenza adeguata di sé, delle persone che stanno intorno e del modo di relazionarsi con esse rende più consapevoli e più sereni nel modo di vivere la propria sessualità e le differenze tra i generi.

Costanza Mazzucchelli
Classe 2000, studentessa di Lettere. Guardo il mondo attraverso i miei occhiali spessi, ascolto e leggo, poi scrivo di ciò che ho imparato.

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