Del: 14 Febbraio 2021 Di: Laura Colombi Commenti: 0
Intervista Supernino

È fuori dal 29 gennaio per Sony Music Italy SCROLLO, il primo singolo estratto da SupercinemaIl debut album del genio dell’intelligenza artificiale Supernino arriverà nella primavera 2021.

Classe 1994, Supernino, all’anagrafe Davide Sgro, è un cantautore torinese. Nella vita si occupa di intelligenza artificiale, e fuori dall’ufficio vive per una musica che per lui è una sorta di proiezione tridimensionale della vita, da guardare attraverso apposite lenti. 

Supernino

Studia al Conservatorio, milita in alcune band. Poi trova la sua strada ed esordisce nel 2018 con Eday EP (ROL Produzioni), un EP pubblicato in modo indipendente che riesce sin da subito ad attirare l’attenzione degli addetti ai lavori. Tanto da portare l’artista a firmare pochi anni dopo un contratto discografico con Sony Music per la pubblicazione del suo nuovo disco Supercinema, in uscita nella primavera 2021, che conterrà 9 tracce di cui 2 featuring.

Il progetto di Supernino è supergiovane e superfresco. Abbiamo avuto l’occasione di fare una chiacchierata direttamente con Davide per saperne di più.


Ciao Davide e benvenuto su Vulcano! Iniziamo con la nostra domanda di rito: come descriveresti il tuo progetto musicale in poche parole?

Direi che quando è nato il progetto l’obiettivo era di voltare pagina rispetto a quello che facevo prima, quando suonavo in alcune band torinesi. Avevo voglia di sperimentare nuovi generi più vicini a me e da lì è nato questo progetto. Inizialmente era molto fumoso e anche molto digitale, nel senso che registravo i pezzi dalla mia cameretta e poi li giravo ai ragazzi di ROL produzioni (i produttori del primo lavoro di Supernino, NdR) tramite il web. 

Quindi all’inizio hai registrato dei brani alla buona e hai provato a inviarli in giro?

Sì, tutto è iniziato in modo amatoriale: mi mettevo lì con il mio computer, realizzavo basi e testi e poi registravo i miei provini – sono rimasti nella storia questi provini registrati quasi sottovoce, da tanto mi vergognavo a farmi sentire da chi c’era in casa – ogni tanto li riascolto, e rido ancora molto. Quando li ho inviati ai ragazzi è nata una vera e propria collaborazione, anche un’amicizia, al punto da inglobarli nel progetto: sono diventati anche la mia band quando suono dal vivo, e anche il mio nuovo disco sarà interamente prodotto da loro.

Hai detto che sentivi l’esigenza di cambiare genere, potresti spiegarti meglio?

Con le band suonavo rock cantautorale. La differenza principale rispetto a ora è che con le band tutto era fatto per essere suonato con strumenti veri: componevamo in sala prove, i pezzi erano tutti pensati per avere un basso, una batteria, al massimo delle tastiere. Volevo qualcosa di più moderno e iniziando a sperimentare con alcuni software di produzione musicale mi ero reso conto che per fare una certa tipologia di musica bastava il solo computer. Da qui l’idea di un progetto solista in cui produrre tutto in autonomia.

Una specie di one man band?

Sì, o almeno questa era l’idea. Poi mi sono reso conto che per fare un vero salto di qualità avevo bisogno della mano di un professionista. Quindi ho cercato banalmente sul web dei produttori… il resto l’ho raccontato.

Ed ora Supernino che genere fa?

C’è davvero di tutto. Sicuramente Supernino è superpop, si avvicina molto anche all’indie rap – mi riferisco a nomi come Frah Quintale, Willie Peyote, Coez. Funky ed elettronica, poi, non mancano mai.

È anche per questo che ho intitolato l’album Supercinema: ci sono canzoni per tutti i gusti, c’è il brano più pop, quello più rap, la ballad… tutto sempre condito dallo “stile Supernino”. Per darti un’idea, mi piacerebbe molto comparire nella playlist Graffiti Pop di Spotify.

Scrollo anticipa il debut album Supercinema, potresti parlarcene?

Scrollo collega vecchio e nuovo. Il mio primo EP, e in generale il progetto Supernino è sempre stato molto goliardico, ironico, scanzonato. Non che si sia perso in Supercinema, però secondo me c’è un grado di maturità maggiore a livello di contenuti, ci sono tanti pezzi che trattano tematiche importanti, anche se sempre con leggerezza. C’è più introspezione, c’è anche un po’ più di me.

Finora hai parlato molto di tecnologia, anche di come la nostra generazione vive nel mondo digitale. Cosa ci sarà in Supercinema?

Parlo di tecnologia? In realtà non lo faccio neanche troppo apposta, ma in effetti dev’essere così dal momento che me lo fanno notare tutti (ride). Sicuramente è una tematica che torna anche in Supercinema, quella del vivere moderno, dell’impatto della tecnologia nelle nostre vite. Ma mentre EdayEP era un concept album in cui la tematica tecnologia stava alla base del disco, nei testi di Supercinema questa emerge soprattutto attraverso il contrasto tra realtà e finzione. Lo suggeriscono anche i titoli: EdayEP allude alla giornata tipo di ognuno, in cui c’è sempre una fetta di tecnologia, mentre Supercinema, oltre ad essere il cinema del mio paese, vuole fare riferimento ai film, in cui viene raccontato qualcosa di vero, però simulandolo.

E tu? Che rapporto hai con la tecnologia?

A differenza di quanto si possa pensare, non scrivo di tecnologia per fare critica o per auspicare un ritorno all’età dell’oro, ai vecchi tempi. Io descrivo una realtà che è sotto i nostri occhi, mi sento realista. Vedo la mia vita sui social come una sorta di vita parallela che sta da qualche parte in un server negli USA, mettiamola così. I social sono diventati parte integrante della nostra vita, e quello che avviene sui social ha un impatto su di noi, esattamente come ciò che ci accade camminando per strada.

Probabilmente se non li usassi avrei delle personalità in meno, e se venissero improvvisamente cancellati dalla faccia della terra penso che perderemmo tutti una qualche parte di noi.

Ci hai raccontato del tuo percorso nel mondo della musica. Cosa consiglieresti a chi volesse intraprendere una carriera in questo ambito?

Mi sento di dire che è fondamentale studiare musica. Nel senso, è vero che ho sentito il bisogno di allontanarmi dagli strumenti acustici per lavorare al computer, ma per arrivare a lavorare con questi software è molto importante avere una base di conoscenze sugli strumenti “veri”. Serve anche se ti trovi a fare rap, fidatevi, i migliori producer hanno un grosso bagaglio di conoscenze alle spalle, ci sarà un motivo. Per questo penso sia importante iniziare da piccoli a suonare, anche alle scuole medie. Imparate almeno le basi di chitarra e pianoforte. E poi bisogna suonare tanto e divertirsi tanto, con costanza.

La musica è divertimento, divertitevi sempre!

Laura Colombi
Mi pongo domande e diffondo le mie idee attraverso la scrittura e la musica, che sono le mie passioni.

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