Del: 24 Marzo 2021 Di: Laura Colombi Commenti: 0
Dantedì. 5 cose che non sapevi su Dante

Dante politico fiorentino di parte guelfa, Dante autore della Commedia e di numerose opere latine e volgari, Dante filosofo medievale, forse figlio di un usuraio. C’è ancora qualcosa che riguardi il Sommo Poeta, tanto studiato a scuola, che possa stupirci?

Nel Dantedì, la giornata scelta dal Consiglio dei ministri per celebrare il Sommo Poeta con letture e approfondimenti, Vulcano Statale propone 5 fatti forse meno noti ai più a proposito di Dante e del suo capolavoro, la Divina Commedia.

Disclaimer: vi diamo subito ragione, Dante non avrebbe gradito il numero 5. Avrebbe di certo preferito 7 fatti, o al limite 10, data la sua attenzione per i numeri.


1.Dante non è un “patriota italiano”

Lo si ripete spesso, ma quello di Dante “grande profeta dell’Italia, patriota visionario” sembra un mito destinato a non crollare mai. Dante patriota? Italiano? Né giusto né sbagliato, semplicemente anti-storico. Per dirla con le parole del dantista Santagata:

Per Dante, l’Italia non esisteva. Nel suo tempo, che era il Medio Evo, esistevano tante piccole formazioni politiche che si facevano la guerra tra loro. L’idea dello Stato-nazione è nata secoli dopo, e non poteva rientrare nell’orizzonte dantesco. Dante aveva in mente l’Impero: un’istituzione sovranazionale che doveva garantire la pace, la prosperità e la sicurezza di tutti i cristiani. Ma che vuole, nella storia succede continuamente che si prendano i fatti culturali e li si rileggano alla luce delle esigenze del momento.

Il progetto della monarchia universale è da Dante riproposto in diverse opere, dal De Monarchia al Convivio, persino ribadito nella Commedia, in cui l’incarnazione di Cristo, avvenuta proprio nel territorio dell’Impero, farebbe parte di un piano della Provvidenza.

Dunque a cosa si deve questa confusione? A un altro scritto dantesco, il De vulgari eloquentia, in cui Dante prende in rassegna 14 “dialetti” della nostra penisola e promuove l’uso del volgare illustre, una lingua cardine degli altri volgari, che permetta di superare le differenze linguistiche locali. Scavando ancora più a fondo: come riconosce Pagliaro, Dante aveva colto il ruolo centrale delle istituzioni riguardo la promozione di una lingua comune. È ciò con cui si scontrerà, molti secoli dopo, l’Italia Unita.

2.Il soggiorno parigino di Dante

Forse non sapevate che i commentatori trecenteschi (Villani e soprattutto Boccaccio) riportano la notizia di un viaggio di Dante a Parigi su cui ancora oggi la critica si divide, dal momento che non ci sono testimonianze storiche che lo confermino con certezza. Il viaggio nell’allora capitale degli studi filosofici sarebbe avvenuto intorno agli anni ‘10 del Trecento, forse in seguito al soggiorno toscano del poeta, ed è suggerito da dei passi della Commedia in cui si tratta di alcune scuole filosofiche di Parigi.

C’è di più: molto ruota attorno alla questione dell’attribuzione del Fiore, un poemetto di 232 sonetti che traspone in volgare una parte del Roman de la Rose in lingua d’oil. Il grande dantista Contini si schierava per l’attribuzione del Fiore al Sommo Poeta (tesi della memoria interna di Dante) e sosteneva che Dante avesse conosciuto il Roman de la Rose proprio in occasione del viaggio a Parigi.

3.Una nuova rappresentazione dell’aldilà

Dante è il primo poeta a inventare una visione dell’aldilà estremamente realistica e che risponda a precise coordinate temporali e spaziali. Come ha osservato la studiosa Maria Corti, prima di lui gran parte delle rappresentazioni dell’aldilà erano immateriali (come in Sant’Agostino) e il viaggio era condotto dalla sola anima del narratore; oppure si narrava di un viaggio allegorico, magari per mezzo di opere d’arte da osservare. Più vicino al viaggio di Dante troviamo invece la discesa agli inferi di Enea (Virgilio, Eneide VI), una missione esplorativa e conoscitiva importante condotta per mezzo dei sensi.

Ma Dante nella Commedia va oltre. Il suo è presentato come un viaggio reale, storicamente esistito e sulla base di presupposti storici: dal momento che il personaggio storico Dante e il mondo tutto stanno attraversando un periodo di decadenza, Dio manda Dante a salvare sé e l’umanità. Del resto il Nostro si propone ai lettori come profeta fin dagli inizi del viaggio, quando afferma «Io non Enea, io non Paulo sono: / me degno a ciò né io né altri ’l crede» (Inferno II, vv.32-33).

4.Attraversare l’aldilà in… una settimana

Il viaggio di Dante, che dunque è presentato come viaggio vero e proprio in termini spaziali e temporali, sarebbe durato solamente 7 giorni. Un po’ pochi per attraversare tutti i gironi infernali, scalare la montagna del Purgatorio e visitare nove cieli, non credete? Lo scenario si fa ancora più curioso, poi, se pensiamo che, nella finzione, Dante afferma di aver impiegato un solo giorno per visitare rispettivamente Inferno e Paradiso.

Dunque, due questioni. La prima, di plausibilità: come potevano crederci i lettori dell’epoca? Semplice, non interpretavano la coordinata temporale come un dato di realtà di per sé, ma secondo una visione simbolica. Non dobbiamo dimenticare che l’uomo medievale viveva immerso in un mondo di simboli, e avrà colto immediatamente il riferimento ai 7 giorni della Creazione narrata nella Genesi.

Per secondo ci si può interrogare sui motivi della maggiore durata del viaggio in Purgatorio (pari a 5 giorni, contro un giorno rispettivamente per Inferno e Paradiso). In questo caso le ragioni sono legate alla grande importanza attribuita dal poeta a questa Cantica. Il Purgatorio è infatti l’essenza stessa del viaggio e della Commedia tutta e ne riassume i temi principali, dall’amore per la libertà attraverso la figura di Catone (Purgatorio I) alla dottrina del libero arbitrio umano esposta da Marco Lombardo (Purgatorio XVI), per citarne alcuni. Insomma, il Purgatorio è la Cantica più importante della Commedia, malgrado spesso sacrificata dai programmi scolastici.

5.Una Commedia a puntate

Molto verosimilmente la Commedia venne diffusa per gruppi di canti, esattamente come nei moderni romanzi a puntate sulle riviste (ma attenzione: la Commedia, così come era normale all’epoca, veniva ascoltata piuttosto che letta, a differenza dei romanzi a puntate di oggi). L’ipotesi è legata alla recente scoperta di una citazione di Inferno V – il famoso canto di Paolo e Francesca – datata 1304, dunque molto precoce, appena dopo l’esilio del poeta avvenuto nel 1302.

La citazione, ritrovata all’interno di uno dei memoriali bolognesi, i registri di natura archivistica in uso presso i notai di Bologna, rivela come il canto fosse già stato diffuso nel 1304. Dunque necessariamente composto precedentemente tale data, mentre si era finora dato fede all’ipotesi che collocava l’inizio della stesura almeno dopo il 1304, e per cui «le tre cantiche furono comunque diffuse separatamente» (Ferroni).


Per approfondire le rappresentazioni dell’aldilà prima di Dante rimandiamo ad alcuni file scaricabili dal sito della Statale al link relativo al convegno I Mondi di Dante II: la geografia dell’aldilà nel mondo antico, Milano 2018. Per approfondimenti sui 14 dialetti, dal De vulgari eloquentia, rimandiamo invece al presente link.

Bibliografia

  • Barbero A., Dante, Edizioni Laterza, Bari-Roma 2020.
  • Contini G., DANTE ALIGHIERI, in Letteratura italiana delle origini, Sansoni, Firenze 1970.
  • Ferroni G, Profilo storico della letteratura italiana vol. 1, Einaudi scuola, Milano 1992.
  • Pagliaro A., La dottrina linguistica di Dante e il De vulgari eloquentia, in Nuovi saggi di critica semantica, D’Anna, Firenze 1956.

Immagine di copertina: La Divina Commedia illumina Firenze di Domenico di Michelino, affresco (1456, Cattedrale di Santa Maria del Fiore – Firenze)

Laura Colombi
Mi pongo domande e diffondo le mie idee attraverso la scrittura e la musica, che sono le mie passioni.

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