Del: 1 Marzo 2021 Di: Laura Colombi Commenti: 0
Per resistere alle mode. Intervista a Carmine Tundo per La Municipàl

È fuori dal 4 febbraio La terza stagione di Dark/Finisce qui, il nuovo e attesissimo doppio singolo de La Municipàl.

Siamo al quarto capitolo di Per resistere alle mode (prodotto da Iuovo e Artist First). Si tratta di un progetto non convenzionale che consiste nell’uscita di 5 doppi singoli, rilasciati in digitale e in formato vinile 45 giri a tiratura limitata. I brani saranno poi raccolti in una speciale pubblicazione, il quarto lavoro ufficiale della band.

La Municipàl nasce nel 2013 dai fratelli Carmine e Isabella Tundo.

Il successo nazionale e interazionale arriva però negli ultimi anni, quando La Municipàl riceve un forte apprezzamento da parte della critica, che ha recensito con entusiasmo Bellissimi difetti, l’ultimo album rilasciato nel marzo 2019.

L’anima del progetto, però, resta live: oltre al Primo Maggio Roma, La Municipàl si è fatta conoscere nei principali club della penisola e in numerosi festival.

Abbiamo avuto l’occasione di fare qualche domanda direttamente a Carmine, anima de La Municipàl, riguardo il suo ultimo lavoro Per resistere alle mode.


Ciao Carmine, benvenuto su Vulcano. Parto con la nostra domanda di rito: come riassumeresti in poche parole il vostro progetto musicale?

Direi che è pop crepuscolare.

Il vostro ultimo lavoro si intitola Per resistere alle mode. Quali sono le mode di oggi e perché resistervi?

Il percorso è iniziato con l’album precedente, ed è più che altro un percorso interiore di accettazione di sé stessi che mi ha portato a capire che i nostri difetti sono in realtà i nostri punti di forza. Credo che ognuno debba essere sé stesso al cento per cento e non piegarsi a mode o modi di pensare, perché la diversità è anche quello che ci fa stare in pace con gli altri.

E dal punto di vista musicale? Di solito siete definiti indie, è un’etichetta che vi sta stretta?

Sì. Di fatto siamo stati inseriti in quel filone, ma abbiamo sempre cercato di fare musica in modo naturale e di pancia. In particolare negli ultimi album sto cercando di essere più sincero e avvicinare quanto più possibile la nostra attitudine live, quindi il nostro modo di suonare reale, a quello che poi è il disco. Sto semplicemente traslando il nostro fare musica in disco, anche da questo punto di vista sto cercando di produrre molto meno e di essere il più reale possibile.

Per resistere alle mode apre un nuovo percorso con molte novità, oltre a un rinnovato approccio stilistico e comunicativo…

Cambia innanzitutto il formato di pubblicazione dell’album: ho pensato a dei doppi singoli dove lato A e lato B siano i due lati della stessa medaglia, quindi abbino per esempio un pezzo più romantico a uno che ha una parte più oscura. L’idea del 45 giri va di pari passo con il tentativo di dare maggior spazio fisico alla mia musica: oggi tutto è molto veloce e si perde il modo sano di fruire musica. Con questo lavoro sto cercando di riacquisire lentezza, sia nel fare musica che nel farla fruire. Parafrasando, il dover mettere il 45 giri sul lettore per ascoltare un solo brano implica un gesto, e quel gesto fa parte del modo in cui sto approcciando questo nuovo progetto.

Si parla anche di novità nella formazione…

In realtà la formazione del live è un laboratorio aperto sin dal primo tour. In generale, cerco sempre di coinvolgere musicisti del panorama salentino e locale in genere. La considero come se fosse una grande famiglia e in ogni tour cerco di inserire degli elementi che possano darmi nuovi stimoli anche nell’interpretare ciò che sto promuovendo in quel preciso istante.

Per il resto La Municipàl parte come progetto solista. Solo in seguito ho coinvolto mia sorella Isa, che nella vita fa tutt’altro: il medico. Lo zoccolo duro della formazione “fisica” sono batteria e chitarre, poi cerchiamo sempre di creare qualcosa di nuovo in ogni tour. Come dicevo, la dimensione live è quella che mi interessa maggiormente.

Carmine Tundo in concerto (fotografia di Marco Ippoliti)

Parlavi di sonorità romantiche e oscure sui due lati di ogni disco. Come hai lavorato al suono per ricercare questo effetto?

Con i lati B mi sono davvero lasciato andare rispetto alla forma canzone. Per gusto personale ammetto di preferire i lati B, dove posso essere un po’ più libero. E poi io credo molto nei brani minori: spesso le tracce che funzionano meno sono quelle che descrivono meglio il progetto. Anche perché ne mostrano i difetti, e per me fare musica e farla fruire alla gente è anche uno scegliersi: il pubblico è come un amico che nel corso degli anni ti conosce per quello che sei. A prescindere poi dai brani che possano funzionare o meno, credo in una piccola famiglia tra chi fa musica e chi va a vedere quel concerto. Sto cercando di portare avanti questo tipo di narrazione che non è solamente fatta di canzoni ma è anche fatta del modo in cui si fanno le canzoni e del modo in cui si racconta.

In La terza stagione di dark parli di una moda del momento, quella delle serie tv, e sviluppi un tema comune a Dark e al brano, il tempo… potresti parlarcene?

Nel brano si parla proprio di questo, anche di quel momento in cui si esagera e si rischia di cadere in una fruizione passiva, quasi risucchiati da ciò che vediamo. È qualcosa che hanno vissuto in molti con le chiusure della scorsa primavera, un distacco completo dalla realtà ma in negativo. Personalmente, è anche un modo per prendersi un po’ in giro. Poi c’è il parallelismo con una storia d’amore che si rincorre nel corso degli anni, in cui ci sono degli avvenimenti ciclici come nella terza stagione di Dark. È un tema su cui mi sto concentrando: nel prossimo album ci sarà un brano collegato a questo mondo e ci saranno ancora loop temporali.

Per resistere alle mode ritorna al vinile. Negli ultimi anni siete stati consacrati da Spotify: leggo che nel solo 2019 La Municipàl ha raggiunto una media di 160mila ascoltatori mensili, superando i 4 milioni di stream da 79 nazioni diverse. Che rapporto avete con questi stores digitali?

La fruizione digitale fa parte dell’epoca in cui viviamo ma ovviamente deve andare di pari passo con il reale far musica. Stare in giro a fare tour, suonare anche nei posti più piccoli e sperduti, quello è un modo sano. Poi la tecnologia non si può fermare e sicuramente Spotify è qualcosa di imprescindibile, che ha i suoi pro e i suoi contro. Ma a parte questo c’è tutto un altro modo di fare musica che è basato sul live e sul portare avanti i propri progetti in modo indipendente: ecco, in questo caso un progetto da solo non basta per fare il musicista. Io personalmente ho altre due band, così quando torno da un tour, di solito, parto per quello successivo…

In Quando crollerà il governo scrivi: «e me ne resterò quaggiù /a marcire con gli ulivi /che quasi non ci sono più /e scrivere canzoni tristi /per sentirmi meno inutile»… com’è essere un giovane artista del sud, oggi, in Italia? Ti senti Fuoriposto?

Per posizione geografica mi sono sempre sentito un po’ fuori da circuiti e dalle mode del momento, per esempio rispetto a certi giri romani, milanesi o bolognesi. Però premetto che per me è sempre stato un atto di libertà. Ho deciso di rimanere al sud e di costruire qualcosa a partire da qui al contrario della maggior parte dei miei amici e familiari che, come mia sorella, vivono e lavorano al nord. Vivo un forte contrasto di amore e odio per la mia terra ma ho scelto comunque di rimanere e di affrontare tutto perché credo che sia la mia dimensione, sia quella della provincia che proprio quella del sud. E poi questi contrasti mi danno molta benzina dal punto di vista artistico e creativo.

Immagine di copertina: fotografia di Galassi.

Laura Colombi
Mi pongo domande e diffondo le mie idee attraverso la scrittura e la musica, che sono le mie passioni.

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