Del: 13 Aprile 2021 Di: Erica Ravarelli Commenti: 2
Ddl Zan, facciamo il punto

Questo articolo è il primo di un’indagine in due articoli riguardante il ddl Zan. Il secondo può essere consultato al seguente link.


Alla fine avevano ragione i pessimisti: la caduta del Conte II e il conseguente cambiamento degli equilibri al governo ha significato una pesante battuta d’arresto per il ddl Zan, bloccato più volte al Senato dal Presidente della commissione giustizia Andrea Ostellari (Lega), secondo cui una legge che condanna l’omolesbobistransfobia, la misoginia e l’abilismo non è una priorità per il Paese.

Ma che cosa intendiamo con precisione quando parliamo di “ddl Zan”? È vero che questa legge è superflua o, peggio, liberticida? E ancora, ci sono delle “dimenticanze” che rischiano di ostacolare il raggiungimento degli obiettivi che la legge si propone di realizzare?

Il disegno di legge Zan, dal nome del suo relatore e deputato del PD Alessandro Zan, approda alla Camera nell’estate del 2020 dopo quasi 25 anni da una proposta simile, presentata dall’allora deputato di Rifondazione Comunista Nichi Vendola.

Il testo è frutto del confronto e della sintesi tra cinque diverse proposte di legge, il suo obiettivo principale è ampliare l’insieme di quelle che il nostro ordinamento, attraverso la legge Mancino, già considera come potenziali vittime di reati d’odio. Si tratterebbe “semplicemente” di equiparare le manifestazioni di odio fondate sull’omo-lesbo-bi-transfobia, sulla misoginia e sull’abilismo (ossia sulla discriminazione delle persone disabili) a quelle, già riconosciute e punite dal nostro ordinamento, fondate su motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi o rivolte contro gli appartenenti alle minoranze linguistiche.

Inoltre la legge, modificando l’articolo 604 ter del codice penale, prevede un inasprimento delle pene qualora un reato venga commesso con finalità discriminatorie. Ha fatto molto discutere anche l’articolo 6, quello che prevede l’istituzione di una giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia.

Lo scopo della giornata, che cadrebbe il 17 maggio (ossia il giorno in cui, nel 1990, l’Oms cancellò l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali), è quello di promuovere l’organizzazione di incontri e iniziative che permettano di coltivare «la cultura del rispetto e dell’inclusione nonché di contrastare i pregiudizi, le discriminazioni e le violenze motivati dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere, in attuazione dei principi di eguaglianza e di pari dignità so­ciale sanciti dalla Costituzione» (come da sollecitazione del Presidente della Repubblica Mattarella).

Infine, il ddl Zan mette in campo alcune azioni positive in favore delle vittime di reati d’odio, incrementando di 4 milioni il Fondo pari opportunità della Presidenza del Consiglio e prevedendo «l’istituzione di centri contro le discriminazioni motivate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere».

L’iter legislativo del disegno di legge, tuttavia, è stato sin da subito ricco di vicissitudini.

Le forze politiche di destra e centrodestra presentano più di mille emendamenti con un chiaro intento ostruzionistico, poi organizzano manifestazioni in piazza contro una legge che definiscono liberticida e ideologica. Nonostante questa dura opposizione, che si è spinta fino alla richiesta della pregiudiziale di costituzionalità (poi respinta dalla Camera), alla fine il ddl Zan è stato approvato a scrutinio segreto (265 sì, 193 no, 1 astenuto) grazie ai voti favorevoli dell’asse Pd-M5s-Iv-Leu. Nella segretezza del voto, inoltre, anche alcuni deputati di Forza Italia hanno votato sì, esprimendosi in dissenso rispetto alla linea del partito e vanificando (o meglio, rendendo controproducente) la strategia di Lega e FdI, che speravano nei franchi tiratori.

Il nostro sistema di bicameralismo perfetto, tuttavia, prevede che la legge, tale e quale, debba essere approvata anche al Senato: presentare un solo emendamento significherebbe dover rinviare il ddl alla Camera perché i deputati analizzino le modifiche e si esprimano in merito. Il rischio è che, a quel punto, la fine della legislatura vanifichi gli sforzi fatti finora, costringendo il Parlamento a ricominciare tutto da capo. Ed è qui che torniamo al punto di partenza, ossia al 7 aprile 2021, data in cui Ostellari ha per la seconda volta rimandato la calendarizzazione della legge, di fatto ostacolando l’avvio del dibattito in commissione.

Il motivo è semplice: secondo Ostellari è necessario accorpare alla legge altri quattro ddl che presentano delle affinità nei temi, come previsto dal regolamento del Senato. Il fatto che i regolamenti parlamentari vadano rispettati è fuori discussione, tuttavia il dubbio che questo problema potesse essere sollevato prima, evitando di continuare a dilatare i tempi, sorge spontaneo.

Entrando nel merito del dibattito, vediamo quali sono le principali obiezioni al ddl Zan.

La prima che merita di essere considerata è quella secondo cui il ddl Zan limiterebbe la libertà di espressione. Al di là di coloro che in mala fede parlano di “bavaglio” (la legge non proibisce di esprimere le proprie opinioni in modo pacifico, come specificato nell’articolo 4 del testo), il tema del confine tra incitamento all’odio e libertà di opinione non è sempre così facilmente individuabile.

Un semplice esempio citato da Michela Murgia in una diretta Instagram con lo stesso Zan può permetterci di capire meglio questa dificcoltà: un docente che, davanti alla sua classe, dicesse “i gay sono una categoria inferiore” potrebbe essere considerat* responsabile di un’eventuale aggressione nei confronti di un omosessuale? In altre parole, quell’affermazione rientra nella categoria “reato di incitamento all’odio”? Al di là della gravità di un’affermazione del genere, è vero che in questo caso chi deve stabilire se il nesso esiste o meno è soltanto il giudice, fermo restando che i precedenti giurisprudenziali ci sono perché una legge simile (la legge Mancino) è in vigore dal 1993.

Un altro tema molto discusso è quello della presunta “discriminazione al contrario”, ben riassunta dal leader della Lega con l’affermazione secondo cui: «non c’è il pestaggio più grave rispetto a un altro, a questo punto presentiamo un bel disegno di legge contro l’eterofobia, perché non c’è differenza se vengo preso a schiaffi io o un altro».

Quello che Matteo Salvini trascura è che gli eterosessuali non vengono discriminati in quanto tali poiché non sono soggetti socialmente stigmatizzati, dunque semplicemente l’eterofobia non esiste: pensare il contrario significa non essere in grado di percepire il privilegio di cui si gode, reclamando lo stesso livello di protezione che deve essere riconosciuto a chi veramente rischia di essere oggetto di odio e discriminazione. I dati forniti dall’Eurobarometro sulla discriminazione 2019, infatti, dimostrano che la percentuale di italiani secondo cui le persone LGBTQIA+ dovrebbero avere gli stessi diritti di tutti gli altri si colloca al di sotto della media europea, per la precisione il 68% rispetto al 76%.

Anche la comunità LGBTQIA+, inoltre, ha sollevato delle sue obiezioni in quanto il ddl Zan, così come ora redatto, non tutela tutti i suoi membri dal momento che pone l’accento su omosessuali, lesbiche, bisessuali e transessuali, dimenticando tuttavia altre categorie come ad esempio quella gli asessuali.

In conclusione, di certo non possiamo dire che la legge sia perfetta o che non si potesse fare di meglio.

Tuttavia, dobbiamo anche constatare che, per l’ennesima volta, il dibattito non è stato all’altezza dei delicati temi sollevati dal ddl. Le parole vergognose di alcuni esponenti politici hanno spesso sovrastato le richieste di chi rivendica i propri diritti in modo pacifico, sostenuto da un’ondata di solidarietà espressa sui social da molti artisti e influencer.

Erica Ravarelli
Studio scienze politiche a Milano ma vengo da Ancona. Mi piace scrivere e bere tisane, non mi piacciono le semplificazioni e i pregiudizi. Ascolto tutti i pareri ma poi faccio di testa mia.

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