Del: 28 Marzo 2022 Di: Luca Pacchiarini Commenti: 0
DA RIVEDERE PER LA PRIMA VOLTA. AGENTE LEMMY CAUTION: MISSIONE ALPHAVILLE

Negli anni ‘60 la sperimentazione cinematografica francese è nel suo pieno, i registi della Nouvelle Vague sono nel pieno della loro attività artistica, esplorando innovative tecniche linguistiche e inedite posizioni riguardo al ruolo del regista, dello sceneggiatore e del cinema stesso. Centrale in tutto ciò vi è Jean-Luc Godard che dal 1960, anno in cui esce il suo bellissimo Fino all’ultimo respiro, film manifesto di tutta questa corrente artistica, porta nelle sale un’idea di cinema ben determinata e molto autoriale. In tale contesto uscì, nel 1965, Agente Lemmy Caution: missione Alphaville che, a sua volta, raccoglie perfettamente tutte le caratteristiche di questo panorama; fu Orso d’oro al festival di Berlino.

Il film è ambientato in un futuro imprecisato, l’agente segreto Lemmy Caution (Eddie Constantine), fingendosi un giornalista, giunge nella città di Alphaville per fare ricerche su essa e su un altro agente segreto di cui si sono perse le tracce.

Nella città ogni aspetto della vita dei cittadini è regolato dal supercomputer Alpha 60, creato dall’ingegnere Nosferatu, che ha reso illegale ogni comportamento illogico, emozioni in particolare. Il nostro agente incontra presto Natacha (Anna Karina), seduttrice di grado 3, figlia del suddetto ingegnere e totalmente inserita nel sistema della città. Esplorando questo mondo l’agente vedrà esecuzioni pubbliche per chi è colpevole di provare emozioni, incontrerà gli scienziati che stanno dietro ad Alpha 60 e finirà per conversare direttamente con lui. Finirà per legarsi sempre più a Natacha, insinuando, volontariamente e non, vari dubbi nella mente di lei.

Una tecnocrazia dominata da un computer quindi, una società perfettamente logica in cui anche i convenevoli sono sotto a regole di convenienza e raziocinio.

La città è uno dei due centri del film: asettica, fredda, modernissima, Alphaville è la Parigi dei palazzi razionalisti costituitisi con il boom economico. Ciò è perfettamente coerente con la logica dominante, frutto di un potere cieco che compie un ininterrotto lavoro di perfezionamento operato da Aplha 60. Lui è un personaggio ingombrante, fin dalla prima sequenza la sua voce grave e lenta spadroneggia su tutto, lo vediamo come un insieme di bobine, luci alternate simili a fanali che rompono il buio generale dell’ambientazione.

Proprio sonoro e illuminazione sono i due aspetti su cui il film lavora di più, l’ambiente esterno è sempre notturno, il bianco e nero fa esaltare i contrasti e numerose sono le sequenze in cui il buio totale avvolge una luce che pare dar fastidio più che dipanarsi, contrariamente a ciò che avviene con gli interni. Il film fu girato quasi tutto in notturna e con una pellicola ultrasensibile (la Ilford Photo HPS), il risultato è un alone crepuscolare perenne. Questo avviene per tutto il film, con l’esclusione di un importante caso. Il sonoro invece è atto anche lui a dare significati, sostituendo la parola in molti casi, in particolare, ma non solo, il silenzio pneumatico presente in alcune sequenze diviene pressante, angoscia della crisi inevitabile; anche tale sistema antiretorico, che è uno dei più grandi pregi dell’opera, ha una grande eccezione. Prima di parlare di questa è necessario comprendere i due personaggi principali dell’opera: Lemmy Coution e Natacha.

Il primo non è un personaggio inedito: fu creato da Peter Cheyney, scrittore di libri gialli, che dagl’anni ’30 a metà anni ’40 scrisse un’intera serie di romanzi con lui protagonista.

Alcuni vennero adattati in film e fu sempre Eddie Constantine a interpretarlo. L’attore infatti era specializzato in cinema d’azione di serie B, abituato a interpretare ruoli di duri, truci e decisi agenti. Godard era grande estimatore di questo mondo, così fece il suo film titolandolo come un classico film noir, prendendo un attore di quel mondo e facendogli fare il ruolo del duro, truce e deciso uomo d’azione; tuttavia, il regista esaspera tale concetto, lo parodizza in modo assai furbo regalando all’attore una delle sue migliori interpretazioni, un viso butterato che entra nella mente dello spettatore fin dalla prima scena.

Diverso è il caso di di Natacha, una stupenda Anna Karina dalle tinte dolci che emerge dalla pellicola, il volto è fotografato magistralmente da luci avvolgenti e intense, il suo trucco esalta degli occhi che sono espressivi più di una qualsiasi parola. L’attrice è considerata uno dei simboli di tutta la Nouvelle Vague e qui si dimostra semplicemente perfetta. Natacha è razionale, non fredda ma neanche emotiva, comprende con difficoltà alcune cose che dice Lemmy Caution, i dubbi in lei saranno silenziosi ma crescenti, aumentando con la scoperta di parole che non conosce perché bandite.

Proprio quando lei comprende totalmente una parola, qui si ha una sequenza magistrale, unica, l’eccezione prima nominata: Natacha capisce la parola Amore, prova per la prima volta qualcosa di umano.

Qui il suono si fa musica dolce, la sua psiche è resa dalla luce tramite varie tecniche luministiche come dissolvenze e sovraesposizioni, diventa delicata, sentimentale. Il suo viso e quello di Lemmy sono oltre il loro mondo, in un luogo etereo; le parole tornano ad essere importanti, tanto quanto suono e illuminazione, si uniscono tutti e tre amalgamandosi perfettamente, si uniscono. Sono parole di una poesia, cioè l’opposto del sapere logico e calcolatore, bensì una comprensione diversa del mondo e di ciò che è squisitamente umano come il provare qualcosa. Qui Godard usa tutte le tecniche proprie dell’arte cinematografica creando una delle sequenze d’amore più belle mai fatte.

Il film è un’opera assai complessa, parodia d’autore del noir e della fantascienza, critica alla modernità razionale e fredda, ricordo dell’importanza di quella che noi chiameremmo conoscenza umanistica e molto altro, ma per concludere si può semplicemente dire che è un classico che, come tale, è sempre attuale perché parla dell’uomo ed esempio di cosa può essere il grande cinema.

Luca Pacchiarini
Sono appassionato di cinema e videogiochi, sempre di più anche di teatro e letteratura. Mi piace scoprire musica nuova e in particolare adoro il post rock, ma esploro tanti generi. Cerco sempre di trovare il lato interessante in ogni cosa e bevo succo all’ace.

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