Del: 29 Novembre 2022 Di: Redazione Commenti: 0
Effective altruism. Decidere cosa fare da (e di) grande

Molti studenti e studentesse vogliono rendere il mondo un posto migliore, pochi riflettono su come farlo davvero. Effective Altruism UniMi, una nuova organizzazione studentesca dell’Università Statale di Milano, mira a creare spazi di riflessione e confronto su vari temi legati a una domanda principale: come possiamo usare le nostre risorse – tempo e denaro – per aiutare gli altri nel modo più efficace possibile?

Quando pensiamo a fare del bene, pensiamo ad azioni come riciclare, fare volontariato, o diminuire la nostra carbon footprint. Per quanto queste siano ottime cose da fare, Pareto ci insegna che la maggioranza dei nostri risultati deriva da una piccola parte delle nostre azioni. Ma qual è questa piccola parte? Tra tutte le scelte che facciamo, quali sono quelle più importanti in termini di impatto sociale?

Secondo 80,000 Hours, una non profit londinese, la nostra più grande opportunità per fare la differenza è la nostra carriera lavorativa. Quindi, “cosa fare da grandi” è probabilmente la decisione eticamente più importante della nostra vita, per due motivi.

Primo, il tempo che passeremo a lavorare è una risorsa enorme: ipotizzando di lavorare 40 ore a settimana, 50 settimane all’anno, per 40 anni, abbiamo 80.000 ore (da qui il nome dell’organizzazione) da decidere come utilizzare. Questo tempo rappresenta, per la maggioranza di noi, la più grande risorsa a nostra disposizione per aiutare il prossimo. In secondo luogo, non tutte le carriere sono create uguali: alcuni lavori possono avere un impatto sociale 10, 100, o addirittura 1000 volte superiore ad altri (riecco Pareto). Se riuscissimo a trovare una carriera 100 volte più efficace di quella a cui puntiamo oggi, potremmo avere in 10 anni l’impatto che avremmo altrimenti avuto in 1000.

Che carriera dovremmo quindi scegliere per fare davvero la differenza? Questa è la domanda che si sono posti Ben e Will, due laureandi a Oxford nel 2011. Come molti studenti universitari, ancora non sapevano cosa fare della loro vita, ma sapevano di volere un lavoro soddisfacente che permettesse loro sia di pagare le bollette che di contribuire a migliorare il mondo.

Data l’importanza di questa scelta, i due iniziarono a consultare vari libri e career advisor, ma rimasero delusi: la maggior parte nemmeno provava a confrontare i vari percorsi professionali in termini di impatto sociale, e i pochi che lo facevano davano consigli privi di fondamenti scientifici.

Ben e Will decisero quindi di investigare loro stessi la faccenda. Nacque così 80,000 Hours, un’organizzazione dedicata a determinare quali carriere hanno il maggior impatto sociale, per poi supportare studenti e laureati che vogliono intraprendere tali carriere.

Tra i suoi servizi spiccano delle guide online su come approcciare la scelta lavorativa, una job board aggiornata periodicamente con varie opportunità, e la loro consulenza individuale gratuita.

In oltre 10 anni di ricerca, il team di 80,000 Hours ha discusso con centinaia di esperti, letto tutta la letteratura scientifica rilevante, e analizzato l’impatto sociale di vari percorsi professionali. La conclusione? Possiamo avere un maggior impatto positivo concentrandoci sui problemi globali più urgenti, individuando un percorso professionale che ci permetta di contribuire maggiormente alla loro risoluzione, e trovando la carriera più adatta alle nostre abilità e attitudini.

Ma quali sono i problemi più urgenti? È meglio concentrarsi sul cambiamento climatico, sulla ricerca contro il cancro o sulla prevenzione della prossima pandemia? Comparare problemi del genere può sembrare quasi impossibile; tuttavia, secondo 80,000 Hours, ciò non solo è possibile, ma è anche estremamente importante. Il problema su cui lavoriamo è probabilmente il fattore determinante del nostro impatto.

Un buon punto di partenza per questo confronto è scomporre i problemi in tre dimensioni: importanza, trascuratezza e risolvibilità.

Chiedersi qual è l’importanza di un problema equivale a chiedersi: “Se risolvessimo questo problema, di quanto il mondo diventerebbe un posto migliore?”. Ad esempio, la povertà estrema colpisce molte più persone e in modo molto più grave rispetto ai ritardi dei mezzi pubblici italiani, e la sua importanza è quindi maggiore.

Una seconda domanda da porsi è: “Quante risorse sono attualmente dedicate a risolvere questo problema?”. Se molte persone stanno già lavorando su un problema, il nostro contributo sarà probabilmente meno prezioso, perché le migliori opportunità per fare progressi saranno probabilmente già state colte da qualcun altro.

Infine, bisogna chiedersi: “Quanto è facile fare progressi nel risolvere il problema?”. Lavorare a un problema importante e trascurato può essere una perdita di tempo se esso non è risolvibile. Ad esempio, sarebbe fantastico avere una macchina a moto perpetuo, e non ci sono molte persone che tentano di crearne una, ma ciò non basta a rendere la sua creazione un problema urgente.

Il prodotto di questi tre fattori (che possono essere definiti in modo più rigoroso) è una buona stima dell’impatto che una persona aggiuntiva può avere lavorando sul problema in esame. Sulla base di questo tipo di considerazioni, il team di 80,000 Hours ha stilato una lista dei problemi che reputa più urgenti, e un’altra dei percorsi professionali più promettenti.

Questo approccio scientifico a fare del bene è tipico dell’effective altruism, o altruismo efficace, un movimento (a cui 80,000 Hours è profondamente legata) che mira a trovare i modi migliori per aiutare il prossimo e a metterli in pratica.

Possiamo dividere l’altruismo efficace in due: un campo di ricerca che mira a identificare i problemi più urgenti del mondo e i migliori metodi per risolverli, e una comunità globale di decine di migliaia di persone che sfruttano queste scoperte per fare del bene attraverso le proprie carriere lavorative, donazioni e altre iniziative.

Pochi mesi fa, l’altruismo efficace è arrivato anche alla Statale. Effective Altruism UniMi è una nuova organizzazione studentesca (informale, per ora) con l’obiettivo di aiutare studenti e studentesse a capire come utilizzare la propria carriera e le proprie risorse per aiutare gli altri efficacemente. Per fare ciò, EA UniMi organizza eventi, workshop e gruppi di lettura e discussione, e mette i suoi membri in contatto con opportunità lavorative molto promettenti in termini di impatto sociale.

Articolo di Luca Stocco

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