Del: 21 Maggio 2023 Di: Giulia Riva Commenti: 0
Radici. Lando Degoli, il Controfagotto e la televisione

Radici racconta fatti, personaggi e umori della storia della Prima Repubblica italiana, dal 1946 al 1994. A questo link è possibile trovare gli articoli precedenti della rubrica.


Italia, 1949: terminata la Seconda Guerra Mondiale, avviata la difficile fase della ricostruzione e della stabilizzazione politica, riprendono le sperimentazioni del servizio televisivo. Quattro anni più tardi, nel 1953, vengono avviate le prime trasmissioni regolari. Le circostanze non sembravano del tutto favorevoli: il conflitto mondiale aveva devastato un Paese già debole nel settore economico, tecnologico, industriale, la popolazione italiana era oppressa da disoccupazione e redditi bassi

Tuttavia, in pochissimi anni, lo strumento televisivo riuscì ad affermarsi in un’Italia ancora rurale e immiserita con rapidità sorprendente, grazie alla concomitanza di svariati fattori: l’attenzione governativa nei confronti del servizio radiotelevisivo RAI, il boom economico, un palinsesto televisivo in grado di attrarre un pubblico che si faceva curioso attraverso un’abile commistione di intrattenimento e istruzione

Proprio in questa atmosfera di rinascita e crescita si affermò una delle trasmissioni più celebri del palinsesto Rai, destinata a fungere da modello di riferimento per numerosi programmi successivi e a trasmettere l’eco del proprio successo negli anni a venire: il quiz televisivo Lascia o Raddoppia?

Visionare anche soltanto un breve spezzone del programma, andato in onda dal novembre 1955 al luglio 1959, potrebbe destare sorpresa o persino ilarità: 

conduttore e concorrenti potrebbero apparirci goffi, ingessati, un po’ ridicoli forse, ma il format adottato, mutuato dall’esempio statunitense e contaminato con elementi di grande originalità, fu in grado di imporsi con naturalezza nei cuori degli spettatori e dell’opinione pubblica del tempo. Tanto che, per via delle proteste avanzate dai gestori dei cinematografi, la trasmissione fu spostata dal sabato sera al giovedì: le sale si erano infatti svuotate, i nuovi film non reggevano il confronto con il quiz.

Lascia o Raddoppia? non rappresentò dunque soltanto una trasmissione e nemmeno soltanto un concorso televisivo ma un vero e proprio fenomeno sociale, in un’epoca in cui la televisione andava imponendosi, rivoluzionando il sistema dei media ed impattando in maniera inedita sulla vita, le abitudini, le conoscenze delle persone. Le regole erano semplici: i concorrenti riusciti a guadagnarsi il diritto di proseguire il gioco (dopo aver risposto correttamente ad 8 domande nel corso della loro prima puntata e nella materia indicata come di loro competenza), ad ogni nuova puntata dovevano decidere se «lasciare o raddoppiare». 

Lasciare significava tornare a casa tenendosi stretto il montepremi guadagnato. Raddoppiare rappresentava invece un rischio: in caso di risposta esatta, la somma accumulata raddoppiava e il concorrente guadagnava il diritto di ripresentarsi durante la puntata successiva; nel caso di errore, tutto il montepremi andava perso ed il concorrente doveva lasciare il programma, ottenendo come premio di consolazione una Fiat 600. 

A dominare la scena era allora un giovane Mike Bongiorno, amato dal pubblico in studio così come a casa: 

amato, soprattutto anche se inconsapevolmente, in quanto perfetto rappresentante dell’uomo imperfetto, medio, di medie conoscenze e medie capacità, che non spiccava per oratoria, linguaggio, comicità, ma in cui proprio per questo la maggioranza del pubblico, altrettanto medio, non aveva difficoltà ad identificarsi. Così scrisse in proposito Umberto Eco, nel suo studio Fenomenologia di Mike Bongiorno (in Diario minimo):

La situazione nuova in cui si pone al riguardo la TV è questa: la TV non offre, come ideale in cui immedesimarsi, il superman ma l’everyman. La TV presenta come ideale l’uomo assolutamente medio […] Il caso più vistoso di riduzione del superman all’every man lo abbiamo in Italia nella figura di Mike Bongiorno e nella storia della sua fortuna […] sembra quasi che egli si venda per quello che è e che quello che è sia tale da non porre in stato di inferiorità nessuno spettatore, neppure il più sprovveduto. Lo spettatore vede glorificato e insignito ufficialmente di autorità nazionale il ritratto dei propri limiti.

Altrettanto medi erano i concorrenti: esponenti di quello stesso pubblico che assisteva, da casa o in studio, al loro tentativo di affermarsi e soprattutto di vincere, sfruttando allo scopo le proprie conoscenze approfondite, seppur a livello meramente amatoriale, in una specifica materia che veniva indicata all’inizio della trasmissione.

Si trattava di gente comune ma anche di individui, ognuno con una propria storia, proprie passioni, propri tratti caratteristici: l’abilità di Bongiorno consisteva allora nell’estrapolare, da queste persone, dei veri e propri personaggi, eroi di tutti i giorni, la cui parabola si svolgeva e trovava conclusione entro i limiti orari della trasmissione stessa. 


Non era difficile affezionarsi a loro

la serialità creata grazie al ricorrere degli stessi personaggi, di puntata in puntata, di molto antecedente a quella dei successivi telefilm, riusciva nell’obiettivo di agganciare e trattenere il pubblico, desideroso di sapere se i concorrenti-eroi sarebbero andati incontro ad un meritato lieto fine – oppure no. 

Proprio di uno di questi concorrenti si vuole parlare, di una figura che ebbe un successo nazionale, una delle primissime star televisive che, grazie al quiz, divenne centro di una discussione che interessò tutto il paese. Un primo esempio di quelle che saranno poi le tante meteore e casi televisivi, capaci di tenere l’interesse di tutta la nazione, un interesse fugace, labile ma acceso e ben vivo. Si parla di Lando Degoli, conosciuto anche come il caso del controfagotto.

2.560.000 lire è la cifra, si tratta del più grande montepremi messo in palio finora nella storia della giovane trasmissione. Lando è conosciuto dai telespettatori, è amato nella sua fisicità comune, impacciata, leggermente sorniona, bonaria con i suoi tic continui e comici (asciugarsi spesso le mani, affidarsi più al suo orologio che a quello del programma).

Professore di matematica e fisica nato a Carpi nel 1920, appassionato di musica operistica, oramai è seguitissimo dal pubblico, ora in suspance più che mai per lui perché in lui ci si rispecchia e un po’ lo vede come vicino. 

La domanda del presentatore è però troppo difficile: «Nella partitura dei suoi melodrammi Verdi usò mai il controfagotto? Se la risposta è sì, in quale?». Degoli non lo sa, tira a indovinare: «il Falstaff» dice. «Mi spiace» risponde Bongiorno. La risposta giusta è il Don Carlo. Degoli perde il montepremi e, per via del regolamento, non può più ripresentarsi in puntata, pur vincendo la consolazione della Fiat 600. 

Ma non finisce qui, altrimenti sarebbe uno dei tanti concorrenti passati per Lascia o Raddoppia?. Degoli scoprì giorni dopo che Verdi non aveva usato il controfagotto solo nel Don Carlo, ma anche nella seconda versione del Macbeth, fece così ricorso al programma perché la domanda non specificava se si intendesse le versioni originali delle opere o anche le altre versioni. 

Era l’inverno del 1955 e tutta la nazione italiana se ne interessò; la tv era vista principalmente nei bar e locali pubblici, così le discussioni si accesero: ne parlarono giornali, riviste, radio e cinegiornali.

il cinegiornale La Settimana Incom ne fa un numero molto interessante

Tutto porta una grande pubblicità al programma che da di successo diviene di culto, le più alte sfere della cultura e della politica ne parlano, una interrogazione parlamentare a riguardo, Papa Pio XII se ne interessa accogliendo Degoli ad un’udienza privata, i numeri di televisori acquistati aumentano.

Lando Degoli riesce a vincere il ricorso:

tornato alla trasmissione, al momento della domanda se volesse lasciare o raddoppiare il montepremi di 1.280.000 lire, Degoli lascia e il caso del controfagotto finisce qui, la figura di Degoli sparisce dalla storia, morirà suicida dopo la scomparsa della moglie nel 1991.

Il caso del controfagotto dice moltissimo, racconta la storia di un Paese, di una quotidianità in uno spazio liminale tra un mondo pre boom: contadino, provinciale nella cultura nello stile di vita; e un nuovo stile di vita, mass mediato, medio-borghese, in cui le priorità di cui si parla non sono più solo cibo-casa-chiesa ma anche frivolezze che non sono così tale, come il ricorso ad un programma tv. 

Dice anche dei gusti di un Paese, come le persone comuni si intrattenevano, nel senso sia degli intrattenuti sia dell’intrattenimento; la domanda del controfagotto è certamente assai ostica, probabilmente metterebbe in difficoltà anche un esperto Verdiano, ma questo è il tipo di tv dei tempi: nozionistica, ingessata, culturalmente elevata ma che cerca di abbassarsi nell’arrivare al pubblico di massa, con un’idea ben precisa di intrattenimento ma che ancora ha molto da imparare. Da Lando Degoli capiamo molto oggi, ma anche la tv del tempo capì molto: il professore corpulento fu una star, la prima di molte altre star meteoritiche che la tv creerà dal nulla e distruggerà.  

Giulia Riva
Laureata in Storia contemporanea, sto proseguendo i miei studi in Scienze Politiche, perché amo trovare nel passato le radici di oggi. Mi appassionano la politica e l’attualità, la buona letteratura, le menti creative e ogni storia che valga la pena di essere raccontata. Scrivere per professione è il mio sogno nel cassetto.
Luca Pacchiarini
Sono appassionato di cinema e videogiochi, sempre di più anche di teatro e letteratura. Mi piace scoprire musica nuova e in particolare adoro il post rock, ma esploro tanti generi. Cerco sempre di trovare il lato interessante in ogni cosa e bevo succo all’ace.

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