INTERVISTA A FRANCESCO GUCCINI

Con­fi­ne tra Emi­lia e Tosca­na. Le nuvo­le sono bas­se, la luce del cie­lo è fred­da e puli­ta.
Arri­via­mo a Pava­na, il pae­se del­le radi­ci di Fran­ce­sco Guc­ci­ni. Lui ci aspettasull’uscio di casa, sor­ri­den­te. Ci fa acco­mo­da­re intor­no al suo­ta­vo­lo, sovra­sta­to da mil­le car­te, al cen­tro di una stan­za con ungros­so cami­no. Ini­zia­mo una chiac­chie­ra­ta con lui. Fran­ce­sco­ci par­la di musi­ca e poli­ti­ca, di pas­sa­to e pre­sen­te, di tra­di­zio­ni e abi­tu­di­ni di mon­ta­gna. Come­quan­do, a un cer­to pun­to, gli­vie­ne por­ta­to un cesto di fun­ghie lui con peri­zia li esamina.
Come nasce una sua can­zo­ne?
In tan­ti modi. A vol­te nasce rapi­da­men­te da un fat­to che mi ha col­pi­to. E’ il caso di“Canzone per un’amica” o “Pri­ma­ve­ra di Pra­ga”. Altre sono idee che ven­go­no e che lascio matu­ra­re poco a poco. E’ il caso ad esem­pio di “Odys­seus”, una del­le mie ulti­me com­po­si­zio­ni, alla qua­le pen­sa­vo da parec­chio tem­po. Quan­do la can­zo­ne è matu­ra mi vie­ne voglia di met­ter­mi ascri­ver­la. “Piaz­za Ali­mon­da” potreb­be esse­re una can­zo­ne di quel­le scrit­te di get­to, ma non è sta­to così. Vole­vo ren­der­la il meno reto­ri­ca pos­si­bi­le. Così ho intui­to che sareb­be sta­to meglio non par­la­re del fat­to in sé, ma par­ti­re dal­la descri­zio­ne di Genova.
Per esem­pio come è nata “La loco­mo­ti­va”?
Mi capi­tò di leg­ge­re in un libro di memo­rie di un vec­chio ope­ra­io bolo­gne­se che rac­con­ta­va la vicen­da di un anar­chi­co, ma non la spie­ga­va. Poi un gior­no un miom vici­no di casa mi rac­con­tò di
nuo­vo la sto­ria del socia­li­sta anar­chi­co. La can­zo­ne nac­que in bre­vis­si­mo tem­po. Men­tre scri­ve­vo una stro­fa pren­de­vo appun­ti per quel­la suc­ces­si­va. I pri­mi ver­si li aggiun­si soloin segui­to, mi sem­bra­va fos­se neces­sa­rio un inizio.
Il testo e la musi­ca nasco­no assie­me?
Nor­mal­men­te sì. Par­to sem­pre da uno spun­to, da una fra­se. Poi la can­zo­ne si com­ple­ta da sé. Alcu­ne vol­te, però, Fla­co (chi­tar­ri­sta argen­ti­no di Guc­ci­ni, ndr) mi fa ascol­ta­re una melo­dia che mi pia­ce, e allo­ra cer­co di imma­gi­nar­mi un testo adat­to. Così è nata “Sci­roc­co”.
Pen­sa mai, quan­do scri­ve una can­zo­ne ad un inter­lo­cul­to­re?
Le can­zo­ni che scri­vo nasco­no per me. Poi se piac­cio­no anche agli altri sono assai più feli­ce.
Però non pos­so figu­rar­mi qual­cu­no a cui pos­sa esse­re diret­ta una mia can­zo­ne. Sarei impe­di­to nel­lo scriverla.
Lei è un gran­de ritrat­ti­sta di luo­ghi.
Ho vis­su­to prin­ci­pal­men­te in tre posti: Pava­na, Mode­na e Bolo­gna. Luo­ghi che ho rac­con­ta­to nei roman­zi “Cro­na­che Epi­fa­ni­che”, “Vac­ca d’un cane” e “Cit­ta­nò­va Blues”.
Sono nato a Mode­na, ma mi han­no por­ta­to qui a Pava­na dopo pochi mesi. A Mode­na però ho ini­zia­to a suo­na­re, inprin­ci­pio per imi­ta­re il rock ‘n roll. Mode­na l’ho can­ta­ta in “Pic­co­la cit­tà”, Bolo­gna nel­la can­zo­ne omo­ni­ma, men­tre per Pava­na ho scrit­to “Radi­ci”. E Pava­na è il luo­go del ritor­no che ricer­co. Infat­ti ormai è qui che sono tor­na­to a vivere.
Come è nata l’idea del cor­to­me­trag­gio su Pava­na?
Quan­do nel 1978 uscì il mio album “Ame­ri­go” pen­sai, su idea di Pier Far­ri, che al tem­po era il mio pro­dut­to­re, di fare un cor­to­me­trag­gio immer­gen­do­lo nell’atmosfera e nei per­so­nag­gi che usci­va­no da quel­le can­zo­ni. Pava­na gode la for­tu­na di esse­re un pae­se di pas­sag­gio. Que­sto ha svi­lup­pa­to alcu­ni feno­me­ni par­ti­co­la­ri: ci sono per­so­ne che ven­go­no da ogni par­te d’Italia e non. Ora ci sono meno feno­me­ni fol­klo­ri­sti­ci, ma tut­to som­ma­to la vita di pae­se si è man­te­nu­ta. Ma tor­nan­do al cor­to, devo dire che se ne sono per­se un po’ le trac­ce. Dovrei aver­ne una copia da qual­che par­te, ma non è mai sta­ta mostra­ta al pubblico.
I luo­ghi di cui par­la sono sem­pre cir­con­da­ti da un’aura miti­ca.
Quan­do si rac­con­ta si deve sem­pre cer­ca­re di mitiz­za­re un luo­go che maga­ri nel­la real­tà miti­co non è. Si pen­si a “Cent’anni di soli­tu­di­ne” di Gar­cia Mar­quez, in cui Macon­do, un pic­co­lo pae­si­no,
diven­ta l’ombelico del mon­do.
Una can­zo­ne è ovvia­men­te diver­sa da un libro: ten­de a descri­ve­re per imma­gi­ni sin­te­ti­che. In un roman­zo, inve­ce, uno può scri­ve­re fin­ché vuole.
Come vede l’Italia del futu­ro?
Sono piut­to­sto pes­si­mi­sta. Basta guar­da­re alle leg­gi che stan­no appro­van­do: una scia­gu­ra­ta
rifor­ma costi­tu­zio­na­le, un maxi-con­do­no fat­to per sol­di e una rifor­ma del­la giu­sti­zia.
Osser­van­do que­sta gen­te vedo quell’ignoranza da “Bar Sport” di una vol­ta. Di quel­li che discu­te­va­no di cal­cio per ore sen­za fare nes­su­na affer­ma­zio­ne seria. Spe­ria­mo che la sini­stra rie­sca a com­pat­tar­si per cam­bia­re le cose.
La musi­ca può ser­vi­re a risve­glia­re le coscien­ze?
Dovreb­be esse­re la let­tu­ra a far­lo, la musi­ca ha il van­tag­gio di arri­va­re più velo­ce­men­te. Io leg­go tre quo­ti­dia­ni al gior­no, ma vedo che mol­ti gio­va­ni sono disin­te­res­sa­ti. E’ anche la con­giun­tu­ra eco­no­mi­ca che influi­sce molto.
16 giu­gno 2004, tema di matu­ri­tà. Nel sag­gio bre­ve vie­ne cita­ta “Can­zo­ne per Pie­ro”. Stu­po­re o orgoglio?
Mio Dio che ver­go­gna! Orgo­glio no. Stu­po­re più che altro. Mi ave­va­no mes­so in mez­zo a gen­te un pochi­no più gros­sa. Gli ami­ci ovvia­men­te mi han­no pre­so abbon­dan­te­men­te in giro!
Una destra oscu­ran­ti­sta al gover­no e una scel­ta for­te come quel­la di Guc­ci­ni alla matu­ri­tà?
La can­zo­ne non era chia­ra­men­te poli­ti­ca o ave­va la pos­si­bi­li­tà in qual­che modo di esse­re poli­ti­ciz­za­ta. Cre­do che ci sia­no del­le com­mis­sio­ni. Non so come fun­zio­ni. Maga­ri è frut­to di qual­che ricor­do guc­ci­nia­no di chi ha pro­po­sto il tema!
a cura di Luca Bar­te­sa­ghi e Sil­via Vaghi 
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