NON SI ESCE VIVI DAGLI ANNI OTTANTA N°1

Pren­den­do spun­to da una can­zo­ne anni ’90 (Afte­rhours) si inau­gu­ra una rubri­ca anni ‘80, alla luce del 2006. Se pen­sia­mo infat­ti che quel­li come me (1983: uni­co anno a non aver sfor­na­to nem­me­no un cal­cia­to­re decen­te, men­tre l’82 anno­ve­ra Cas­sa­no, Adria­no, Kakà, Gilar­di­no) era­no cul­la­ti dal­le inco­rag­gian­ti “No tien­go dine­ro no no no no!” e in tut­ta rispo­sta udi­va­no “Vamos a la Pla­ya oh oh oh oh!”, si com­pren­de per­ché mol­ti non ce l’abbiano fat­ta. Mal­gra­do una cri­si paven­ta­ta dal­la lun­gi­mi­ran­za dei Righei­ra, un mon­do in cui l’AIDS e la fame scuo­te­va­no le vene, si svi­lup­pa­no due meto­di di ribel­lio­ne: 1) i colo­ri, il coto­ne (in quan­to coto­na­tu­ra dei capel­li), le tastie­re appe­se al col­lo, e il re degli anni ’80: il rul­lan­te col suo suo­no ovat­ta­to e metal­li­co che ti face­va escla­ma­re: “Trop­po giu­sto!”; 2) il recu­pe­ro (bene­det­to recu­pe­ro) post­mo­der­no (bene­det­to post­mo­der­no) dei decen­ni precedenti.

Nell’85 i Pre­fab Sprout (Ger­mo­glio pre­fab­bri­ca­to) pub­bli­ca­no “Ste­ve Mcqueen”: rivi­si­ta­zio­ne di melo­die ele­gan­ti e raf­fi­na­te; recu­pe­ro espli­ci­to anche nel­la coper­ti­na, nel­la qua­le appa­io­no in pose paro­di­sti­ca­men­te ribel­li, in sel­la ad una Guz­zi degli anni ‘50. “Appe­ti­te” can­zo­ne ammic­can­te, allu­si­va quan­to basta per gua­da­gnar­si gli uni­ver­si­ta­ri che, si sa come sia­mo noi, ci pia­ce eser­ci­ta­re la ricer­ca tra i non det­ti, le allu­sio­ni, le oscu­ri­tà. E’ un mani­fe­sto per chi tra le due ribel­lio­ni scel­se la secon­da; ma perse.

Fabri­zio Aurilia

…aggiun­go alle con­si­de­ra­zio­ni dell’Aurilia alcu­ne mie…anno di gra­zia 1987, spo­po­la­no i pani­na­ri agghin­da­ti con piu­mi­ni Mon­clair e fel­pe Best Com­pa­ny, il tele­film Arnold (“Che cosa stai dicen­do Wil­lis?”) e “Dri­ve In” pun­ta ada­man­ti­na del palin­se­sto Finin­ve­st; In tale mara­sma irrom­pe nel mer­ca­to disco­gra­fi­co l’ultima fati­ca di Ilo­na Stal­ler, in arte “Cic­cio­li­na”, una che di “fati­che” era avvez­za. Il tito­lo? “Musco­lo Ros­so”, quan­to mai cal­zan­te. Fac­cio nota­re l’ardita peri­fra­si e l’evidente qui pro quo anatomico…in con­se­guen­za del qua­le, a tutt’oggi, abbia­mo donne(non me ne voglia il pub­bli­co fem­mi­ni­le, trat­ta­si di una tra­scu­ra­bi­le mino­ran­za) che istrui­te dal­la mae­stra di vita Ilo­na cre­do­no che l’appendice maschi­le sia un musco­lo, spie­gan­do­si così la dedi­zio­ne per la pale­stra del loro boy­friend.

Infi­ne sal­to indie­tro di qual­che anno posi­zio­nan­do­mi ideal­men­te a caval­lo del­la cesu­ra ‘79/‘80. Il decen­nio anco­ra in fasce è bat­tez­za­to dal­la stre­pi­to­sa hit dei Bug­gles “Video Kil­led the Radio Star” che ci ram­men­ta­no -con sti­le- ciò che è sot­to gli occhi di tut­ti: la nostra è la civil­tà dell’immagine.

Lar­go ai capel­li cotonati.

Enri­co Gaffuri

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