CARO MENSA IN STATALE

CARO MENSA A EFFETTO JO-JO
Prez­zi fan­ta­sia alla men­sa fast-food di via Festa del Per­do­no. La leg­gen­da­ria crea­ti­vi­tà ita­lia­na ha tro­va­to espres­sio­ne nel ser­vi­zio di risto­ra­zio­ne uni­ver­si­ta­rio. L’autore è un fun­zio­na­rio dell’Aspam — socie­tà appal­ta­tri­ce del­la men­sa dell’Università degli Stu­di — che ha deli­be­ra­ta­men­te aumen­ta­to il prez­zo dei pasti. Il diri­gen­te dell’unità di via Festa del Per­do­no ha così fat­to sci­vo­la­re il costo del­la pasta espres­sa da 2.60 € a 3.00 €; quel­lo del secon­do da 3.10 € a 3.45 €, quel­lo del­le pata­ti­ne da 1.00 € a 1.30 € e, dul­cis in fun­do, la mace­do­nia da 1.50 € a 2.00 €. A con­fer­ma­re che si trat­ta di un erro­re è il diret­to­re gene­ra­le dell’Aspam, Pie­tro Gio­iel­lo, che di fron­te alla denun­cia fat­ta da Vul­ca­no ha dichia­ra­to: “Abbia­mo accer­ta­to che si trat­ta di un’iniziativa pre­sa da un fun­zio­na­rio del­la socie­tà sen­za il nostro per­mes­so, lo abbia­mo sgri­da­to, ci scu­sia­mo, abbas­se­re­mo imme­dia­ta­men­te i prez­zi”. E in una man­cia­ta di secon­di vie­ne liqui­da­to lo sber­lef­fo che da cir­ca un anno è sta­to per­pe­tra­to ai dan­ni degli stu­den­ti. Alla fac­cia dei minu­ti, copio­si, che abbia­mo pas­sa­to in fila alle cas­sa del­la men­sa, men­tre, soven­te, la pre­zio­sa coto­let­ta si raf­fred­da­va. E sì per­ché il cibo del fast-food non solo è costo­so — come abbia­mo appu­ra­to — gra­zie all’inventiva di un dipen­den­te dell’Aspam, ma pure fred­do. Tut­ti si ricor­de­ran­no il cam­bio di asset­to di cui è sta­ta ogget­to la men­sa recen­te­men­te, e che face­va spe­ra­re in un miglio­ra­men­to dei ser­vi­zi. Ad esem­pio la dislo­ca­zio­ne di una secon­da cas­sa per ridur­re i tem­pi di atte­sa, cas­sa che scin­til­la­va tut­ta nuo­va all’inizio dell’anno scor­so e che oggi rima­ne spes­so inu­ti­liz­za­ta, maca­bra­men­te rico­per­ta con un sac­co nero. Ma cosa dico­no gli stu­den­ti a fron­te di ciò? Alcu­ni dipen­den­ti dell’Aspam, quel­li che si divi­do­no fra le cuci­ne e il ban­co­ne, rac­con­ta­no di come dal­le rea­zio­ni dei gio­va­ni si misu­ri lo scor­re­re dei tem­pi. “Negli anni ‘70 c’era una mani­fe­sta­zio­ne ogni saba­to; veni­va­no a occu­pa­re la men­sa, si pren­de­va­no da man­gia­re, una vol­ta si mise­ro a lan­cia­re le sco­del­le per ribel­lar­si al caro prez­zi”. E anco­ra ci rac­con­ta un cuo­co: “Oggi gli stu­den­ti si limi­ta­no a qual­che lamen­te­la.” La voce degli uni­ver­si­ta­ri, così tri­ste­men­te pre­sen­ta­ta, ha tro­va­to però modo di espri­mer­si attra­ver­so un son­dag­gio fat­to dall’I.S.U., pub­bli­ca­to nel sito, sul gra­di­men­to del­le men­se del­la Sta­ta­le. I dati par­la­no chia­ro, c’è un mal­con­ten­to gene­ra­le. Per esem­pio, su un cam­pio­ne di 296 stu­den­ti il 37,2% non è sod­di­sfat­to del­la men­sa di via Festa del Per­do­no. E in tut­te le altre men­se dell’ateneo mila­ne­se i risul­ta­ti sono omo­ge­nei: in San­ta Sofia, su 275 uten­ti, il 33,5% ha espres­so un’opinione nega­ti­va sul livel­lo del ser­vi­zio e su 737 inter­vi­sta­ti, il 34,9% non ha pro­mos­so la qua­li­tà dei pri­mi piat­ti. Anche su que­sto abbia­mo inter­ro­ga­to Pie­tro Gio­iel­lo che così ha rispo­sto: “Gli stu­den­ti ten­do­no a dare pare­re nega­ti­vo per auspi­ca­re un miglio­ra­men­to costan­te dei ser­vi­zi”. Ver­reb­be da chie­de­re, e lo abbia­mo chie­sto, a che sco­po allo­ra il sito dell’Aspam, come l’I.S.U., pro­po­ne la com­pi­la­zio­ne di un que­stio­na­rio sul­la qua­li­tà dei cibi se poi non lo giu­di­ca atten­di­bi­le: “Per­ché lo fan­no tut­ti e noi ci met­tia­mo al pas­so coi tem­pi”, repli­ca Gio­iel­lo. La que­stio­ne tem­pi lun­ghi in coda resta per ora un pro­ble­ma inso­lu­to ma Mario Baz­za­ni, diri­gen­te atti­vi­tà di assi­sten­za I.S.U., assi­cu­ra: “In Festa del Per­do­no la men­sa tra­di­zio­na­le è sot­tou­ti­liz­za­ta, men­tre la sala fast-food è supe­raf­fol­la­ta, per­ciò abbia­mo deci­so di ren­de­re libe­ro l’accesso all’altra sala anche a chi non ha il tesserino”.

NON TOCCATE LE POSATE
Argen­ta­te, tin­tin­nan­ti, dal­la line sem­pli­ce e fun­zio­na­le, sono loro, le posa­te, l’oggetto più desi­de­ra­to dagli stu­den­ti del­la Sta­ta­le. A rive­lar­lo sono alcu­ni dipen­den­ti dell’Aspam, pun­tan­do l’indice con­tro colo­ro che alla fine del pasto infi­la­no for­chet­ta e col­tel­lo den­tro lo zai­no. Que­sto è il moti­vo secon­do il qua­le si è deci­so di rein­tro­dur­re le posa­te di pla­sti­ca in sosti­tu­zio­ne di quel­le d’acciaio. Le posa­te d’acciaio, la cui intro­du­zio­ne era una di quel­le novi­tà del rias­set­to men­sa dell’anno scor­so, sono dura­te poco per­ché, come ha det­to Pie­tro Gio­iel­lo: “Se met­tia­mo mil­le posa­te al mat­ti­no, la sera ne ritro­via­mo due­cen­to; nel gesti­re la risto­ra­zio­ne ci vuo­le reci­pro­ca fidu­cia, appe­na uno met­te tre lire in più gli sal­ta­no tut­ti addos­so” — e aggiun­ge — “Ho visto un ragaz­zo che si riem­pi­va la mano con un pugno di busti­ne di zuc­che­ro, venia­mo scip­pa­ti di caf­fè, ket­chup, coca-cola; per non par­la­re del­le caramelle!”.

COME AI VECCHI TEMPI
Gra­zie all’inchiesta di Vul­ca­no e all’intervento del diret­to­re gene­ra­le dell’Aspam dopo la nostra segna­la­zio­ne, i prez­zi dei pro­dot­ti che ave­va­no subi­to l’illecito aumen­to sono sta­ti abbas­sa­ti. Da ieri sia­mo tor­na­ti a paga­re la pasta espres­sa 2.60€. L’ultima vol­ta era sta­ta un anno fa.

La vera e pro­pria noti­zia sull’errore del fun­zio­na­rio qui si esau­ri­sce, il pros­si­mo pez­zo ana­liz­za il caro prez­zo sot­to un altro pro­fi­lo, for­se biso­gne­reb­be distin­guer­lo con la gra­fi­ca, tipo riqua­dro? Vede­te voi.

TORTELLINI E LIBERO ARBITRIO
I gio­va­ni tra­di­sco­no la pasta asciut­ta per la piz­za e snob­ba­no i secon­di per il kebab. Tra le ver­du­re vin­ce l’insalatona. Una ricer­ca con­dot­ta da Sodex­ho, azien­da che ope­ra nel cam­po del­la risto­ra­zio­ne, rive­la che il pasto, pres­so le men­se degli ate­nei ita­lia­ni, fino a pochi anni fa era com­po­sto qua­si esclu­si­va­men­te da pri­mo, secon­do, con­tor­no e frut­ta, ora inve­ce gli stu­den­ti pre­di­li­go­no i piat­ti uni­ci. Il feno­me­no si potreb­be rias­su­me­re come una ver­ti­ca­liz­za­zio­ne del pasto: sopra la piz­za met­ti — con­sue­tu­di­ne mol­to ame­ri­ca­na – ver­du­re, sal­sic­ce, bistec­che, corian­do­li. E pure nel kebab ci met­ti di tut­to, anche se a vol­te dicia­mo: “La cipol­la no!”. E così s’ingrossa la spe­sa. Anche il nostro Ate­neo si è mes­so al pas­so coi tem­pi e dall’inizio dell’anno acca­de­mi­co ha fat­to il suo ingres­so in men­sa il kebab, a 3.50 €. Men­tre un trac­cio di piz­za far­ci­to vie­ne 2.80 €. Sem­pre a fron­te del fat­to che ci tro­via­mo in una men­sa uni­ver­si­ta­ria, sia pure un pun­to fast-food, comun­que un ser­vi­zio per gli stu­den­ti squat­tri­na­ti, ci pare che, sia piz­za o kebab, per man­gia­re si spen­da trop­po. Ne par­lia­mo con Gio­iel­lo che ci illu­stra il seguen­te prin­ci­pio: l’Aspam met­te dei prez­zi che varia­no a secon­da del­la qua­li­tà o tipo di cibo, è lo stu­den­te che deve saper sce­glie­re in base alle sue pos­si­bi­li­tà eco­no­mi­che. La dif­fe­ren­za di prez­zo nel­la qua­li­tà inter­vie­ne, ad esem­pio, tra la pasta sem­pli­ce a 1.55 € e la pasta espres­sa a 2.60 €. Qua­li­tà che dipen­de da cot­tu­ra, la pasta sem­pli­ce è lì dal­la mat­ti­na, l’espressa è cot­ta sul momen­to; e anche dagli ingre­dien­ti: sugo al pomo­do­ro per la pri­ma, gam­be­ret­ti e varie nel­la secon­da. Stes­so dica­si per quei piat­ti che sem­bra­no anda­re incon­tro più al capric­cio che al biso­gno di nutri­men­to. Davan­ti agli sfri­go­lan­ti piz­zoc­che­ri, ai lucen­ti tor­tel­li­ni intri­si di sal­sa alle noci, rime­sco­la­ti in fron­te ai nostri occhi, l’unico modo di rispar­mia­re è opta­re per la pasta sem­pli­ce: quel­la bian­ca, den­tro la pen­to­la che pare una bara, con­di­ta al momen­to con uno schiz­zo di sugo. Caro stu­den­te, tira avan­ti al pun­to piz­za, dimen­ti­ca il kebab, sopras­sie­di alla focac­cia far­ci­ta. Vai diret­ta­men­te alla cas­sa, non alza­re mai lo sguar­do. Oppu­re, svenati.

a cura di Dia­na Garrisi

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