EDITORIALE MAGGIO 2006

“Il futu­ro non è più quel­lo di una vol­ta”. Qual­che anno fa era una fra­se sbia­di­ta nei cor­ri­doi del metrò. Einau­di ha appe­na pub­bli­ca­to l’ultimo libro di Aldo Nove, “Mi chia­mo Rober­ta, ho 40 anni, gua­da­gno 250 euro al mese”. Sono sto­rie di gen­te comu­ne, ragaz­zi e ragaz­ze di buo­na fami­glia, vali­do cur­ri­cu­lum e tena­ce volon­tà. Oltre alla fascia ana­gra­fi­ca e alla cit­ta­di­nan­za ita­lia­na, li acco­mu­na il pre­ca­ria­to pro­fes­sio­na­le.
Aldo Nove non è un poli­ti­co, un fazio­so, un giro­ton­di­no. Si limi­ta a rac­con­ta­re sto­rie vere sine ira et stu­dio: da vero cro­ni­sta il giu­di­zio lo lascia ai let­to­ri.
“Il futu­ro non è più quel­lo di una vol­ta”. Già: una gene­ra­zio­ne sen­za futu­ro, sen­za spe­ran­za di futu­ro, sem­pli­ce­men­te can­cel­la­ta dal­le leg­gi di mer­ca­to. Ma come rea­gi­re? L’ingiustizia legit­ti­ma il ran­co­re, il pes­si­mi­smo, il disim­pe­gno di chi incro­cia le brac­cia e bestem­mia il gover­no? O non con­ver­reb­be ades­so, pro­prio e soprat­tut­to ades­so, far­si vale­re, affron­ta­re la sfi­da del­la moder­ni­tà con corag­gio? Una lot­ta per i dirit­ti pas­sa attra­ver­so la com­bat­ti­vi­tà quo­ti­dia­na, la fidu­cia nel cam­bia­men­to e un cer­to irra­zio­na­le otti­mi­smo di fon­do.
“Il futu­ro non è più quel­lo di una vol­ta”, d’accordo. Pos­sia­mo però impe­gnar­ci per­ché non sia peggiore.
Luca Gual­tie­ri
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