INTERVISTA AL SENATORE GIUSEPPE AYALA

Ex PM anti­ma­fia e tra i pro­ta­go­ni­sti del maxi-pro­ces­so, ex sot­to­se­gre­ta­rio di Gra­zia e Giu­sti­zia per i Gover­ni Pro­di e D’Alema, oggi sena­to­re alla sua quar­ta legi­sla­tu­ra, l’ultima, con i DS. E anco­ra sesto nel­la clas­si­fi­ca dei sena­to­ri com­pi­la­ta da Il Sole24Ore, uomo col­to e sti­ma­to dal­la destra come dal­la sini­stra, l’onorevole Giu­sep­pe Aya­la ha rispo­sto alle nostre domande

Cosa pen­sa, pri­ma di tut­to, del­la par­ti­co­la­re con­giun­tu­ra poli­ti­co-isti­tu­zio­na­le che si con­fi­gu­ra ades­so: ele­zio­ne del­le came­re, ele­zio­ne del Pre­si­den­te del­la repub­bli­ca e nuo­va leg­ge elet­to­ra­le. Cosa ne ver­rà fuo­ri?
Innan­zi tut­to la nuo­va leg­ge elet­to­ra­le secon­do me è un disa­stro. Non per il ritor­no al pro­por­zio­na­le – sono un soste­ni­to­re del mag­gio­ri­ta­rio ma rico­no­sco che non è ser­vi­to a supe­ra­re la fram­men­ta­zio­ne par­ti­ti­ca ita­lia­na – quan­to per la lista bloc­ca­ta, che con­se­gna la com­po­si­zio­ne del par­la­men­to alle oli­gar­chie di par­ti­to. Non c’è can­di­da­to del cit­ta­di­no: la par­te di elet­to­ra­to inde­ci­sa, che si aggi­ra intor­no al 30%, sce­glie soli­ta­men­te il can­di­da­to in base alle sue per­so­na­li qua­li­tà, ma in que­sto siste­ma sem­pre più de-ideo­lo­giz­za­to la lista bloc­ca­ta reca il sim­bo­lo e nes­sun nome e così allon­ta­na il cit­ta­di­no dal­la par­te­ci­pa­zio­ne. Il par­la­men­to è pri­ma di tut­to costi­tui­to da don­ne e uomi­ni scel­ti dagli elet­to­ri, non da par­ti­ti.
Esi­ste inol­tre un pro­ble­ma tec­ni­co: i pre­mi di mag­gio­ran­za da attri­buir­si a base regio­na­le, che per il sena­to è costi­tu­zio­nal­men­te vin­co­la­ta, sono del tut­to caba­li­sti­ci. Non si riu­sci­rà a costi­tui­re una mag­gio­ran­za per­ché si abbas­sa l’effetto pro­por­zio­na­le, ma i pre­mi si inter­di­co­no a vicen­da e chiun­que vin­ce­rà avrà un sena­to debo­le. Que­sta nuo­va leg­ge è sta­ta fat­ta da colo­ro i qua­li sape­va­no dai son­dag­gi di non vin­ce­re per inde­bo­li­re chi vin­ce­rà.
Per quan­to riguar­da l’eventuale ingor­go isti­tu­zio­na­le, Ciam­pi ha tan­to insi­sti­to sul­la data del­le ele­zio­ni, che com­por­ta auto­ma­ti­ca­men­te la deter­mi­na­zio­ne del­la data del­la pri­ma sedu­ta comu­ne del­le Came­re, pro­prio per evi­ta­re ciò che avven­ne nel ’92. La dina­mi­ca sarà dun­que linea­re e ha una sua ratio: Ciam­pi si dimet­te­rà e le nuo­ve Came­re, già legit­ti­ma­te, eleg­ge­ran­no il nuo­vo Pre­si­den­te del­la Repub­bli­ca, che poi nomi­ne­rà il Governo.

Il 16 dicem­bre 2004 il Pre­si­den­te Ciam­pi ha rin­via­to un pri­mo dise­gno di leg­ge-dele­ga legi­sla­ti­va al gover­no riguar­do al rior­di­no dell’ordinamento giu­di­zia­rio, che è da tem­po neces­sa­rio. Mol­ti i moti­vi tec­ni­ci di tale rin­vio, due i moti­vi sostan­zia­li: usur­pa­zio­ne dei pote­ri e dell’autonomia dell’ordinamento giu­di­zia­rio, in par­ti­co­la­re del CSM, e inef­fi­ca­cia di alcu­ne del­le solu­zio­ni pro­po­ste.
Pre­met­to che un inter­ven­to nor­ma­ti­vo sostan­zia­le sull’ordinamento giu­di­zia­rio è secon­do me asso­lu­ta­men­te neces­sa­rio e che per per­se­guir­lo io pro­por­rei una ses­sio­ne straor­di­na­ria di 2 anni che pre­ve­da inter­ven­ti nor­ma­ti­vi di sem­pli­fi­ca­zio­ne e rin­no­va­men­to del codi­ce pena­le, inter­ven­ti di miglio­re orga­niz­za­zio­ne degli uffi­ci e stan­zia­men­to di risor­se ade­gua­te.
Alcu­ne tra le obie­zio­ni mos­se anche dal CSM al dise­gno di leg­ge – sono obie­zio­ni che con­di­vi­do inte­ra­men­te – riguar­da­va­no ad esem­pio la pre­vi­sio­ne di inter­ven­ti del Mini­stro del­la Giu­sti­zia sull’indicazione del­le linee di poli­ti­ca cri­mi­na­le per l’anno giu­di­zia­rio. Come può il Mini­stro, che non ha alcun pote­re sugli uffi­ci requi­ren­ti, ave­re tale pre­ro­ga­ti­va, se non, al più, a livel­lo di pare­re non vin­co­lan­te? Un simi­le siste­ma sareb­be sta­to com­pren­si­bi­le nel con­te­sto del vec­chio ordi­na­men­to del 1941: allo­ra esi­ste­va un pote­re gerar­chi­co del Mini­stro del­la Giu­sti­zia sui pro­cu­ra­to­ri, ma poi è sta­to cas­sa­to; allo stes­so modo è inco­sti­tu­zio­na­le l’iper-verticizzazione che nel dise­gno pre­ve­de­va un Pro­cu­ra­to­re del­la Repub­bli­ca al di sopra del­la Pro­cu­ra gene­ra­le. Altri ana­cro­ni­sti­ci aspet­ti del dise­gno riguar­da­no il mec­ca­ni­smo dei con­cor­si. Pri­ma di tut­to esso si è rive­la­to inef­fi­ca­ce e impro­dut­ti­vo, inol­tre, come pri­ma ed evi­den­te obie­zio­ne, ci si potreb­be chie­de­re scher­zo­sa­men­te ma non trop­po “tra esa­mi­nan­di e giu­di­can­di, chi ha tem­po di fare le sen­ten­ze?”. Cer­to, l’avanzamento per anzia­ni­tà è altret­tan­to eccessivo.

E per quan­to riguar­da la divi­sio­ne del­le car­rie­re?
Riguar­do a que­sto va rile­va­to innan­zi tut­to che in Ita­lia abbia­mo un’anomalia: il PM è auto­no­mo e indi­pen­den­te e con­se­guen­te­men­te ha l’obbligo di azio­ne pena­le per ogni noti­tia cri­mi­nis rice­vu­ta, e tale obbli­go costi­tui­sce garan­zia di non discre­zio­na­li­tà nell’esercizio del­la sua fun­zio­ne. Negli U.S.A. e in Fran­cia ad esem­pio vigo­no siste­mi dif­fe­ren­ti, che vedo­no una sog­ge­zio­ne del PM alla gerar­chia poli­ti­co-gover­na­ti­va e un dif­fe­ren­te esple­ta­men­to del­la fun­zio­ne di PM. Poi­ché in Ita­lia stan­no così le cose, è fon­da­men­ta­le per una cul­tu­ra del­la giu­ri­sdi­zio­ne meno poli­zie­sca che il magi­stra­to acqui­si­sca espe­rien­za e sen­so del giu­di­zio come giu­di­ce per poi rico­pri­re ade­gua­ta­men­te il ruo­lo di PM. Nel­la mia espe­rien­za per­so­na­le ho rico­per­to la cari­ca di Pre­to­re, giu­di­ce uni­co pre­sen­te in ogni capo­luo­go di pro­vin­cia a cui era affi­da­ta l’am­mi­ni­stra­zio­ne del­la giu­sti­zia in mate­ria civi­le e pena­le, ossia rispet­ti­va­men­te il ruo­lo di PM e giu­di­ce. Que­sta espe­rien­za mi ha per­mes­so di ope­ra­re al meglio come PM, mi ha reso coscien­te di ciò che pote­va con­ce­de­re un tri­bu­na­le e del­le richie­ste che avrei potu­to fare, poi­ché ave­vo svol­to anche il mestie­re di giu­di­ce. Al maxi-pro­ces­so, dun­que, oltre alle con­dan­ne, ho richie­sto nume­ro­se asso­lu­zio­ni, per­ché con­sa­pe­vo­le del­le accu­se poco reg­gi­bi­li, del­la dif­fi­col­tà o addi­rit­tu­ra impos­si­bi­li­tà del tri­bu­na­le di con­ce­de­re la con­dan­na con pro­ve insuf­fi­cien­ti. Pro­prio que­sta con­sa­pe­vo­lez­za mi ha per­mes­so di raf­for­za­re le con­dan­ne e otte­ne­re dal tri­bu­na­le tut­te quel­le richie­ste. In man­can­za di una simi­le espe­rien­za le per­so­ne ven­go­no spes­so fatal­men­te con­di­zio­na­te dal­la Poli­zia Giu­di­zia­ria.
Il ripri­sti­no dei con­cor­si e la sepa­ra­zio­ne – poi­ché di sepa­ra­zio­ne di fat­to si trat­ta – del­le car­rie­re sono gra­vis­si­mi erro­ri strutturali.

Cosa pen­sa degli appel­li media­ti­ci del Pre­si­den­te del Con­si­glio “per­se­gui­ta­to” dai magi­stra­ti?
Non ho mai cre­du­to in simi­li affer­ma­zio­ni. L’unica cosa obbiet­ti­va­men­te evi­ta­bi­le sareb­be sta­to l’avviso di garan­zia con­se­gna­to a Ber­lu­sco­ni al G8 nel 1994, un’azione pri­va di ratio alcu­na. Aggiun­ge­rei anche la custo­dia cau­te­la­re duran­te “mani puli­te”. Ma a par­te que­sto non vedo per­se­cu­zio­ne giu­di­zia­ria. La situa­zio­ne di Ber­lu­sco­ni dipen­de dal suo esse­re al con­tem­po uno spre­giu­di­ca­to e abi­le impren­di­to­re e il Pre­si­den­te del consiglio.

Si potreb­be apri­re un lun­go dibat­ti­to sul con­flit­to d’interesse…
Infat­ti… qui mi limi­to a dire che Ber­lu­sco­ni non è nato Pre­si­den­te del Con­si­glio e che ha sfrut­ta­to la sua abi­li­tà media­ti­ca da vittima.

La fidu­cia dei cit­ta­di­ni nell’amministrazione del­la giu­sti­zia è in calo. Di cer­to que­ste bat­ta­glie media­ti­che con­tri­bui­sco­no alla situa­zio­ne, ma ci sono altri moti­vi?
Cer­to, uno in par­ti­co­la­re. Alle fasce di popo­la­zio­ne atten­te è noto che la par­te giu­di­can­te fun­zio­na bene. Capi­ta qual­che sen­ten­za meno ade­gua­ta, ma in gene­re la rispo­sta dei giu­di­ci è seria e affi­da­bi­le. La man­can­za di fidu­cia dipen­de inve­ce dal­la len­tez­za del­la giu­sti­zia. E’ una gra­ve inef­fi­cien­za dell’organizzazione giu­di­zia­ria che è per­ce­pi­bi­le solo dagli addet­ti ai lavo­ri — non dal cit­ta­di­no che pur­trop­po ne vive gli effet­ti nega­ti­vi — ma che para­liz­za anche la par­te che fun­zio­na e sen­za col­pa dei giu­di­ci com­por­ta un loro calo d’immagine.

La ragio­ne­vo­le dura­ta è un para­me­tro di giu­sto pro­ces­so che è sta­to inse­ri­to anche nel­la nostra Costi­tu­zio­ne. Si è let­to spes­so che la Cor­te di giu­sti­zia dell’Unione Euro­pea rice­ve ogni anno nume­ro­sis­si­mi ricor­si per ingiu­sta dura­ta dei pro­ces­si in Ita­lia.
Pos­so rife­ri­re quel­lo che mi è sta­to det­to dai giu­di­ci del­la Cor­te stes­sa l’ultima vol­ta che li ho incon­tra­ti: “sen­za i ricor­si per tem­pi bre­vi pro­ve­nien­ti dall’Italia sarem­mo sem­pre in vacan­za”. Que­sto per dare un’idea del­la gra­vi­tà del­la situa­zio­ne. Pur­trop­po così anche i con­te­nu­ti del­le nostre sen­ten­ze, di cui è rico­no­sciu­ta l’alta qua­li­tà anche nel pano­ra­ma euro­peo e dal­la Cor­te di giu­sti­zia, ven­go­no svi­li­ti. Cin­que anni fa si cre­de­va anco­ra nel­la magi­stra­tu­ra. E’ un pro­ble­ma poli­ti­co, per­ché può esse­re risol­to solo con una sostan­zia­le rifor­ma di rior­ga­niz­za­zio­ne degli uffi­ci e, lo ripe­to, dal­lo stan­zia­men­to di risor­se ade­gua­te. Ci sono uffi­ci para­liz­za­ti addi­rit­tu­ra dall’inadeguatezza o man­can­za di mez­zi come foto­co­pia­tri­ci e fax…
Per tor­na­re al discor­so sul­la fidu­cia, comun­que, biso­gna ammet­te­re anche la respon­sa­bi­li­tà di talu­ni per­so­nag­gi che fan­no par­te dell’ordine giu­di­zia­rio. Ha fat­to bene Nico­la Mar­vul­li (Pri­mo Pre­si­den­te del­la Supre­ma Cor­te di Cas­sa­zio­ne, ndR), all’apertura dell’anno giu­di­zia­rio, ad ammo­ni­re con­tro il pro­ta­go­ni­smo e la stru­men­ta­liz­za­zio­ne media­ti­ca ope­ra­ta da pochi magi­stra­ti che così facen­do dan­neg­gia­no l’immagine di cor­ret­tez­za di tut­to l’ordine.

Nel­la sua espe­rien­za si anno­ve­ra anche il ruo­lo di PM anti­ma­fia duran­te uno dei perio­di più bui del­la sto­ria ita­lia­na. Cosa è cam­bia­to dopo il maxi-pro­ces­so? Cosa Nostra non spa­ra da 13 anni: la mafia è scon­fit­ta o anco­ra più sot­ti­le?
Il maxi-pro­ces­so ini­zia­to a Paler­mo il 10 feb­bra­io del 1986 ha coin­vol­to 475 impu­ta­ti e ha rap­pre­sen­ta­to l’acmè del­la lot­ta alla mafia. Pri­ma e soprat­tut­to è con­si­sti­to nel­la veri­fi­ca giu­di­zia­ria di cosa fos­se la mafia. Anco­ra oggi quan­do si cer­ca di defi­ni­re que­sto com­ples­so feno­me­no si ricor­re ai ver­ba­li del maxi-pro­ces­so.
Del ’93 la Mafia si è ina­bis­sa­ta. Sen­za omi­ci­di è cala­ta la visi­bi­li­tà del pro­ble­ma, è noto che i riflet­to­ri si accen­do­no in casi di par­ti­co­la­re vio­len­za e pri­ma del maxi-pro­ces­so l’allarme socia­le per omi­ci­di e guer­re di mafia era dav­ve­ro alto. Cer­to, è posi­ti­vo che negli ulti­mi 13 anni cose simi­li non si sia­no più ripe­tu­te, ma anche ades­so, men­tre par­lia­mo, quan­ti­tà di dena­ro e par­ti­te di dro­ga ven­go­no scam­bia­te e quin­di la mafia c’è anco­ra, ma non è visi­bi­le. La sen­si­bi­li­tà e l’impegno, dun­que, si sono rare­fat­ti, ma non si trat­ta pro­pria­men­te di un dise­gno poli­ti­co. L’amara idea di fon­do è che pres­sio­ni e rea­zio­ni sono diret­ta­men­te pro­por­zio­na­li e che, pur­trop­po, l’agenda dell’antimafia la fa la mafia.
Cer­to, la mafia non può non ave­re rap­por­ti con la poli­ti­ca, sia al momen­to del­le ele­zio­ni che nel cor­so del­le legi­sla­tu­re, ma non si deve gene­ra­liz­za­re: non tut­ti i poli­ti­ci sono col­lu­si, non inte­ri par­ti­ti. Dire che “tut­to è mafia” è peri­co­lo­so, per­ché è come dire che “nien­te è mafia”: non si risol­ve il pro­ble­ma, che non è solo giu­di­zia­rio ma soprat­tut­to poli­ti­co. Di cer­to la mafia non ha inte­res­se ad anda­re all’opposizione e la poli­ti­ca fini­sce per esser­ne sot­til­men­te e dif­fu­sa­men­te con­di­zio­na­ta. La mia con­vin­zio­ne per­so­na­le è che la mafia si com­bat­te in Sici­lia ma la bat­ta­glia si vin­ce a Roma.

a cura di Maria Bea­tri­ce Vanni 

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