EDITORIALE GIUGNO 2006

E se can­cel­las­si­mo dav­ve­ro il valo­re lega­le del­la laurea?

Dicia­mo­la tut­ta: in die­ci anni l’Università ita­lia­na è sta­ta rifor­ma­ta, tra­sfor­ma­ta, stra­paz­za­ta da Solo­ni di ogni colo­re.
Ma nes­su­no ha anco­ra fat­to stri­ke.
For­se per­chè nel­la con­ce­zio­ne nostra­na eccel­len­za e con­cor­ren­za fan­no a bot­te anzi­chè sposarsi.
O for­se per­chè cer­to pseu­do-ses­san­tot­ti­smo ci ha incul­ca­to il dog­ma che l’istruzione deve esse­re tut­ta per tut­ti. E i risul­ta­ti li vedia­mo. Aule stra­boc­can­ti, fuo­ri­cor­so ende­mi­ci, ser­vi­zi pre­ca­ri e disoc­cu­pa­zio­ne garan­ti­ta (per mol­ti, per troppi).
Intro­dur­re cri­te­ri di mer­ca­to nell’istruzione non è lai­da barat­te­ria. Potreb­be esse­re il modo per ampu­ta­re i rami sec­chi, defe­ne­stra­re le baro­nie, grat­tar via la muf­fa. For­se così avre­mo ate­nei d’eccellenza per docen­ti eccel­len­ti, ricer­ca­to­ri eccel­len­ti e allie­vi eccel­len­ti (con bor­se di stu­dio garan­ti­te, chiaro).
- E gli altri? — osser­ve­ran­no i buo­ni­sti. Beh, non è la scuo­la dell’obbligo.
Luca Gual­tie­ri
Con­di­vi­di:
Redazione on FacebookRedazione on InstagramRedazione on TwitterRedazione on Youtube
Redazione

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.