SALVADOR DA BAHIA

Sal­va­dor — chia­ma­ta a vol­te sem­pli­ce­men­te “Bahia” – è sta­ta la pri­mis­si­ma capi­ta­le del Bra­si­le quan­do anco­ra era una colo­nia por­to­ghe­se. Ha tut­to quel­lo che un viag­gia­to­re può desi­de­ra­re: pre­zio­si palaz­zi baroc­chi tra­su­dan­ti di sto­ria, affa­sci­nan­ti stra­di­ne die­tro le qua­li bru­li­ca la vita del sot­to­bo­sco urba­no, spiag­ge di una bel­lez­za mito­lo­gi­ca, e un cli­ma para­di­sia­co tut­to l’anno: la dif­fe­ren­za tra esta­te e inver­no la per­ce­pi­sco­no solo i bahia­ni, uno dei popo­li più viva­ci, gode­rec­ci ed estro­ver­si del pia­ne­ta. Costrui­ta sul­la som­mi­tà di un’altura e cre­sciu­ta su due livel­li tra cida­de altacida­de bai­xa Sal­va­dor è ada­gia­ta all’interno del­la Baia de Todos os San­tos, chia­ma­ta così da Ame­ri­go Vespuc­ci che la sco­prì nel gior­no di Ognis­san­ti del 1501. Deve la sua ini­zia­le ric­chez­za soprat­tut­to al com­mer­cio del­lo zuc­che­ro, dell’oro, dei dia­man­ti e degli schia­vi che giun­ge­va­no dall’Africa. Il nume­ro di que­sti ulti­mi diven­ne negli anni così alto che le tra­di­zio­ni cul­tu­ra­li afri­ca­ne ini­zia­ro­no a influen­za­re pro­fon­da­men­te la cul­tu­ra del­la cit­tà (basti pen­sa­re ai rit­mi musi­ca­li, ai riti del cam­dom­blè e alla capoei­ra, nata pro­prio qui). L’80% del­la popo­la­zio­ne del­la cit­tà è di ori­gi­ne afri­ca­na, anche se nel­la mag­gio­ran­za dei casi si è fusa con il resto del­le raz­ze. A testi­mo­nia­re il poten­te pas­sa­to di Sal­va­dor è il quar­tie­re del Pelou­ri­n­ho, il cen­tro sto­ri­co, ric­co di bel­lis­si­me chie­se baroc­che e di palaz­zi di epo­ca colo­nia­le. Fino a una deci­na d’anni fa era un quar­tie­re mal­fa­ma­to; da quan­do è sta­to com­ple­ta­men­te restau­ra­to è diven­ta­to uno dei luo­ghi più sicu­ri del­la cit­tà e una mec­ca turi­sti­ca. Pec­ca­to che per tirar­lo a luci­do gli abi­tan­ti ori­gi­na­ri sia­no sta­ti sfrat­ta­ti per far posto ad alber­ghi e nego­zi di ogni gene­re. Cio­no­no­stan­te il Pelou­ri­n­ho con­ti­nua ad esse­re mol­to fre­quen­ta­to dai sote­ra­po­li­ta­nos (que­sto il nome esat­to degli abi­tan­ti di Sal­va­dor) soprat­tut­to il mar­te­dì sera, quan­do si riem­pie di musi­ca per la cosid­det­ta “terça do Pelou­ri­n­ho” (mar­te­dì del Pelou­ri­n­ho): in ogni piaz­za, via, loca­le, c’è un’invasione di pal­chi con con­cer­ti gra­tui­ti di ogni sor­ta di gene­re musi­ca­le. Se vole­te veni­re a Sal­va­dor il Pelou­ri­n­ho è sicu­ra­men­te il posto più sicu­ro in cui si può allog­gia­re (c’è in media un poli­ziot­to ogni 50 metri) e con gli alber­ghi più a buon mer­ca­to, ma ha un’elevatissima con­cen­tra­zio­ne turi­sti­ca e di con­se­guen­za è impac­chet­ta­to e ser­vi­to per gli stra­nie­ri. Per cui è salu­ta­re sal­ta­re su un auto­bus e esplo­ra­re la cit­tà, maga­ri met­ten­do da par­te per un atti­mo la gui­da per per­cor­re­re le stra­de dove il bahia­no Jor­ge Ama­do (il più cele­bre scrit­to­re bra­si­lia­no) ha ambien­ta­to alcu­ni dei suoi più cele­bri roman­zi. Sem­pre per non bar­ri­car­si nel Pelou­ri­n­ho (ma spen­den­do qual­che sol­di­no in più), si può allog­gia­re pres­so la Casa Encan­ta­da nel quar­tie­re di Ita­puã, gesti­ta da una cop­pia di ita­lia­ni, inte­res­san­te espe­ri­men­to di turi­smo soli­da­le. Ita­puã ha anche una del­le più bel­le e affol­la­te spiag­ge del­la cit­tà, fre­quen­ta­ta soprat­tut­to la dome­ni­ca. Non ci si può toglie­re poi il pia­ce­re di pas­sa­re una gior­na­ta sul­le spiag­ge di Ribei­ra, Bar­ra, Ondi­na o del­la più lon­ta­na pra­ia do Fla­men­go (più fighet­ta e turi­sti­ca, ma con un pae­sag­gio sem­pli­ce­men­te para­di­sia­co); spiag­ge che non han­no i nomi eso­ti­ci di quel­le cario­ca di Copa­ca­ba­na, Ipa­ne­ma e Urca, ma che a que­ste non han­no dav­ve­ro pro­prio nul­la da invi­dia­re. La sera si può fare il giro dei loca­li not­tur­ni di Rio Ver­me­lho, il quar­tie­re di più gran­de effer­ve­scen­za cul­tu­ra­le del­la cit­tà, anch’esso con del­le bel­le spiag­ge, e maga­ri il gior­no suc­ces­si­vo far visi­ta al san­tua­rio di Nos­so Sen­hor do Bom­fim, nell’omonimo quar­tie­re, dove potre­te far­vi lega­re con 3 nodi (a cui cor­ri­spon­de un desi­de­rio da espri­me­re) una fita do Bom­fim, il brac­cia­let­to di stof­fa che i bahia­ni anno­da­no per chie­de­re una grazia.

Seb­be­ne Sal­va­dor non goda la fama di cit­tà sicu­ra, gira­re per le sue stra­de non è asso­lu­ta­men­te così rischio­so come si rac­con­ta. Basta ave­re il buon sen­so di non osten­ta­re con orgo­glio bor­se di Pra­da, brac­cia­li d’oro e pre­zio­si cro­no­gra­fi; oltre ad ave­re (sem­pre) que­sti accor­gi­men­ti, se poi ci si vuo­le avven­tu­ra­re in quar­tie­ri peri­fe­ri­ci mol­to pove­ri (ce ne sono putrop­po in abbon­dan­za), è con­si­glia­bi­le vestir­si il più pos­si­bi­le come un bra­si­lia­no (indos­san­do pan­ta­lo­ni cor­ti, canot­ta e infra­di­to) e non mostra­re asso­lu­ta­men­te mac­chi­ne foto­gra­fi­che digi­ta­li, visto che comun­que, a meno che non sia­te mol­to scu­ri di pel­le, non pas­se­re­te mai inos­ser­va­ti. Per fare shop­ping e tener­si lon­ta­no dal turi­smo di mas­sa sti­le “cot­to e magna­to”, biso­gna evi­ta­re come la peste il Mer­ca­do Mode­lo, a pochi metri dall’Ele­va­dor Lacer­da (l’ascensore che col­le­ga cit­tà alta e cit­tà bas­sa): è con­ce­pi­to appo­sta per gli stra­nie­ri. Anda­te piut­to­sto alla Fei­ra de São Joa­quim (ma non dopo che ha appe­na pio­vu­to, a meno che non vi piac­cia scia­re nel fan­go). Per man­gia­re ce n’è per tut­ti i gusti, la cuci­na bahia­na gode di un’ottima fama in tut­to il Bra­si­le. Quin­di non c’è moti­vo alcu­no per cui pren­der­vi una piz­za, che qui è popo­la­ris­si­ma, ma fa a dir poco schi­fo. Se sie­te in stra­da but­ta­te­vi piut­to­sto sugli spie­di­ni o sul buo­nis­si­mo aca­ra­jè, una spe­cie di pol­pet­ta di fari­na di fagio­li e cipol­le frit­ta nell’olio di pal­ma di den­dê e ser­vi­ta con minu­sco­li gam­be­ret­ti e sal­se varie.

Quan­do si par­la di radi­ci afri­ca­ne ven­go­no subi­to in men­te la capoei­ra e il can­dom­blè. Per assi­ste­re a capoei­ra non solo a uso e con­su­mo dei turi­sti, basta anda­re al cen­tro per la con­ser­va­zio­ne del­la capoei­ra de Ango­la, nel Pelou­ri­n­ho, dove è pos­si­bi­le tro­va­re mae­stri ultra­set­tan­ten­ni anco­ra in atti­vi­tà, come Mestre Ben­dão, che assie­me a lui ten­go­no viva la tra­di­zio­ne del­la capoei­ra più anti­ca (l’altra varian­te è la cosid­det­ta regio­nal, più spet­ta­co­la­re e acro­ba­ti­ca). Per assi­ste­re inve­ce a una ceri­mo­nia del can­dom­blè – la reli­gio­ne por­ta­ta dagli schia­vi che col tem­po si è sin­cre­tiz­za­ta col cat­to­li­ce­si­mo — è neces­sa­rio esse­re accom­pa­gna­ti da qual­che bahia­no in una casa bran­ca, il luo­go dove avven­go­no le ceri­mo­nie. Se non cono­sce­te nes­su­no che pos­sa accom­pa­gnar­vi vi baste­rà sbor­sa­re qual­che reais e affi­dar­vi alle gui­de che sicu­ra­men­te l’albergo dove allog­ge­re­te vi pro­por­rà. Non fa mol­ta dif­fe­ren­za: anche loro vi por­te­ran­no negli stes­si posti del­la peri­fe­ria (se non del­le fave­las) dove vi por­te­reb­be un cono­scen­te loca­le. Una del­le casas bran­cas più famo­se è quel­la di Mata Escu­ra, quar­tie­re alla peri­fe­ria nord del­la cit­tà. Il rito in sé è affa­sci­nan­te e sug­ge­sti­vo, e seb­be­ne la pre­sen­za di deci­ne di turi­sti accan­to a voi non ve lo farà pen­sa­re, è asso­lu­ta­men­te autentico. 

Chi ha inten­zio­ne di anda­re a Sal­va­dor per il car­na­val, potrà esse­re feli­ce di apprez­za­re quel­lo che è il car­ne­va­le di stra­da più gran­de al mon­do e che dal­la mag­gior par­te dei bra­si­lia­ni vie­ne con­si­de­ra­to il più bel­lo del Bra­si­le. Sei gior­ni di deli­rio in cui 25 chi­lo­me­tri di stra­de ven­go­no chiu­se al traf­fi­co per il pas­sag­gio di una fiu­ma­na di più di 2 milio­ni di per­so­ne, che bal­la­no, bevo­no e amo­reg­gia­no die­tro ai trios eléc­tri­cos, car­ri che sono dei veri e pro­pri pal­chi ambu­lan­ti sopra ai qua­li si esi­bi­sco­no le band musi­ca­li dei gene­ri tra­di­zio­na­li di Bahia, soprat­tut­to axè, pago­desam­ba reg­gae. L’alternativa è quel­la di segui­re un blo­co, un grup­po di per­cus­sio­ni, o qual­cu­no dei famo­si afo­xè, i grup­pi del car­ne­va­le, come gli Olo­dum e i Filhos de Gan­d­hi. Bahia è la patria di qua­si tut­ti i can­tan­ti bra­si­lia­ni più famo­si (Cae­ta­no Velo­so, Gil­ber­to Gil, Gal Costa, Car­li­n­hos Bro­wn, João Gil­ber­to, Maria Betha­nia…) che spes­so sono sopra i car­ri per can­ta­re dal vivo, se avre­te for­tu­na potre­te tro­var­vi nel­la bol­gia assie­me a loro.

Benia­mi­no Musto

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