EDITORIALE NOVEMBRE 2006

I ret­to­ri chie­do­no più sol­di. E lo fan­no descri­ven­do la fati­scen­za di tet­ti sfon­da­ti e labo­ra­to­ri da ter­zo mon­do. Nien­te di nuo­vo. Ma uno stu­dio di Rober­to Perot­ti dell’Università Boc­co­ni fa pen­sa­re. Cito: “La spe­sa per stu­den­te nel­le Uni­ver­si­tà ita­lia­ne e in quel­le ingle­si è appros­si­ma­ti­va­men­te iden­ti­ca. La spe­sa com­ples­si­va per il per­so­na­le acca­de­mi­co è mol­to più ele­va­ta in Ita­lia che in Gran Bre­ta­gna”.
Il dub­bio che per cinquant’anni i Magni­fi­ci ci abbia­no rac­con­ta­to frot­to­le è legit­ti­mo. Lo sta­to ita­lia­no inve­ste mol­to di più di quel­lo ingle­se. E allo­ra per­ché tet­ti sfon­da­ti e labo­ra­to­ri da ter­zo mon­do? For­se per­ché si pre­fe­ri­sco­no finan­zia­men­ti a piog­gia a inter­ven­ti che pre­mi­no il meri­to e la com­pe­ti­ti­vi­tà. For­se per­ché l’Università di tut­ti e per tut­ti fini­sce per esse­re una barac­co­po­li poco salu­bre. For­se per­ché del­la qua­li­tà, sot­to sot­to, non glie­ne fot­te a nessuno.
Luca Gual­tie­ri
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