FINANZIARIA E CONTRADDIZIONI: PIU’ SOLDI PER LE SPESE MILITARI

Cosa suc­ce­de se il gover­no dell’Unione stan­za più fon­di per le for­ze arma­te di quel­lo del­la Cdl..

Uno stra­no spet­tro s’aggira all’interno del­la Finan­zia­ria in via di appro­va­zio­ne al Sena­to, la finan­zia­ria dipin­ta dall’opposizione come la mano­vra dei tagli, del­le tas­se e del­la “pro­le­ta­riz­za­zio­ne dei ceti medi”. Lo spet­tro del mili­ta­ri­smo. Uno spet­tro inquie­tan­te, soprat­tut­to per­ché par­to­ri­to da un gover­no che ave­va mes­so al cen­tro del pro­prio pro­gram­ma il disim­pe­gno ita­lia­no da un tea­tro di guer­ra come quel­lo ira­che­no e l’incentivazione di poli­ti­che di disar­mo (vedi pagi­ne 90, 91 e 109 del pro­gram­ma dell’Unione). E inve­ce nel­la mano­vra com­pa­re un aumen­to di cir­ca 2 miliar­di di euro sui fon­di desti­na­ti alle spe­se bel­li­che. Si va dai 18 miliar­di e 862 milio­ni di spe­sa mili­ta­re del 2006 (di cui 17.782 milio­ni dal bilan­cio del­la Dife­sa e 1.080 aggiun­ti dal­la vec­chia finan­zia­ria), ai 21 miliar­di e 144 milio­ni pre­vi­sti per il 2007 (di cui 18.134 milio­ni sem­pre dal bilan­cio pre­ven­ti­vo del­la Dife­sa e 3.010 dal­la mano­vra 2007). Qual è il moti­vo di un tan­to inat­te­so e sor­pren­den­te aumen­to degli stanziamenti? 

Andan­do a spul­cia­re si sco­pre che, detrat­te le spe­se di man­te­ni­men­to del per­so­na­le – i cir­ca 193 mila uomi­ni al ser­vi­zio del­le for­ze arma­te – che copro­no il 72 % del bilan­cio, riman­go­no più di 4 miliar­di di euro (spal­ma­ti su 3 anni) desti­na­ti a finan­zia­re un fan­to­ma­ti­co “Fon­do per il soste­gno del­l’in­du­stria nazio­na­le ad alto con­te­nu­to tecnologico”. 

In par­te si trat­ta di pro­get­ti già avvia­ti dai pre­ce­den­ti gover­ni, come la par­te­ci­pa­zio­ne al farao­ni­co pro­get­to (a gui­da ame­ri­ca­na) di costru­zio­ne del cac­cia­bom­bar­die­re del futu­ro, l’F35-lightning II, e la paral­le­la col­la­bo­ra­zio­ne al suo omo­lo­go euro­peo, l’Eurofighter Typoon, a fian­co di Ger­ma­nia, Inghil­ter­ra e Spa­gna. Pro­get­ti mol­to discu­ti­bi­li ma che non esau­ri­sco­no il qua­dro degli spe­se pre­vi­ste nei 4 miliar­di del suc­ci­ta­to fondo.

Ecco allo­ra com­pa­ri­re – come rive­la Car­lo Boni­ni in un arti­co­lo su Repub­bli­ca di qual­che tem­po fa — una com­mes­sa (del mag­gio scor­so) ad Oto Mela­ra per 49 vei­co­li blin­da­ti su ruo­ta “Frec­cia”, muni­ti di tor­ret­te per il lan­cio di mis­si­li anti-car­ro. Pic­co­lo par­ti­co­la­re: i vei­co­li mon­te­ran­no mis­si­li “Spi­ke”, costo­sis­si­mi appa­rec­chi di fab­bri­ca­zio­ne israe­lia­na, del valo­re cin­que vol­te supe­rio­re al loro omo­lo­go ame­ri­ca­no, il “Tow”. Per­ché l’esercito ita­lia­no dovreb­be munir­si di que­ste appa­rec­chia­tu­re, con­si­de­ra­te trop­po costo­se per­fi­no dall’esercito ame­ri­ca­no e igno­ra­te pres­so­ché da tut­ti i pae­si del­la Nato è un miste­ro che può scio­glie­re solo l’ex-ministro del­la Dife­sa Mar­ti­no, l’inventore di que­sta genia­le tro­va­ta. Un capric­cio su cui l’Unione però, dal can­to suo, non ha tro­va­to nul­la da ridi­re. Valo­re dell’operazione 310 milio­ni di euro.

Assem­bla­ti sem­pre da Oto Mela­ra (sep­pur fab­bri­ca­ti in Ger­ma­nia) risul­ta­no anche 72 obi­ci semo­ven­ti (per il valo­re di 650 milio­ni di euro) che ver­ran­no acqui­sta­ti per la dife­sa del­le nostre fron­tie­re. Que­sto mal­gra­do sia­no pez­zi d’artiglieria imma­gi­na­ti per com­bat­te­re con­flit­ti di posi­zio­ne lun­go linee anche di cen­ti­na­ia di chi­lo­me­tri; con­flit­ti che, per nostra for­tu­na, non sono pre­vi­sti a bre­ve sca­den­za lun­go i con­fi­ni italiani. 

Spe­se alquan­to imba­raz­zan­ti ma for­te­men­te richie­ste dagli sta­ti mag­gio­ri dell’Esercito e che ser­vi­ran­no – assi­cu­ra­no dal­la Dife­sa – all’«ammodernamento del­le nostre for­ze arma­te». E che, soprat­tut­to, por­te­ran­no gran­di pro­ven­ti, attra­ver­so Oto Mela­ra (ed altre con­trol­la­te come Vitro­ci­snet) nien­te­me­no che a Fin­mec­ca­ni­ca. I cui ver­ti­ci, guar­da caso, pro­ven­go­no tut­ti dagli sta­ti mag­gio­ri del­le for­ze arma­te. Il tut­to in bar­ba alla leg­ge 185 del 1990 che impe­di­reb­be il tra­va­so di per­so­na­le dall’Esercito all’industria degli armamenti. 

Qual­che esem­pio? L’ammiraglio Gui­do Ven­tu­ro­si da capo di sta­to mag­gio­re del­la Dife­sa alla Vitro­ci­set, il gene­ra­le Giu­lio Fra­ti­cel­li da capo di sta­to mag­gio­re dell’Esercito all’Oto Mela­ra, il gene­ra­le Mario Arpi­no dal mede­si­mo sta­to mag­gio­re alla Mar­co­ni (altra socie­tà Fin­mec­ca­ni­ca). E poi il gene­ra­le San­dro Fer­ra­cu­ti e l’ammiraglio Mar­cel­lo de Don­no, rispet­ti­va­men­te dagli sta­ti mag­gio­ri di Aero­nau­ti­ca e Mari­na ad Ams e Agu­sta (altre due socie­tà Fin­mec­ca­ni­ca, impe­gna­te nel­la pro­du­zio­ne di radar ed eli­cot­te­ri). Mol­ti degli impe­gni di spe­sa assun­ti da que­sta finan­zia­ria con Fin­mec­ca­ni­ca risal­go­no all’epoca dei loro inca­ri­chi all’interno del­le for­ze arma­te e, come sot­to­li­nea sem­pre Boni­ni: «por­ta­no anche le loro fir­me. Da gene­ra­li, naturalmente».

Vie­ne quin­di da chie­der­si se que­sto aumen­to del­le spe­se mili­ta­ri non sia soprat­tut­to un gran bel rega­lo a Fin­mec­ca­ni­ca, con la qua­le le for­ze arma­te ita­lia­ne han­no rap­por­ti a dir poco “osmo­ti­ci”. Il che sareb­be non solo un gigan­te­sco con­flit­to d’interessi, ma anche una seria minac­cia nei con­fron­ti del­le poli­ti­che di disar­mo e pace pre­vi­ste nel pro­gram­ma dell’Unione.

Fran­ce­sco Zurlo

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