LA LUNGA NOTTE DI BHOPAL — PARTE I

- 3 dicem­bre 1984 -

Era appe­na pas­sa­ta la mez­za­not­te, ma la Bagh­dad dell’India, veglia­ta dai mina­re­ti e dal­le impo­nen­ti tor­ri del­la fab­bri­ca, non dor­mi­va. Dicem­bre è perio­do di matri­mo­ni, e gli astro­lo­gi ave­va­no decre­ta­to che quel 2 dicem­bre fos­se un gior­no pro­pi­zio per le noz­ze. La cit­tà era tut­to un sus­se­guir­si di feste. E il gior­no seguen­te avreb­be ospi­ta­to l’Ishtema, l’annuale cele­bra­zio­ne che richia­ma­va miglia­ia di fede­li musul­ma­ni da tut­to il pae­se. Arri­va­va­no a get­to con­ti­nuo, su tre­ni spe­cia­li. Quel­la fre­sca not­te d’inverno il ven­to sof­fia­va ver­so sud. Quel­la not­te il ven­to por­tò con sé una nube ver­da­stra che mise fine ai festeg­gia­men­ti. Poco dopo la mez­za­not­te, la nube di gas, fuo­riu­sci­ta dal tec­no­lo­gi­co impian­to del­la Union Car­bi­de, si posò come una col­tre sul­la cit­tà vec­chia, sul­le barac­co­po­li e sul­la sta­zio­ne, semi­nan­do mor­te. Pri­ma cad­de­ro gli ani­ma­li. Cad­de­ro i cani, i gat­ti, gli uccel­li. Cad­de­ro le vac­che sacre, cad­de­ro i tori dal­le cor­na dipin­te, cad­de­ro le capre, spes­so uni­ca fon­te di sosten­ta­men­to per un’intera fami­glia. Cad­de­ro schiu­man­do dal­la boc­ca. Poi cad­de­ro gli invi­ta­ti ai ban­chet­ti, agghin­da­ti dei loro gio­iel­li e vesti­ti dei loro abi­ti più pre­zio­si, cad­de­ro i mise­ra­bi­li abi­tan­ti del­le barac­che adia­cen­ti la fab­bri­ca ame­ri­ca­na che ave­va dato lavo­ro a tan­ti, cad­de­ro i pel­le­gri­ni accal­ca­ti alla sta­zio­ne. I loro pol­mo­ni scop­pia­ro­no. Cad­de­ro a ter­ra spu­tan­do san­gue. Alcu­ni mori­ro­no di una mor­te imme­dia­ta. Altri mori­ro­no dopo, negli ospe­da­li pre­si d’assalto da una fol­la impaz­zi­ta di ter­ro­re, nell’impotenza dei medi­ci, inca­pa­ci di con­tra­sta­re gli effet­ti dell’avvelenamento. Altri non mori­ro­no, ma subi­ro­no dan­ni permanenti.

Chia­ra Checchini

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