NON SI ESCE VIVI DAGLI ANNI ’80 N.5

Que­sto mese, men­tre voi era­va­te assor­ti nel­la let­tu­ra vostro gior­na­le pre­fe­ri­to, Argo 42, si sta­va per con­su­ma­re una tra­ge­dia che noi, aman­ti del­la mia rubri­ca, avrem­mo con­si­de­ra­to di pro­por­zio­ni ocea­ni­che: uno tsu­na­mi infor­ma­ti­vo, un ter­re­mo­to gior­na­li­sti­co, una spal­la­ta eti­ca alla liber­tà di stam­pa di ber­lu­sco­nia­na memo­ria: sta­va­mo per esse­re cen­su­ra­ti. E’ incre­di­bi­le, lo so; sareb­be sta­to come chiu­de­re I Robin­son nell’89, un tele­film che face­va l’89 per cen­to di share: l’unica fami­glia repub­bli­ca­na di neri, non discri­mi­na­ti, a New York. Era­no ric­chis­si­mi, mal­gra­do i geni­to­ri (medi­co e avvo­ca­to) man­te­nes­se­ro cir­ca set­te figli nul­la­fa­cen­ti di cui uno, Theo, pure disles­si­co. Che non si sen­ta­no offe­si i nul­la­fa­cen­ti disles­si­ci, che so esse­re la par­te più cospi­cua del mio baci­no di let­to­ri. La secon­da figlia Deni­se (Lisa Bon­net) nel 1987 si spo­sa con Len­ny Kra­vi­tz: il matri­mo­nio non dura mol­to ma, per chi fos­se inte­res­sa­to, si lascia­no e si pren­do­no in con­ti­nua­zio­ne; come anni fa l’Inter e Geor­ga­tos, imba­raz­zan­te gre­co che dove­va, secon­do i pia­ni, risol­ve­re l’annoso pro­ble­ma del­la fascia sini­stra. Sta­va­mo per rice­ve­re lo schiaf­fo di Ana­gni, come quel­lo che rice­vet­te­ro due illu­stris­si­me figu­re: Boni­fa­cio VIII nel 1303 e il can­tan­te Tony Bran­do. Mol­ti cono­sco­no il pri­mo, spe­ro altret­tan­ti il secon­do, indub­bia­men­te più deci­si­vo e più in linea con il tema odier­no. Tony Bran­do, all’anagrafe Ciar­dul­li, è uno tra i per­so­nag­gi più riu­sci­ti del (for­se) capo­la­vo­ro di Car­lo Ver­do­ne, Com­pa­gni di scuo­la, 1988. Ricor­de­re­mo tut­ti Tony Bran­do, inter­pre­ta­to da un gran­dis­si­mo Cri­stian De Sica, rac­con­ta­re all’ex com­pa­gno di liceo, il cocai­no­ma­ne ono­re­vo­le Valen­za­ni (Mas­si­mo Ghi­ni), del­lo schiaf­fo rice­vu­to da un diri­gen­te Rai, die­tro le quin­te del Festi­val d’Anagni, dopo aver can­ta­to la sua hit Col­lant, col­lant (cito dal film: col­lant, col­lant, mi fan­no impaz­zi­re i tuoi col­lant).

Alla doman­da del Valen­za­ni sul per­ché fos­se sta­to schiaf­feg­gia­to, Bran­do nar­ra l’ardito gesto che di cotal casti­go fu la cau­sa: duran­te il fina­le dell’esibizione, Tony fece sci­vo­la­re sinuo­sa­men­te la mano destra lun­go il fian­co, bloc­can­do­la, in posi­zio­ne pla­sti­ca, sul pube: in Rai gesto vol­ga­re anzi che no. Ebbe in que­sto modo, secon­do la genia­le logi­ca del­la sce­neg­gia­tu­ra ver­do­nia­na, la col­pa di aver anti­ci­pa­to il discor­so di Madon­na e Prin­ce, che di que­sti rife­ri­men­ti si sono pasciu­ti. L’amara rifles­sio­ne sul mon­do del­lo spet­ta­co­lo, Tony la con­clu­de con una pro­fe­zia, come sem­pre tetra e di gran clas­se: “aò, che poi mò se tol­go­no le mutan­de e te ‘e tira­no in fac­cia.” La pate­ti­ca para­bo­la di Tony Bran­do è l’allegoria dell’ascesa e del decli­no di que­gli arti­sti ita­lia­ni disim­pe­gna­ti che, dap­pri­ma osan­na­ti e poi pro­scrit­ti, paga­ro­no l’appartenenza ad un decen­nio inu­ti­le quan­to crudele.

Fabri­zio Aurilia

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2 Commenti su NON SI ESCE VIVI DAGLI ANNI ’80 N.5

  1. Vusu anza bagi. Me vuzu naza bagi. Furu coli blog maza val­ru! Pose sanc­si, pose lac­si, save. Bale­ru, bale­ru. Maza bagi.

  2. lo schiaf­fo lo rice­vet­te per­chè ave­va leg­ge­re­me­ne­te sfio­ra­to il pube con la mano! ma con quel­la can­zo­ne vin­se il samu­rai d’ar­gen­to!
    Simo

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