SPECCHI, BRAME E REAMI

Spec­chio, spec­chio del­le mie bra­me…” Anche sen­za esse­re per­fi­di e vani­to­si come la matri­gna di Bian­ca­ne­ve, cer­to a tut­ti è capi­ta­to di guar­dar­si in uno spec­chio; e a mol­ti sarà capi­ta­to anche di entra­re in una sala degli spec­chi arre­da­ta con spec­chi con­trap­po­sti. Que­sti, riman­dan­do­si all’infinito le reci­pro­che imma­gi­ni, pro­vo­ca­no in chi si osser­va una inat­te­sa e pia­ce­vo­le pic­co­la ver­ti­gi­ne. Le sale degli spec­chi sono sta­te per lun­go tem­po un ele­men­to archi­tet­to­ni­co fis­so in reg­ge e palaz­zi nobi­lia­ri: vi sono sale degli spec­chi nel­la reg­gia di Ver­sail­les, a Palaz­zo Cister­na e a Palaz­zo Bri­che­ra­sio a Tori­no, a Palaz­zo Giu­sti­nia­ni a Roma, a Palaz­zo Duca­le a Man­to­va, a Palaz­zo Orset­ti a Luc­ca, a Palaz­zo Zeno­bio a Vene­zia, a Palaz­zo Duce­zio a Noto, nel castel­lo Este­rhà­zy ad Eisen­stadt, nel castel­lo di Lin­de­rhof, e pro­ba­bil­men­te in mol­te altre resi­den­ze di poten­ti. Alla base del­la scel­ta di ave­re una sala degli spec­chi ci pos­so­no esse­re sta­ti sicu­ra­men­te dei moti­vi ogget­ti­vi, come ad esem­pio il desi­de­rio di gio­var­si del­la appa­ren­te mol­ti­pli­ca­zio­ne del­lo spa­zio e del­le luci risul­tan­te da que­sto tipo di arre­do, per con­se­gui­re effet­ti di magni­fi­cen­za e gran­dio­si­tà. Que­sto pro­po­si­to, con­di­vi­so da mol­ti regnan­ti e poten­ti ari­sto­cra­ti­ci, ci fa riflet­te­re che le sale degli spec­chi si tro­va­no nei luo­ghi del pote­re: la scel­ta di rive­sti­re le pare­ti di una sala con nume­ro­se super­fi­ci riflet­ten­ti riman­da allo­ra al desi­de­rio del poten­te di gesti­re la real­tà e l’apparenza secon­do il suo volere.

L’inganno per­cet­ti­vo cau­sa­to dagli spec­chi era in effet­ti solo la pun­ta dell’iceberg di quel fil­tro o distor­sio­ne dell’informazione che, nei tem­pi pas­sa­ti, i poten­ti pote­va­no sicu­ra­men­te eser­ci­ta­re. Si può dire allo­ra che que­ste sale “pub­bli­che” del­le cor­ti e dei palaz­zi dell’alta ari­sto­cra­zia era­no del­le vetri­ne, o meglio anco­ra dei tea­tri, nei qua­li il padro­ne di casa svol­ge­va il dop­pio ruo­lo di auto­re e di regi­sta. Intor­no all’autore/regista com­pa­ri­va­no mol­te altre figu­re, con­tem­po­ra­nea­men­te atto­ri e spet­ta­to­ri, il cui com­pi­to era essen­zial­men­te obbe­di­re e plau­de­re alle ini­zia­ti­ve di chi dete­ne­va il pote­re. E’ vero che le cor­ti era­no spes­so tea­tro di mac­chi­na­zio­ni e di intri­ghi tra grup­pi di cor­ti­gia­ni, ma for­se le lot­te fra i soste­ni­to­ri di diver­se “visio­ni cor­ti­gia­ne” non era­no né igno­te né invi­se al monar­ca, che pro­ba­bil­men­te raf­for­za­va il suo pote­re met­ten­do in atto l’antico prin­ci­pio del “divi­de et impe­ra”. Infat­ti, come gli spec­chi che mol­ti­pli­ca­no fram­men­ti di imma­gi­ni ren­do­no arduo distin­gue­re tra rea­le e vir­tua­le, la mol­ti­pli­ca­zio­ne di fram­men­ti di infor­ma­zio­ne dispo­sta dal poten­te ren­de­va assai dif­fi­ci­le e insi­dio­sa la costi­tu­zio­ne e la sta­bi­li­tà di allean­ze con fun­zio­ne sov­ver­si­va. Dun­que l’apparente quan­ti­tà di infor­ma­zio­ni mes­sa in sce­na dagli spec­chi non allu­de­va cer­to alla plu­ra­li­tà dei pun­ti di vista dei sud­di­ti, ben­sì all’accorta ope­ra di informazione/disinformazione gesti­ta dall’autorità cen­tra­le. Tut­ta­via le sale degli spec­chi non costi­tui­va­no sol­tan­to la fac­cia­ta scin­til­lan­te del pote­re poli­ti­co cen­tra­le, ma era­no anche luo­ghi di sva­go e di sogno, in cui veni­va­no tenu­ti con­cer­ti, feste, let­tu­re poe­ti­che e tea­tra­li; le stes­se deco­ra­zio­ni fan­ta­sti­che del­le pare­ti e del sof­fit­to (grot­te­sche, masche­re, sce­ne mito­lo­gi­che, ecc.) indi­riz­za­va­no il pen­sie­ro degli spet­ta­to­ri all’evasione nell’immaginario, piut­to­sto che alla con­cre­tez­za dell’azione.

Oggi inve­ce il ruo­lo del­lo spec­chio riman­da più che altro all’interiorità: pro­prio nell’era dell’ipercomunicazione, favo­ri­ta dall’ingrandirsi degli spa­zi comu­ni­ta­ri (sta­di, piaz­ze, ecc.) e dal­la capil­la­re dif­fu­sio­ne dei nuo­vi media, il tea­tro, la let­te­ra­tu­ra, la psi­ca­na­li­si pon­go­no l’accento sul­la rifles­sio­ne sul pri­va­to. L’immagine di un sog­get­to che si riflet­te in uno spec­chio diven­ta quin­di sino­ni­mo del sog­get­to che riflet­te su se stes­so: l’antico gio­co di spec­chi tra esse­re e appa­ri­re si arric­chi­sce allo­ra di nuo­vi accen­ti, con­ser­van­do immu­ta­ti la sua ambi­gui­tà e il suo fascino.

Fla­via Marisi

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