INCHIESTA MASTER — SECONDA PARTE

86 EURO IN PIU’ PER UN LAVORATORE CON MASTER

Ma alla fine que­sto master lo fac­cio o non lo fac­cio? E se lo fac­cio come lo scel­go? E se non scel­go come fac­cio? La doman­da si deve por­re pri­ma che al mon­do del lavo­ro o dell’istruzione, al nostro por­ta­fo­gli. Un master costa media­men­te 2.700 euro se uma­ni­sti­co, cir­ca 8000 se in mana­ge­ment. Infat­ti, esa­mi­nan­do la fre­quen­za dei master per clas­se socia­le di pro­ve­nien­za sui lau­rea­ti, l’indagine Alma­lau­rea 2006, dice che gli stu­den­ti che pro­ven­go­no dal­la clas­se socia­le “bor­ghe­sia” sono il 23% e costi­tui­sco­no il 33% di colo­ro che han­no fat­to un master di 1° livel­lo, e il 39% di quel­li che han­no fat­to un master di 2° livel­lo. Rispet­to ai figli di ambien­te di clas­se ope­ra­ia che costi­tui­sco­no rispet­ti­va­men­te il 9% e il 10%. «Il master ripro­po­ne una sor­ta di stri­scian­te discri­mi­na­zio­ne socia­le – spie­ga il diret­to­re di Alma­lau­rea Andrea Cam­mel­li – il ragaz­zo che pro­vie­ne da una fami­glia che può inve­sti­re di più e per più tem­po, può per­met­ter­si mag­gior­men­te di con­ti­nua­re a stu­dia­re e col­lo­car­si meglio nel mer­ca­to del lavo­ro». Ma sul­la spen­di­bi­li­tà del master nel lavo­ro, i pare­ri sono diver­si. Pao­lo De Mar­ti­no del­l’as­so­cia­zio­ne Mer­cu­rius impe­gna­ta in For­ma­zio­ne e Car­rie­re affer­ma: «Un master aiu­ta sen­za dub­bio a distin­guer­si». La qual cosa non tro­va d’accordo Pec­che­ni­no: «Suc­ce­de che tut­ti han­no il master e se tut­ti fan­no la stes­sa cosa, alla fine non con­ta più nien­te». A dire che il master è indi­spen­sa­bi­le per lavo­ra­re, più che gli esper­ti e i dato­ri di lavo­ro, anco­ra cau­ti nel giu­di­car­ne l’utilità, è il bat­ta­ge pub­bli­ci­ta­rio costrui­to intor­no ad essi: suc­ces­so, com­pe­ti­vi­tà, car­tel­lo­ni colo­ra­ti e accat­ti­van­ti, i master sono recla­miz­za­ti come pro­dot­ti indu­stria­li e se sia leci­to per qual­co­sa di così deli­ca­to come istru­zio­ne e lavo­ro così ci rispon­de Pec­che­ni­no: «Fa par­te del gio­co. Oggi l’università ita­lia­na è un’azienda. L’azienda deve ven­der­si. Ogni gior­no dan­no una lau­rea hono­ris cau­sa, pri­ma si dava a per­so­ne come Enzo Bia­gi, oggi si dà a Valen­ti­no Ros­si. Ogni esta­te scop­pia­no le cam­pa­gne pub­bli­ci­ta­rie. Il master è un pro­dot­to, né più, né meno che la maio­ne­se Kraft». Se guar­dia­mo i dati occu­pa­zio­na­li, l’in­da­gi­ne Alma­lau­rea dice che a 5 anni dal­la lau­rea ci sono 2,4 pun­ti per­cen­tua­li di occu­pa­ti in più fra colo­ro che han­no un master, Cam­mel­li com­men­ta que­sti dati: «Non mi sem­bra un valo­re aggiun­to mol­to con­si­sten­te. Se arti­co­lia­mo il discor­so per tipo di master, lavo­ra­no di più quel­li col master di 2° livel­lo. La mia idea è che il master di 2° livel­lo è un valo­re aggiun­to in ter­mi­ni for­ma­ti­vi, che in par­te mode­sta rea­liz­za un di più in ter­mi­ni occu­pa­zio­na­li». Per l’esattezza, 86 euro in più al mese.

Dia­na Garrisi

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