NON SI ESCE VIVI DAGLI ANNI ’80 N.6

Imma­gi­no che per tut­ti noi il Nata­le sia un albe­ro fat­to da mil­le luci­ne che can­ta­no Augu­ri Coca Cola, come fuo­chi fatui sul gran­de cimi­te­ro del buon­gu­sto del­le pub­bli­ci­tà nata­li­zie anni ottanta.

Gli spot di nata­le anni ’80 si con­cen­tra­va­no sul valo­re più sal­do del­la tra­di­zio­ne ita­lia­na: la fami­glia. E’ del 1982 il panet­to­ne Papà Bar­zet­ti, mar­ca scom­par­sa for­se per meri­to anche del pro­prio mar­ke­ting: una fami­glia pre­pa­ra l’albero in una casa buia e men­tre fuo­ri imper­ver­sa una tem­pe­sta di neve, la por­ta si spa­lan­ca e com­pa­re Bab­bo Nata­le; la fami­glia escla­ma: “Papà Nata­le!”, ma il bab­bo li cor­reg­ge con voce oltre­mon­da­na: “No! Papà Bar­zet­ti!”, al che la voce fuo­ri­cam­po, total­men­te mono­cor­de, pro­cla­ma: “Bar­zet­ti, pastic­ce­ri di anti­ca tra­di­zio­ne.” Ma non man­ca anche chi, sem­pre nel segno del­la fami­glia, osa un po’, sem­pre con gran­de rispet­to. Non era pos­si­bi­le cor­re­re il rischio di esse­re accu­sa­ti dall’Osservatore Roma­no di voler scar­di­na­re il vero-gran­de valo­re del­la socie­tà ita­lia­na, alme­no fino a que­sto Nata­le. Nell’86 Asti Cin­za­no inter­pre­ta la ver­sio­ne yup­pie del Nata­le in fami­glia: un mon­tag­gio ser­ra­to, ma mica trop­po, mostra gio­va­ni in dop­pio pet­to e bel­le don­ne vesti­te in abi­to lun­go che si ingio­iel­la­no, cali­ci di Cin­za­no ghiac­cia­to sopra vas­soi d’argento, bam­bi­ni bel­lis­si­mi bion­di, anche loro in giac­ca da sera, una cop­pia di anzia­ni in pie­na for­ma che si abbrac­cia­no come due ado­le­scen­ti. Si stan­no pre­pa­ran­do per cosa? Un gio­va­ne mana­ger affer­ra un Asti Cin­za­no e stap­pa con ele­gan­te sicu­rez­za deri­va­ta dai pro­pri inve­sti­men­ti: tut­ti si ritro­va­no a casa per festeg­gia­re anche quest’anno un ric­chis­si­mo Nata­le. La fami­glia è sem­pre pron­ta ad indi­ca­re la via giu­sta alle nuo­ve gene­ra­zio­ni. E’ così nel 1988 con lo spot del Panet­to­ne Bat­ti­ste­ro: ad un ceno­ne in fami­glia par­te­ci­pa la ragaz­za del figlio mag­gio­re. Lei è il pro­to­ti­po del­la poco di buo­no: capel­li bion­di cor­ti e rit­ti sul­la testa, truc­co mar­ca­to sugli occhi. La ten­sio­ne è pal­pa­bi­le, tut­ti, anche la non­na, la guar­da­no male, final­men­te arri­va il panet­to­ne Bat­ti­ste­ro, ma l’agitazione non cala, anzi le vie­ne chie­sto ti com­pie­re il Sacro Rito Del Taglio Del Panet­to­ne Bat­ti­ste­ro, com­pi­to che in fami­glia da mil­le gene­ra­zio­ni è affi­da­to alla sal­dis­si­ma mano del figlio più pic­co­lo. La poco di buo­no affer­ra il col­tel­lo, (i più pen­sa­no all’insano gesto) fen­de il panet­to­ne dall’alto ver­so il bas­so, ma urta il bic­chie­re del­lo spu­man­te che, caden­do, mac­chia la tova­glia di fami­glia: i visi si ten­do­no, la situa­zio­ne sem­bra esse­re defi­ni­ti­va­men­te com­pro­mes­sa, ma la ragaz­za con gesto fer­mo si bagna le dita con lo spu­man­te rove­scia­to e se lo pas­sa sul col­lo: come da nota tra­di­zio­ne. La pro­va è supe­ra­ta, tut­ti rido­no rilas­sa­ti. La madre, o la non­na, o entram­be, la abbrac­cia­no: anche lei è del­la fami­glia. Lo spea­ker ras­si­cu­ran­te sigil­la la reden­zio­ne del­la poco di buo­no: “Bat­ti­ste­ro. Un inten­so sapo­re fami­lia­re.” E il pre­se­pio non lo fa più nessuno.

Fabri­zio Aurilia

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