PERCHE’ INCAMMINARSI

“Non è dimo­stra­bi­le, eppu­re io ci cre­do: nel mon­do ci sono luo­ghi in cui un arri­vo o una par­ten­za ven­go­no miste­rio­sa­men­te mol­ti­pli­ca­ti dai sen­ti­men­ti di quan­ti nel­lo stes­so luo­go sono arri­va­ti o da lì ripar­ti­ti.”
Cees Noo­te­boom, “Ver­so San­tia­go

“Se non arri­vi a pie­di dove vuoi anda­re, non vedrai quel­lo che vuoi tro­va­re. Il viag­gio è la destinazione.”
Tizia­no Ter­za­ni, “La fine è il mio inizio” 
Il solo acco­star­si all’idea di una par­ten­za è già di per sé un pas­so. Il pri­mo.
Il secon­do è capi­re il per­ché. Per­ché per­cor­re­re un cam­mi­no che por­ta ad una tom­ba di chis­sà qua­le san­to? E cono­sce­re tut­ta la sto­ria, sape­re che il cul­to di San­tia­go ini­ziò nell’anno 813, quan­do un ere­mi­ta vide una piog­gia di stel­le cade­re sopra un col­le, e, andan­do su quel col­le, risco­prì l’ormai disper­so sepol­cro di San Gia­co­mo, sape­re che in segui­to su quel col­le sor­se una cit­tà che ven­ne chia­ma­ta San­tia­go de Com­po­ste­la, e che da allo­ra i cri­stia­ni di tut­ta Euro­pa comin­cia­ro­no a met­ter­si in cam­mi­no per rag­giun­ger­la, anche se si cono­sces­se tut­ta la sto­ria e il nume­ro di pel­le­gri­ni che fino ad oggi ha riper­cor­so que­sto cam­mi­no e que­sta sto­ria, baste­reb­be tut­to que­sto a fare il pri­mo pas­so? La rispo­sta è no.
No, per­ché nel ter­zo mil­len­nio abbia­mo biso­gno di altre moti­va­zio­ni, per­ché non ci basta la tom­ba di un san­to a far­ci incam­mi­na­re.
Nel medioe­vo si par­ti­va per scon­ta­re una peni­ten­za, oppu­re per devo­zio­ne ai luo­ghi san­ti. La meta era la desti­na­zio­ne. Oggi, la meta è il viag­gio.
I seco­li pas­sa­no, i pie­di di milio­ni di pel­le­gri­ni lascia­no le loro orme sugli otto diver­si sen­tie­ri che por­ta­no a San­tia­go, ma anche se il cam­mi­no e la meta sono le mede­si­me, come tut­te le espe­rien­ze indi­vi­dua­li, anche que­sto pel­le­gri­nag­gio non è sta­to né mai potrà esse­re un cam­mi­no ugua­le per tut­ti. Pur per­cor­ren­do la stes­sa stra­da, per cia­scu­no il cam­mi­no sarà diver­so.
Diver­so, per­ché, più che esse­re un per­cor­so geo­gra­fi­co, cul­tu­ra­le ed arti­sti­co, è un viag­gio per­so­na­le, inte­rio­re, pro­fon­do e spi­ri­tua­le. Intra­pre­so in cop­pia, in grup­po o in soli­tu­di­ne, in ogni caso non per­de la capa­ci­tà di sca­va­re pas­so pas­so un sen­tie­ro che con­du­ca nel­la sfe­ra pro­fon­da — e mol­to spes­so igno­ra­ta — di ogni individuo.


Il muta­men­to del­le moti­va­zio­ni che dal medioe­vo ad oggi ha spin­to gli uomi­ni ad affron­ta­re il cam­mi­no è ovvio: i rit­mi sono cam­bia­ti.
Oggi il tem­po è scan­di­to rego­lar­men­te. Sem­pre. Le nostre gior­na­te sono degli oro­lo­gi, cor­ria­mo ogni gior­no al fian­co del­la lan­cet­ta dei secon­di ed ogni istan­te è trop­po velo­ce, e ogni minu­to vor­rem­mo rivi­ver­lo, per ruba­re tem­po al tem­po
E for­se è anche per que­sto che, come tra­spa­re dal­le sta­ti­sti­che, i pel­le­gri­ni con­ti­nua­no ad aumen­ta­re. E con­ti­nua­no ad incam­mi­nar­si. Per ripren­der­si il tem­po natu­ra­le. Il tem­po di indos­sa­re del­le scar­pe da gin­na­sti­ca, met­te­re in uno zai­no l’indispensabile, toglie­re l’orologio e par­ti­re.
Ognu­no di noi ha biso­gno di tro­var­si solo con sé stes­so per più di un’ora, di poter riflet­te­re, di allon­ta­nar­si dal­lo stress quo­ti­dia­no, e di far­lo sem­pli­ce­men­te, sen­za gui­de turi­sti­che o vil­lag­gi vacan­ze.
Per que­sto non dovreb­be sor­pren­de­re sape­re che esi­sto­no anco­ra per­so­ne che com­pio­no un atto che ha sapo­re d’antico, che comu­ne­men­te si ritie­ne ana­cro­ni­sti­co o pro­prio solo di chi è per­va­so da una for­tis­si­ma ten­sio­ne misti­ca e reli­gio­sa. È un pel­le­gri­nag­gio oggi non ha per­so signi­fi­ca­to. È sem­pli­ce­men­te cam­bia­to. Con­ti­nua ad ave­re un sen­so, per­ché fa risco­pri­re il tem­po, dona momen­ti di rifles­sio­ne e sem­bra sug­ge­ri­re che l’essenziale non vada per­du­to, nono­stan­te il con­ti­nuo rin­cor­re­re le inaf­fer­ra­bi­li lan­cet­te di un inar­re­sta­bi­le oro­lo­gio. È una sor­ta di gom­mo­ne di sal­va­tag­gio lan­cia­to all’uomo del 2000 da quell’eremita dell’800. Una rispo­sta alla silen­zio­sa richie­sta d’aiuto di una super­fi­cia­li­tà dila­gan­te che non vuo­le più esse­re tale. Un invi­to a spe­gne­re le tele­vi­sio­ni, incam­mi­nar­si per sco­pri­re il pro­prio io sen­za tec­no­lo­gia e moder­ni­tà. Sen­za tre­ni o metro­po­li­ta­ne. Per capi­re chi sia­mo vera­men­te, sen­za aver tut­ti quei ritro­va­ti tec­no­lo­gi­ci che sovra­sta­no i gesti sem­pli­ci e sof­fo­ca­no i momen­ti di silen­zio.
Anche se cia­scun pel­le­gri­no inter­pre­ta il cam­mi­no come cre­de, ciò di cui tut­ti si ren­do­no con­to è che l’importanza del cam­mi­no non è rap­pre­sen­ta­ta dal­la meta in sè, ma è insi­ta nel fare il cam­mi­no stesso. 
Duran­te il tra­git­to si può assa­po­ra­re, oltre a tut­ti gli ele­men­ti che nel quo­ti­dia­no cit­ta­di­no si nascon­do­no, anche l’inaspettata pro­fon­di­tà di rap­por­ti nati lun­go la stra­da. Tut­ti i pel­le­gri­ni par­to­no con un baga­glio di cono­scen­ze, tal­vol­ta anche super­fi­cia­li, e sul cam­mi­no incon­tra­no per­so­ne che, sol­tan­to stan­do al loro fian­co per un paio d’ore, arric­chi­sco­no baga­gli e vite.
Ogni per­so­na in cam­mi­no è miglio­re. Per­ché si misu­ra con sé stes­sa, coglie l’opportunità di cono­scer­si dav­ve­ro, svi­lup­pan­do la tec­ni­ca dimen­ti­ca­ta del “saper­si ascol­ta­re”.
L’augurio che si fa a tut­ti colo­ro che intra­pren­do­no il pel­le­gri­nag­gio è “Ultreya”, che signi­fi­ca “sem­pre più avan­ti”. Il cam­mi­no richie­de infat­ti, come requi­si­to fon­da­men­ta­le, una volon­tà for­te, e la volon­tà è man­te­nu­ta viva dal­la ricer­ca, che deve esse­re lo spi­ri­to pri­ma­rio di ogni pere­gri­na­re.
Biso­gna esse­re affa­sci­na­ti dal­la neces­si­tà di cercare. 
Chia­ra Can­kech
Redazione on FacebookRedazione on InstagramRedazione on TwitterRedazione on Youtube
Redazione

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.