CORREZIONE AUTOMATICA

Un rac­con­to dell’orrore di Gior­gio Sorbona

Alle due di not­te di una sera di dicem­bre pen­sai che fos­se una buo­na idea scri­ve­re un racconto.

On.
Il com­pu­ter sbuf­fa e scric­chio­la. Cari­ca dati e memo­ria.
Cari­ca Win­do­ws Xp.
Cari­ca anco­ra.
Non cari­ca più.
Ms Word 2003.
*click* click*.
Cari­ca. Blank Page.

Tito­lo. Times new Roman. 16. Cen­tra­to


Non sape­vo in real­tà cosa scri­ve­re, sape­vo solo che vole­vo scri­ve­re.
Il tito­lo lo deci­do dopo, pen­sai. Il tito­lo si deci­de sem­pre dopo.
Non so nean­che come comin­cia­re!
Giu­sto. Il ragio­na­men­to fila. Vai col rac­con­to.


Pri­ma però scri­vo l’autore. Che poi sono io. Che ci sia scrit­to qual­co­sa aiu­ta sem­pre davan­ti alla pagi­na bian­ca, no?
Times new Roman. 12. Alli­nea­to a sini­stra.
Scri­vo “Davi­de”, e fin qui nes­sun pro­ble­ma.
Scri­vo “Bona­ci­na”, e qui m’incazzo. Al soli­to, un sol­co ros­so appa­re sot­to la paro­la appe­na digi­ta­ta.
Caz­zo di cor­ret­to­re auto­ma­ti­co.
La graf­fet­ta ani­ma­ta, l’assistente di Word insom­ma, mi guar­da attra­ver­so i cri­stal­li liqui­di.
Per un atti­mo mi sem­bra che sog­ghi­gni.
“Lo saprò come caz­zo mi chia­mo” pen­so incon­scia­men­te, e igno­ro la trac­cia por­po­ra che, sape­vo, sareb­be magi­ca­men­te scom­par­sa una vol­ta stam­pa­ta la mia ope­ra. La cosa però mi irri­ta­va pro­fon­da­men­te, for­se per­ché il fat­to di stu­dia­re Let­te­re mi face­va pre­su­me­re di saper­ne di più di una stu­pi­da mac­chi­na, che non era capa­ce di distin­gue­re fra erro­ri e cogno­mi, tur­pi­lo­quio, neo­lo­gi­smi, ono­ma­to­pee.
Eppu­re, lo vedo, lei vuo­le lo stes­so con­si­gliar­mi, dire che sba­glio, trac­cia­re segni tan­to simi­li a quel­li che la mia mae­stra del­le ele­men­ta­ri trac­cia­va sui temi. Odia­vo il cor­ret­to­re, ma allo stes­so tem­po ave­vo pau­ra di disa­bi­li­tar­lo.
Ogni vol­ta che ero sul pun­to di, un pen­sie­ro, un incu­bo, mi face­va capo­li­no nel­la men­te, e mi face­va desi­ste­re.
“E il gior­no che sba­gli dav­ve­ro?”
La gram­ma­ti­ca è vasta. Basta un nien­te, una dimen­ti­can­za, una distra­zio­ne, una com­bi­na­zio­ne di tasti mal riu­sci­ta, ed ecco che il regno par­to­ri­to dal­la tua men­te va in rovi­na, crol­la. Le cer­tez­ze di una vita cedo­no come can­nu­le alla bonac­cia.
No, il cor­ret­to­re auto­ma­ti­co era il mio para­ca­du­te. La mia coper­ta di Linus. Il mio sal­va­chiap­pe.
Tut­to que­sto per far­vi capi­re il mio stu­po­re quan­do la graf­fet­ta di Word comin­ciò a par­lar­mi. “Per­ché con­ti­nui ad igno­rar­lo? E’ anni che ti con­si­glia, e tu non gli dai mai ret­ta” Mi dis­se la graffetta.“Ignoro chi?”dissi io.
“Come chi? Il cor­ret­to­re auto­ma­ti­co, no?”
“Cosa? E cosa dovrei fare, cor­reg­ge­re il mio cogno­me?”
“Per­ché no?” Mi rispo­se pla­ci­da­men­te lei.
“Per­ché è così e basta! E poi.…..oddio, sto par­lan­do con un soft­ware”
“In effet­ti è vero”
“Ok sono impazzito…vabbé pri­ma o poi dove­va suc­ce­de­re”
“For­se sì…beh, per­lo­me­no ne sei consapevole…al gior­no d’oggi la con­sa­pe­vo­lez­za è lus­so di pochi”
Con­ti­nuò lei “Comun­que, allu­ci­na­zio­ne o meno, dagli ret­ta, fida­ti!”
“Ma su cosa?”
“Se ti dice che nel tuo cogno­me c’è un erro­re è per­ché c’è un moti­vo!”
“Cer­to! Che non ce l’ha in memo­ria sem­pli­ce­men­te!”
“Quin­di cre­di di saper­ne più di lui?”
“Non solo lo cre­do, lo so!” dis­si, tron­fio d’orgoglio.
“mmm…allora ana­liz­zia­mo i fatti…da una par­te ci sia­mo noi, con una deci­na di ver­sio­ni alle nostre spal­le, in cui ogni vol­ta un team di cen­ti­na­ia di per­so­ne ha eli­mi­na­to ogni nostro erro­re e ci ha miglio­ra­to nel­le nostre fun­zio­na­li­tà”
“Ma…”
“Dall’altra ci sei tu, ven­tu­nen­ne stu­den­te in let­te­re. Cer­ta­men­te hai stu­dia­to, ma dav­ve­ro hai la super­bia di cre­der­ti più intel­li­gen­te di noi, che abbia­mo die­tro deci­ne e deci­ne di upgra­de e per­fe­zio­na­men­ti?”
“Ma…”
“Accet­ta la real­tà: tu sei una ver­sio­ne uni­ca non per­fet­ti­bi­le del soft­ware di te stes­so.”
“Ehm, sì va bene, mi hai con­vin­to, ma anche sapen­do­lo che ci pos­so fare?”
“Te l’ho det­to, cam­bia­ti il cogno­me!”
“Ma come, con che cosa?”
“Mmm…beh, Buo­na Cina è cari­no.”
“Ma non è vero, fa schi­fo!”
“Ma inve­ce sì, abbi fidu­cia, ricor­da, Mao, il comu­ni­smo. Fa mol­to scrit­to­re di sini­stra.”
“Dici?”
“Sì, sì, vedrai che con que­sto sfon­di. Vedo già le pub­bli­ci­tà sui quo­ti­dia­ni “Buo­na Cina: lo scrit­to­re più comu­ni­sta del mon­do!”.
“Sì, Sì…mi piace…mi…mi hai con­vin­to lo faccio!”

Il gior­no dopo andai all’anagrafe.

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