EDITORIALE FEBBRAIO 2007

Se oggi uno stu­den­te sce­glie l’insegnamento, non ottie­ne una cat­te­dra pri­ma dei 45 anni. È bra­vis­si­mo e aggior­na­tis­si­mo?
Non impor­ta. Le gra­dua­to­rie impon­go­no a tut­ti una gavet­ta qua­si ven­ten­na­le. A par­te anzia­ni­tà e tito­lo di stu­dio, gli altri meri­ti sono asso­lu­ta­men­te inu­ti­li. Le nostre espe­rien­ze sco­la­sti­che sono ric­chi di aned­do­ti su sup­plen­ti bra­vi e pre­ca­ri e su docen­ti inet­ti e garan­ti­ti. Soprat­tut­to ricor­dia­mo la fru­stra­zio­ne di pro­fes­sio­ni­sti intrap­po­la­ti in un siste­ma che equi­pa­ra impe­gno e nul­la­fa­cen­za. A chi gio­va? Non agli allie­vi. Non ai gio­va­ni inse­gnan­ti. Non alla socie­tà.
For­se solo ai tito­la­ri di un pri­vi­le­gio sem­pre più raro.
Luca Gual­tie­ri
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