P.I.D.

Paul McCart­ney. L’ ex mem­bro dei Bea­tles è da anni al cen­tro del­le chiac­chie­re e sem­pre alla ribal­ta. La leg­gen­da del­la mor­te pre­sun­ta del musi­ci­sta è for­se la più famo­sa “ teo­ria del com­plot­to” del­la sto­ria del rock. Che si voglia cre­der­vi o meno, nel cor­so degli anni que­sta dice­ria, che pre­sen­ta non poche dif­fi­col­tà e qual­che evi­den­te discre­pan­za, ma anche parec­chi indi­zi intri­gan­ti, ha appas­sio­na­to mol­tis­si­mi ricer­ca­to­ri di que­ste chimere. 

La tesi ini­ziò a cir­co­la­re ormai un qua­ran­ten­nio fa. Era il 12 Otto­bre 1969 ed una radio del Michi­gan annun­cia­va in diret­ta, tra­mi­te la tele­fo­na­ta di un ascol­ta­to­re ano­ni­mo, la mor­te del can­tan­te. La voce all’altro capo del­la cor­net­ta rive­la al mon­do che Paul sareb­be mor­to nel 1966 in un inci­den­te stra­da­le e che il resto del­la Band e il loro mana­ger, una vol­ta appre­sa la fune­sta noti­zia ed ave­re orga­niz­za­to un ano­ni­mo fune­ra­le, in fret­ta e furia l’avessero sosti­tui­to con un sosia, tale Wil­liam Cam­p­bell, un ex poli­ziot­to sosia di McCart­ney. Gola pro­fon­da vagheg­gia­va anche alcu­ne tesi riguar­do ai repen­ti­ni pen­ti­men­ti degli altri Bea­tles, e che rosi dal sen­so di col­pa aves­se­ro dis­se­mi­na­to nel­le coper­ti­ne dei loro dischi, indi­zi e pro­ve. Con­si­gliò anche a Gibb, il con­dut­to­re radio­fo­ni­co, di ascol­ta­re i fina­li di alcu­ne can­zo­ni e di ascol­tar­le atten­ta­men­te al con­tra­rio. La tele­fo­na­ta sca­te­nò una cac­cia alla trac­cia sen­za pre­ce­den­ti. Que­sti ricer­ca­to­ri pro­dus­se­ro tesi inte­res­san­ti avval­la­te da nume­ro­si indi­zi pre­sen­ti nei dischi dei Bea­les dal 1965 fino al defi­ni­ti­vo scio­gli­men­to del grup­po. I ragaz­zi di Liver­pool da par­te loro non smen­ti­ro­no ne con­fer­ma­ro­no la fan­ta­sio­sa tesi e la cosa accreb­be i sospet­ti in mol­ti ricer­ca­to­ri e fans. D’altraparte le pro­ve era­no sot­to gli occhi di tut­ti. Le coper­ti­ne dei loro album era­no e sono pie­ne di allu­sio­ni, rife­ri­men­ti a sim­bo­li eso­te­ri­ci e per­so­nag­gi dal­la dub­bia fama, come Ali­ster Cro­w­ley, che appa­re sul­la coper­ti­na del cd più famo­so del­la band: “Sgt. Pepper’s Lon­ley Heart Club Band”. Come mai uno dei più sini­stri per­so­nag­gi del nove­cen­to, lega­to ad ambien­ti di eso­te­ri­smo e sata­ni­smo appa­re sul­la coper­ti­na del grup­po più famo­so del momen­to ?. E sem­pre nel­lo stes­so disco, for­se uno dei più impor­tan­ti del­la sto­ria del rock, una esplo­sio­ne di suo­ni nuo­vi e diver­si che mai nes­su­no ave­va scrit­to e suo­na­to, gli indi­zi non si spre­ca­no. In una inter­vi­sta Rin­go Starr affer­ma che nel­la coper­ti­na sono ritrat­ti nume­ro­si per­so­nag­gi che loro sti­ma­no e ammi­ra­no. Il gia cita­to Cro­w­ley, Edgar Allan Poe, Mar­lon Bran­do, e mol­ti altri. Ma è inne­ga­bi­le che alcu­ni di que­sti pre­sen­ti­no sto­rie piut­to­sto inquie­tan­ti. Gli stes­si Bea­tles sono raf­fi­gu­ra­ti sul­la coper­ti­na nel­la loro ver­sio­ne “ori­gi­ni” qua­si a lut­to , dove sem­bra­no guar­da­re scon­so­la­ti la com­po­si­zio­ne flo­rea­le in ter­ra. Que­sti fio­ri sono però sospet­to­sa­men­te simi­li ad una coro­na fune­bre e i fio­ri in pri­mo pia­no raf­fi­gu­re­reb­be­ro un bas­so, stru­men­to di Paul, addi­rit­tu­ra così pre­ci­so da raf­fi­gu­ra­re un bas­so man­ci­no come era Mc Cart­ney. E anco­ra la testa di Paul “nuo­va ver­sio­ne” è sor­mon­ta­ta da una mano che secon­do alcu­ni è sim­bo­lo fune­bre nel­le cul­tu­re orien­ta­li, a cui i quat­tro si era­no avvi­ci­na­ti. Ma c’è sta­to chi ha cer­ca­to di sca­va­re più a fon­do e guar­dan­do la coper­ti­na allo spec­chio, tro­vò nel­la cas­sa al cen­tro la scrit­ta 1ONE IX HE DIE” ossia 11 IX ‚9 Novem­bre, data del­la pre­sun­ta mor­te, con del­le frec­ce che indi­che­reb­be­ro pro­prio in dire­zio­ne di Mc Cart­ney. Ma nel­la coper­ti­na sono cela­ti anco­ra mol­ti ini­zi, come una sta­tua di Shee­va, dea indù del­la mor­te e del­la distru­zio­ne, che nel retro del disco indi­ca con un dito la can­zo­ne che dice nel testo “ Wed­ne­sday mor­ning at 5 o’ clock”, il gior­no e l’ora del­la mor­te ( La can­zo­ne è She leaving ).

La ricer­ca però con­ti­nua in ogni coper­ti­na dei dischi e per citar­ne alcune:

- la coper­ti­na di “Yester­day and Today”, dove i quat­tro appa­ri­va­no spor­chi di san­gue e con in mano pez­zi di bam­bo­le, vie­ne cam­bia­ta con una anco­ra più crip­ti­ca coper­ti­na, dove Paul sta den­tro ad un bau­le mol­to simi­le ad una cas­sa da morto.

- Nel­la coper­ti­na di Magi­cal Miste­ry Tour , la paro­la stel­la­ta “Bea­tles”, guar­da­ta allo spec­chio, sem­bra un nume­ro di tele­fo­no (2317438). Leg­gen­da voglia che negli anni ‘60 chia­man­do quel nume­ro a Lon­dra, rispon­des­se una voce regi­stra­ta che dice­va “ti stai avvicinando”. 

La ricer­ca potreb­be sno­dar­si anco­ra per ogni coper­ti­na e per parec­chie can­zo­ni, alla fine di “I’m so Tired” ( sull’album bian­co) una voce al con­tra­rio, for­se di Jhon Len­non sem­bra dire “ Paul is dead, miss him miss him”. Ma si potreb­be con­ti­nua­re anco­ra per pagi­ne e pagi­ne. Que­ste dice­rie però pre­sen­ta­no parec­chie incon­gruen­ze, pri­ma tra tut­te il pro­se­guo del­la car­rie­ra di Paul, auto­re di alcu­ne del­le più famo­se can­zo­ni dei bea­tles, per tace­re il fat­to che con­ti­nuas­se a can­ta­re, sia stu­dio che live, anche dopo la sua pre­sun­ta mor­te. Leg­gen­da o veri­tà? Gli stes­si Bea­tles potreb­be­ro ave­re volon­ta­ria­men­te dis­se­mi­na­to i loro album di indi­zi, crean­do una del­le più gran­di ope­ra­zio­ni com­mer­cia­li del­la sto­ria. A Len­non era rico­no­sciu­to in par­ti­co­la­re un cer­to humor nero: una foto degli esor­di lo mostra come mor­to men­tre gli altri lo veglia­no. La leg­gen­da del PID avreb­be quin­di sola­men­te sosi­tui­to il bea­tles mor­to. Nel 2000 è sta­to rea­liz­za­to, in Ger­ma­nia, addi­rit­tu­ra un film su que­sta leg­gen­da inti­to­la­to Paul is Dead. E nel 2005 in Ita­lia è sta­to rea­liz­za­to per­si­no un musi­cal. Veri­tà o leg­gen­da? Che ci si voglia cre­de­re o meno è inne­ga­bi­le che le dice­rie abbia­no por­ta­to ulte­rio­re suc­ces­so ai “Fab Four”. Bril­lan­te ed irri­pe­ti­bi­le ope­ra­zio­ne com­mer­cia­le?. Di cer­to c’è sola­men­te che se ne par­le­rà anco­ra per anni e che a meno di qual­che repen­ti­no e tar­di­vo outing, pro­ba­bil­men­te la veri­tà non ver­rà mai a galla.

Pablo Ber­noc­chi

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