LA “BUFFA ITALIA” DI BRUNO BOZZETTO

Mi affa­sci­na di più chi affron­ta con otti­mi­smo i mil­le pro­ble­mi quo­ti­dia­ni del­la vita di chi attra­ver­sa il deser­to in mono­pat­ti­no…” (Bru­no Bozzetto)

L’espressione “Cine­ma d’animazione” evo­ca d’abitudine, soprat­tut­to nei non appas­sio­na­ti al set­to­re, le imma­gi­ni edi­fi­can­ti di una Bian­ca­ne­ve dol­ce e lezio­sa o di buf­fe e bona­rie fate madri­ne, fino ad arri­va­re ai più recen­ti e moder­ni capo­la­vo­ri del­la Pixar, gran­de aral­do del­la com­pu­ter ani­ma­tion, nei cui lavo­ri la dose di iro­nia si fa sem­pre più pro­nun­cia­ta, man­te­nen­do però indi­scus­so il suo sta­tus di “con­fe­zio­na­tri­ce” di pro­dot­ti di ampio con­su­mo e di sicu­ro suc­ces­so al botteghino.

L’animazione d’autore inve­ce è un uni­ver­so sot­ter­ra­neo vasto e varie­ga­tis­si­mo, mes­so peren­ne­men­te in ombra, oltre che dal­le più ric­che e pub­bli­ciz­za­te pro­du­zio­ni hol­ly­woo­dia­ne, dal­le serie tele­vi­si­ve, come le cele­ber­ri­me quan­to spes­so mal inter­pre­ta­te serie giap­po­ne­si. Con poche ecce­zio­ni, il resto è con­fi­na­to nei festival.

Un esem­pio di cinea­sta che, pur rea­liz­zan­do ope­re indub­bia­men­te d’autore è riu­sci­to ad eva­de­re dal­la cer­chia ristret­ta dell’animazione indi­pen­den­te e ad inse­rir­si, alme­no in par­te, nei cir­cui­ti uffi­cia­li è Bru­no Boz­zet­to. Piut­to­sto noto anche al vasto pub­bli­co, nell’ambito dell’animazione Boz­zet­to si è cimen­ta­to un po’ con tut­te le tipo­lo­gie pos­si­bi­li, divi­den­do­si tra il cine­ma, con apprez­za­ti lun­go­me­trag­gi come “West and soda” o “Alle­gro non trop­po” e la tv, con serie tele­vi­si­ve (“spa­ghet­ti fami­ly”) ed il lavo­ro nell’ambito del­la pub­bli­ci­tà e nel­le cam­pa­gne di sen­si­bi­liz­za­zio­ne, un esem­pio per tut­ti, “La liber­tà”, com­mis­sio­na­to dal comu­ne di Ber­ga­mo in occa­sio­ne del­le cele­bra­zio­ni per i 60 anni dal­la liberazione.

Secon­do la mia opi­nio­ne però, il gene­re in cui emer­go­no in modo più dirom­pen­te i pun­ti di for­za di que­sto straor­di­na­rio auto­re sono i cor­to­me­trag­gi, per­ché in essi è pos­si­bi­le gode­re del­la sua mira­bi­le capa­ci­tà di sin­te­si, in gra­do di con­cor­re­re in modo deter­mi­nan­te alla resa comi­ca e, allo stes­so tem­po, all’efficacia del mes­sag­gio di cui l’elemento comi­co è sem­pre portatore.

Pro­ta­go­ni­sta di alcu­ni cor­to­me­trag­gi, oltre che di tre lun­go­me­trag­gi, è la sua crea­tu­ra più cele­bre: un tipi­co ita­lia­no medio, di mez­za età dall’eloquente cogno­me Rossi. 

Enne­si­ma rap­pre­sen­ta­zio­ne di una pic­co­la bor­ghe­sia vel­lei­ta­ria e fru­stra­ta, tipo­lo­gia già ampia­men­te illu­stra­ta, ricon­du­ci­bi­le in par­te alla com­me­dia all’italiana degli anni ’60, con i cui esem­pi più ful­gi­di il signor Ros­si con­di­vi­de una sor­ta di digni­tà di fon­do, riscon­tra­bi­le sot­to il ritrat­to poco lusin­ghie­ro del penin­su­la­re medio, come se oltre la sati­ra fos­se pos­si­bi­le leg­ge­re anche un velo di com­pren­sio­ne: la con­sa­pe­vo­lez­za che si trat­ta comun­que e pur sem­pre del pro­dot­to del­la nostra socie­tà ita­lia­na, del­le sue vir­tù e dei suoi tan­ti difetti. 

Lo spi­ri­to di que­sti lavo­ri, in bili­co tra comi­ci­tà pura, un fon­do di malin­co­nia e una dose di cri­ti­ca socia­le, si ripre­sen­ta simi­le, anche se espres­so in for­ma com­ple­ta­men­te diver­sa, nei vari cor­to­me­trag­gi. Come del­le bre­vi alle­go­rie, que­ste ope­re affron­ta­no temi “seri” come la rou­ti­ne quo­ti­dia­na e la nevro­si che gene­ra, attra­ver­so la sti­liz­za­zio­ne gra­fi­ca e l’iterazione dei gesti quo­ti­dia­ni, oltre che anno­se que­stio­ni come il tema del­la crea­zio­ne (“Life” e “Adam”) o la sto­ria del mon­do, oppor­tu­na­men­te ridot­ta all’osso e “ridi­co­liz­za­ta” al fine di far risal­ta­re l’assurdità di tan­ti com­por­ta­men­ti umani. 

Tra i tan­ti esem­pi signi­fi­ca­ti­vi potrem­mo cita­re due ope­re a mio pare­re emble­ma­ti­che ed in mol­ti sen­si assi­mi­la­bi­li: “Vita in sca­to­la” del 1967, genia­le rico­stru­zio­ne in sei minu­ti di dura­ta, del­la vita di un uomo medio, dal­la nasci­ta al momen­to del­la mor­te e “Caval­let­te” (nomi­na­tion all’Oscar nel 1990), una sor­ta di tra­spo­si­zio­ne del pre­ce­den­te su vastis­si­ma sca­la, ovve­ro la sto­ria dell’uomo dal­la pre­i­sto­ria al gior­no d’oggi. I due cor­to­me­trag­gi, gio­ca­ti sul­la for­te sti­liz­za­zio­ne del segno, han­no in comu­ne l’uso di un sono­ro tan­to elo­quen­te quan­to esu­la dal dia­lo­go tra­di­zio­na­le. Le paro­le intel­leg­gi­bi­li sono pochis­si­me, fun­zio­na­li a una mag­gior com­pren­sio­ne e alla resa dell’effetto comi­co men­tre un ruo­lo pre­pon­de­ran­te è riser­va­to ai rumo­ri e alle musi­che, che in “Caval­let­te” svol­go­no la fun­zio­ne di sot­to­li­nea­re i “momen­ti topi­ci” del­la sto­ria dell’uomo. Ad esem­pio l’attacco del­la Mar­si­glie­se san­ci­sce la deca­pi­ta­zio­ne di Lui­gi XVI, men­tre una solen­ne O for­tu­na accom­pa­gna le mire espan­sio­ni­sti­che dell’Impero Roma­no. Momen­ti fon­da­men­ta­li per la com­pren­sio­ne del mes­sag­gio in entram­bi i film sono gli inter­mez­zi. In Caval­let­te una musi­ca soa­ve accom­pa­gna uno scor­cio di pra­to ver­de popo­la­to da inset­ti, sim­bo­lo evi­den­te di una natu­ra immu­ta­ta e impas­si­bi­le, in anti­te­si ad un’umanità sem­pre più cao­ti­ca e vota­ta all’autodistruzione.

Nel più “inti­mi­sta” Vita in sca­to­la, la gri­gia esi­sten­za del pro­ta­go­ni­sta, resa dal suo per­pe­tuo andi­ri­vie­ni dal­la sua abi­ta­zio­ne ad un secon­do edi­fi­cio (di vol­ta in vol­ta la scuo­la, l’università, la fab­bri­ca…) è inter­rot­ta da una musi­ca edi­fi­can­te, accom­pa­gna­ta da un’esplosione di colo­ri: è la fuga dal­la real­tà inne­sca­ta nell’infanzia dal volo di una far­fal­la, dal momen­to dell’innamoramento, dal­la nasci­ta del figlio. 

Que­sti sono solo bre­vi accen­ni, per­ché il lavo­ro di Boz­zet­to è vastis­si­mo e meri­ta di esse­re godu­to in pie­no: per gustar­si la sua dirom­pen­te comi­ci­tà e per riflet­te­re su tan­ti luo­ghi comu­ni o temi che dia­mo sem­pli­ce­men­te per scon­ta­ti. Par­ti­co­lar­men­te riu­sci­ta è la sua raf­fi­gu­ra­zio­ne del­lo sti­le di vita penin­su­la­re, ritrat­to con occhio disin­can­ta­to ma bona­rio, dis­sa­cran­te ma esen­te da giu­di­zi, come chi si è total­men­te immer­so in una real­tà, pri­ma di raccontarla.

Lau­ra Carli

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3 Commenti su LA “BUFFA ITALIA” DI BRUNO BOZZETTO

  1. “Bian­ca­ne­ve dol­ce e lezio­sa o di buf­fe e bona­rie fate madri­ne” …tagliente..di nuo­vo un otti­mo articolo…come nel­lo scor­so invo­gli colo­ro che ti leg­go­no ad infor­mar­si di più sul­l’ar­go­men­to di cui par­li, dote comu­ne a pochi..complimenti!
    sivy

  2. Sem­pre la miglio­re! Vera­men­te bra­va: otti­ma scrit­tu­ra, otti­me descri­zio­ni e otti­me osser­va­zio­ni! Ti sei meri­ta­ta un bel 10+
    Anco­ra tan­tis­si­mi com­pli­men­ti, con­ti­nua così!
    Ales­sia

  3. La cele­bre sexy­star ha pre­sen­ta­to in ante­pri­ma il suo disco per l’estate

    Lore­da­na Bon­tem­pi incan­ta il “Gil­da on the beach”
    La musi­ca e le paro­le del­la can­zo­ne, una sal­sa dal tito­lo “Esta noche se bai­la”, sono sta­te fir­ma­te dal gior­na­li­sta Anto­nel­lo De Pier­ro, diret­to­re di Italymedia.it, che ha pre­sen­ta­to l’esibizione cano­ra nel cor­so dell’inaugurazione uffi­cia­le del loca­le di Gian­car­lo e Lucia Bornigia

    Fre­ge­ne (Roma). Una gran­de festa di musi­ca e moda, tra suo­ni e sapo­ri par­te­no­pei, pre­sen­ta­ta dall’impeccabile e bril­lan­te Sam­my Bar­bot e cura­ta nei det­ta­gli da Gian­car­lo e Lucia Bor­ni­gia, da Ange­lo Niz­zo, da Luca Man­noz­zi e Ales­sio Fio­ren­ti­ni, con tut­to lo staff del Gil­da, ha aper­to uffi­cial­men­te la sta­gio­ne del “Gil­da on the Beach” di Fre­ge­ne. Un pan­ta­grue­li­co buf­fet, alle­sti­to sot­to l’attenta regia di un instan­ca­bi­le Antoi­ne Ama­to, è sta­to pre­so d’assalto dai pre­sen­ti, che han­no potu­to deli­zia­re i pala­ti con pie­tan­ze di alta scuo­la culi­na­ria. Tra sug­ge­sti­vi fuo­chi d’artificio, una mira­bi­le sfi­la­ta dei model­li del­lo sti­li­sta Lui­gi Bru­no e i suo­ni di una mera­vi­glio­sa orche­stra, è sta­ta con­se­gna­ta alla sto­ria mon­da­na un’altra pagi­na scrit­ta nel pia­ne­ta Bor­ni­gia, con la pre­sen­za di un eser­ci­to di vip che han­no inva­so l’immenso loca­le in riva al mare, tra cui Ire­ne Boz­zi, Fran­co Oppi­ni e con­sor­te, l’immobiliarista Pao­lo Paz­za­glia in com­pa­gnia del­la sua nuo­va fiam­ma, Andrea Ron­ca­to con l’inseparabile Ales­san­dra, Ales­san­dro Sini (il più bel­lo dell’anno impe­gna­to in un film che usci­rà ad otto­bre), l’onnipresente ormai sfio­ri­ta Patri­zia De Blanck, Ruben De Luca (figlio di Omar Sha­riff), Toni San­ta­ga­ta, Tony Espo­si­to, il giu­di­ce Pao­lo Colel­la, il gene­ra­le Pap­pa­lar­do e con­sor­te, Ales­san­dro Rispo­li, il prin­ci­pe Car­lo Gio­va­nel­li, il musi­ci­sta Ser­gio Lac­co­ne, il mae­stro Lino Patru­no, Sara Ian­no­ne, Anto­nio Ser­ra­no, Mau­ri­zio Vara­no (Diret­to­re dell’Opera di Roma), Eleo­no­ra Val­lo­ne, Debo­rah Bot­te­ga, Rita Comi­si (vin­ci­tri­ci “Amici”ed. 2006), Alber­to Maroz­zi, Rober­to Alpi, la sexy­star Ale­xia Mell, la meteo­ra Solan­ge, ormai dedi­to alla cac­cia dispe­ra­ta e spa­smo­di­ca di flash immor­ta­lan­ti per raci­mo­la­re anco­ra qual­che spic­cio­lo di noto­rie­tà pri­ma dell’inesorabile decli­no, il sim­pa­ti­co Don San­ti­no Spar­tà, Pino Castiel­lo (Radio Incon­tro) e il con­te Ales­san­dro Mala­te­sta (patron di Radio Roma), i regi­sti Ninì Gras­sia e Pier­fran­ce­sco Cam­pa­nel­la, le invia­te del­la vita in diret­ta Danie­la Pul­ci e Camil­la Nata. 

    Nel­la splen­di­da sera­ta, per deci­sa volon­tà del deca­no dei pr Ange­lo “Cic­cio” Niz­zo, si è per­fet­ta­men­te inse­ri­ta la deli­zio­sa per­for­man­ce cano­ra dell’affascinante sexy­star Lore­da­na Bon­tem­pi, che ha let­te­ral­men­te incan­ta­to i pre­sen­ti, esi­ben­do­si ai bor­di del­la pisci­na illu­mi­na­ta a gior­no, con il sin­go­lo inci­so per l’estate dal tito­lo “Esta noche se bai­la”, scrit­to dal noto gior­na­li­sta Anto­nel­lo De Pier­ro, diret­to­re di Italymedia.it, già in luce per altre espe­rien­ze in cam­po musi­ca­le, e pro­dot­to dal­lo stes­so De Pier­ro insie­me a Dario Dome­ni­ci per Ita­ly­me­dia Pro­du­zio­ni Musi­ca­li (http://www.italymedia.it/produzioni), men­tre la pro­du­zio­ne ese­cu­ti­va è sta­ta affi­da­ta all’azienda cala­bre­se “CB rap­pre­sen­tan­ze”. E’ sta­to pro­prio il gior­na­li­sta roma­no, tra l’altro voce sto­ri­ca dell’emittente radio­fo­ni­ca Radio Roma, a pre­sen­ta­re in ante­pri­ma il disco ai pre­sen­ti in visi­bi­lio, rin­gra­zian­do tra gli altri l’arrangiatore Ric­car­do Gne­ruc­ci, che ha altre­sì can­ta­to i cori in com­pa­gnia del­la bra­vis­si­ma e avve­nen­te Pame­la Guz­zi, e annun­cian­do la pre­sen­za di Lore­da­na come ospi­te al Festi­val Show (http://www.festivalshow.it), in alcu­ne tap­pe che si ter­ran­no nei mesi di luglio e ago­sto nel­le mag­gio­ri piaz­ze del Vene­to, dell’Emilia Roma­gna e del Friu­li Vene­zia Giu­lia. Il resto è sta­to crea­to sug­ge­sti­va­men­te dal rit­mo sal­se­ro e brio­so del bra­no, dal­la voce impec­ca­bi­le del­la can­tan­te, che è sta­ta una del­le più gio­va­ni diplo­ma­te in can­to al Con­ser­va­to­rio di San­ta Ceci­lia di Roma, col con­di­men­to del­le raf­fi­che di flash del muro dei tan­ti foto­gra­fi pre­sen­ti, che han­no sca­te­na­to applau­si scro­scian­ti ed entu­sia­smo debor­dan­te, con tan­ti pre­sen­ti che si sono lan­cia­ti in un bal­lo sfre­na­to, sot­to il man­to di stel­le lumi­no­se che ha avvol­to l’indimenticabile e cal­da not­te di Fregene.

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