CRITICA ROSA SHOKKING

“Voglio un mon­do rosa shok­king” sem­bra esse­re il libro dell’estate, o alme­no di que­sto ini­zio di sta­gio­ne. A giu­di­ca­re dal pre­sen­zia­li­smo del volu­me nel­le vetri­ne di tut­te le più gran­di libre­rie e media­sto­re del­la cit­tà, e con­si­de­ra­to anche la velo­ci­tà con cui scom­pa­re dagli scaf­fa­li ci potreb­be far pen­sa­re che il roman­zo (di ciò stia­mo par­lan­do) di Vir­gi­nia Fiu­me e Ros­sel­la Cane­va­ri ( in rigo­ro­so ordi­ne alfa­be­ti­co inver­so) pos­sa esse­re acco­sta­to a que­gli instant book su com­mis­sio­ne, di cui le case edi­tri­ci si ser­vo­no per rien­tra­re dal­le spe­se: un po’ come suc­ce­de­va negli anni ’90, e for­se anco­ra oggi, quan­do una casa disco­gra­fi­ca pren­de­va cin­que gio­va­not­ti, li stra­paz­za­va un po’, dava loro dei ruo­li che il pub­bli­co rico­no­sce­va, e via; ave­vi fat­to i Five. Eppu­re il libro non è que­sto. Il pro­get­to nasce da un’esigenza che dal­la let­tu­ra emer­ge chia­ra­men­te. Le due autri­ci voglio­no scri­ve­re un libro; pro­ba­bil­men­te non impor­ta come. Basta sfon­da­re nel mer­ca­to libra­io. La spin­ta al rac­con­to non nasce dal desi­de­rio di svol­ge­re pro­prio quel­la sto­ria. Il discor­so del testo è para­dos­sal­men­te in secon­do pia­no: nel momen­to in cui con­si­de­ria­mo come obiet­ti­vo di un auto­re la scrit­tu­ra, divie­ne non neces­sa­rio giu­di­ca­re la tra­ma, o per dir­la meglio, la fabu­la. “Voglio un mon­do rosa shok­king” sem­bra esse­re il rac­con­to di come sia pos­si­bi­le costrui­re un pro­dot­to edi­to­ria­le con gran­de impe­gno, talen­to, astu­zia, vei­co­lan­do un mes­sag­gio, (non impor­ta qua­le) con sem­pre bene in men­te il pub­bli­co, o meglio, il let­to­re idea­le. Il rac­con­to di un bre­ve ma inten­sis­si­mo las­so di vita di due gio­va­ni don­ne mila­ne­si, più o meno in car­rie­ra, che lot­ta­no, in modo diver­so, ogni san­tis­si­mo gior­no, con­tro una socie­tà gerar­chi­ca­men­te gover­na­ta dall’uomo, dove però alla fine è la don­na che sce­glie sem­pre e comun­que, è il mez­zo (e il fine insie­me) a cui han­no teso, con suc­ces­so e gran­de meri­to le due autri­ci. Sì per­ché la sto­ria è bel­la, è velo­ce e soprat­tut­to par­la di cose: se duran­te la let­tu­ra vi aspet­ta­te che le due pro­ta­go­ni­ste vada­no al super­mer­ca­to, bè ci andran­no, e andran­no in quel­lo che ave­te imma­gi­na­to voi; sì esat­to: L’Esselunga. Il libro è pie­no di spie adat­te all’immedesimazione più com­ple­ta: non è pos­si­bi­le imma­gi­na­re una Mila­no diver­sa da quel­la descrit­ta soprat­tut­to nei capi­to­li di Camil­la, la stu­den­tes­sa lau­rean­da. Il pun­to di vista è sem­pre inter­no al testo sia nel­le sezio­ni di Camil­la, sia in quel­le di Sofia, la sorel­la mag­gio­re tren­ten­ne. Per dicias­set­te fit­ti capi­to­li le due nar­ra­tri­ci-per­so­nag­gio si pal­leg­gia­no l’esposizione, ten­tan­do a vol­te di sfrut­ta­re le qua­li­tà del nar­ra­to­re post­mo­der­no: la reti­cen­za, le foca­liz­za­zio­ni su altri per­so­nag­gi, e la con­ti­nua mano­mis­sio­ne del tem­po del discor­so. Nei capi­to­li di Camil­la sap­pia­mo cose già suc­ces­se, ma che poi ci spie­ghe­rà meglio Sofia quan­do ver­rà il suo tur­no. Dal pic­co­lo si giun­ge al gran­de, dal par­ti­co­la­re al tota­le. Sem­bra che la costru­zio­ne dell’intreccio dipen­da esclu­si­va­men­te dal pun­to di vista del­le nar­ra­tri­ci, ma alla fine sco­pria­mo che non è così: il capi­to­lo chia­ma­to Epi­lo­go si chiu­de con un post-scrip­tum che stra­nia la vicen­da, toglien­do­la dal­le mani del­le pro­ta­go­ni­ste. In que­sto bra­no non si sa chi par­li, (un ter­zo nar­ra­to­re? Sofia? Camil­la?) ma, ben­ché il testo sia sta­to total­men­te ade­ren­te ad un con­te­sto rea­le, que­sto pun­to di vista nuo­vo si rivol­ge al let­to­re, ricor­dan­do­gli che è tut­to fin­to: è tut­ta fic­tion, inven­zio­ne. Un fina­le qua­si bor­ge­sia­no, addi­rit­tu­ra cru­do, se il let­to­re idea­le ha segui­to le indi­ca­zio­ni del­le nar­ra­tri­ci: ma se non le ha segui­te, allo­ra avrà già capi­to che nul­la è rea­le nel mon­do rosa shokking.
Fabri­zio Aurilia
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4 Commenti su CRITICA ROSA SHOKKING

  1. come nel­la tv ormai entra­no cani e porci.…ormai anche nei libri vedi chiunque.…e se ha scrit­to un libro anche tot­ti (se libro si puo chiamare).…mio dio.…dove sn i bei, sani, cul­tu­ra­li roman­zi e sag­gi di una vol­ta? il pat­tu­me è arri­va­to anche tra le pagi­ne e non piu solo sul­lo schermo

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