CAMBOGIA: ASIA IN TRANSIZIONE

Impe­gna­to in un lun­go viag­gio per l’Asia, il nostro col­la­bo­ra­to­re Mar­co Bet­to­ni ci rac­con­ta la Cam­bo­gia, la sua sto­ria, le sue dolen­ti contraddizioni.

Stret­ta tra la Tai­lan­dia e il Viet­nam, due pae­si in cor­sa per recu­pe­ra­re ter­re­no nel siste­ma eco­no­mi­co glo­ba­le, la Cam­bo­gia cam­mi­na in ginoc­chio. Fat­ta ecce­zio­ne per le spro­por­zio­na­te spe­cu­la­zio­ni, edi­li­zie in par­ti­co­lar modo, lega­te al turi­smo e l’esportazione ille­ga­le di legno pre­gia­to, lo svi­lup­po del pae­se è fermo.
Duran­te gli anni ses­san­ta le pre­mes­se per una rapi­da cre­sci­ta c’erano tut­te: scuo­le fun­zio­nan­ti, siste­ma sani­ta­rio tra i miglio­ri del sude­st asia­ti­co, eco­no­mia in movi­men­to. Ma la guer­ra del Viet­nam infu­ria­va ai con­fi­ni e gli sfor­zi di Re Siha­nouk – figu­ra emble­ma­ti­ca che attra­ver­sa tut­ta la sto­ria con­tem­po­ra­nea del pae­se – per man­te­ne­re la Cam­bo­gia non alli­nea­ta, non furo­no suf­fi­cien­ti per evi­ta­re il cata­stro­fi­co coin­vol­gi­men­to. Il nuo­vo gover­no, instau­ra­to con un col­po di sta­to, schie­ran­do­si a fian­co degli Sta­ti Uni­ti dichia­rò guer­ra al Viet­nam, venen­do così inva­so dal­le mili­zie nemiche.
Sci­vo­lan­do ver­so l’abisso.
La “guer­ra segre­ta” di Nixon e Kis­sin­ger — il bom­bar­da­men­to a tap­pe­to dei vil­lag­gi di Laos e Cam­bo­gia all’oscuro degli ame­ri­ca­ni stes­si e del mon­do inte­ro- die­de for­za e cre­di­bi­li­tà al movi­men­to arma­to degli Khmer rou­ge, che riu­sci­ro­no a con­qui­sta­re il pote­re con un col­po di sta­to nel 1975, l’Anno Zero. Il regi­me comu­ni­sta di Pol Pot per­pe­trò un siste­ma­ti­co “auto­ge­no­ci­dio” per quat­tro anni, fino ad una nuo­va inva­sio­ne da par­te del Viet­nam e la suc­ces­si­va occu­pa­zio­ne mili­ta­re, duran­te la qua­le le Nazio­ni Uni­te han­no ben pen­sa­to di forag­gia­re le soprav­vis­su­te mili­zie di Pol Pot in fun­zio­ne antivietnamita.
Se edi­fi­ci ed infra­strut­tu­re sono sta­ti distrut­ti dal­le bom­be, i valo­ri, spe­ran­za nel futu­ro in pri­mis, sono sta­ti anni­chi­li­ti da uno fra i più fol­le regi­mi che la sto­ria con­tem­po­ra­nea abbia mai cono­sciu­to. L’abolizione del siste­ma edu­ca­ti­vo, sani­ta­rio ed infor­ma­ti­vo del pae­se e l’eliminazione fisi­ca di inse­gnan­ti, dot­to­ri ed intel­let­tua­li era­no par­te cen­tra­le dell’attuazione del­la rivo­lu­zio­ne in Cam­bo­gia. Que­ste scel­te con­dan­na­ro­no la nazio­ne a rima­ne­re in ginoc­chio ben oltre la cadu­ta del regi­me. Se l’amministrazione del pae­se, secon­do una poli­ti­ca di stam­po maoi­sta, non ha rispar­mia­to nes­sun cam­bo­gia­no (ecce­zion fat­ta, ovvia­men­te, per gli alti diri­gen­ti del regi­me) le per­so­ne spe­cia­liz­za­te veni­va­no con­si­de­ra­te come pri­mi obiet­ti­vi da eli­mi­na­re. Dei più di nove­cen­to dot­to­ri di cui il pae­se dispo­ne­va pri­ma dell’Anno Zero, solo cin­quan­ta soprav­vis­se­ro ai quat­tro anni di regime.
Nazio­ni Uni­te in arrivo.
Dopo dodi­ci anni di occu­pa­zio­ne ven­ne dispo­sta la più impo­nen­te e fal­li­men­ta­re mis­sio­ne inter­na­zio­na­le sot­to l’egida dell’Onu, che si con­clu­se con le ele­zio­ni del 1993. Gli obiet­ti­vi che la comu­ni­tà inter­na­zio­na­le si era posta era­no ambi­zio­si e gli stru­men­ti di cui si era dota­ta i più for­ti mai affi­da­ti ad una mis­sio­ne inter­na­zio­na­le: man­te­ne­re leg­ge ed ordi­ne, disar­ma­re le mili­zie, sal­va­guar­da­re i dirit­ti uma­ni, favo­ri­re la ricon­ci­lia­zio­ne nazio­na­le, orga­niz­za­re e svol­ge­re libe­re ele­zio­ni. Il tut­to, attra­ver­so il diret­to gover­no del pae­se, affi­da­to nei suoi aspet­ti fon­da­men­ta­li all’UNTAC, acro­ni­mo di Uni­ted Nation Tran­si­tio­nal Autho­ri­ty in Cam­bo­dia. L’unico obiet­ti­vo dav­ve­ro rag­giun­to, le libe­re ele­zio­ni, si e’ dis­sol­to in pochi anni, non essen­do soste­nu­to da nes­sun altra con­di­zio­ne di soprav­vi­ven­za per una democrazia.
Le mili­zie degli Khmer rou­ge con­ti­nua­va­no a domi­na­re par­te del pae­se; il Par­ti­to del Popo­lo Cam­bo­gia­no, di diret­ta deri­va­zio­ne viet­na­mi­ta, per­se le ele­zio­ni ma tro­vò comun­que il modo di con­ti­nua­re a gover­na­re, gra­zie al con­trol­lo del­le for­ze arma­te. Fino al col­po di sta­to del 1998, che fis­sò defi­ni­ti­va­men­te il pote­re nel­le mani del PPC, sot­to le men­ti­te spo­glie di una demo­cra­zia costituzionale.
In paral­le­lo, l’esercito di tan­to inu­ti­li quan­to lau­ta­men­te paga­ti “con­su­len­ti” mar­chia­ti UN ha con­tri­bui­to all’incrostazione defi­ni­ti­va di uno dei più cor­rot­ti siste­mi poli­ti­ci ed eco­no­mi­ci del mon­do. Il dif­fu­so rifiu­to da par­te dei mem­bri del­la mis­sio­ne UNTAC di uti­liz­za­re la mone­ta loca­le ha por­ta­to il dol­la­ro ad esse­re secon­da mone­ta del pae­se e, di fat­to, alla per­di­ta del con­trol­lo sui movi­men­ti inter­ni di dena­ro. Dal pri­mo uffi­cia­le di fron­tie­ra, dal più insi­gni­fi­can­te dipar­ti­men­to di poli­zia, ai vari mini­stri, fino allo stes­so Re, la cor­ru­zio­ne e’ il siste­ma. Non si entra in ospe­da­le sen­za pas­sa­re “under the desk”, non si spor­ge una denun­cia sen­za paga­re l’agente che hai di fron­te, non si apre un’attività eco­no­mi­ca qual­sia­si (ne’ la si con­du­ce) sen­za “sta­bi­li­re buo­ne rela­zio­ni con le autorità”.
D’altronde, poli­ziot­ti, mili­ta­ri, dot­to­ri, fun­zio­na­ri turi­sti­ci, impie­ga­ti di ogni gene­re del set­to­re pub­bli­co (facen­do sem­pre ecce­zio­ne per la lea­der­ship) soprav­vi­vo­no con uno sti­pen­dio di 20 dol­la­ri ame­ri­ca­ni al mese, spes­so con una fami­glia nume­ro­sa alle spalle.


Cam­bo­gia oggi.
Se la Cam­bo­gia turi­sti­ca soprav­vi­ve nono­stan­te que­ste con­di­zio­ni, il resto del pae­se arran­ca. Men­tre le cate­ne alber­ghie­re inter­na­zio­na­li e com­pa­gnie aeree loca­li influen­za­no diret­ta­men­te le scel­te degli ammi­ni­stra­zio­ne del pae­se (fino a impe­di­re la costru­zio­ne di stra­de quan­do sia rite­nu­to noci­vo al loro inte­res­se), la fame e la man­can­za di ser­vi­zi sani­ta­ri fon­da­men­ta­li affliggono
la mag­gior par­te del­la popolazione.
Con il 65% di cam­bo­gia­ni affet­ti da tuber­co­lo­si ‑altra ere­di­tà rac­col­ta dal deli­rio sui­ci­da del regi­me degli Khmer rou­ge attra­ver­so la cita­ta abo­li­zio­ne del siste­ma sani­ta­rio e la depor­ta­zio­ne dell’intera popo­la­zio­ne nel­la cam­pa­gna in con­di­zio­ni inu­ma­neil 90% del­la popo­la­zio­ne al di sot­to del­la soglia di pover­tà e la cor­ru­zio­ne come uni­co mez­zo per rice­ve­re l’assistenza neces­sa­ria, ciò che non ter­mi­na la fame lo con­clu­de la malattia.

Pro­prio ora, men­tre l’attenzione sani­ta­ria mon­dia­le e’ rivol­ta al raf­fred­do­re dei pol­li, la Cam­bo­gia affron­ta la più deva­stan­te epi­de­mia di den­gue che abbia mai col­pi­to il pae­se. Il cli­ma umi­do del­la sta­gio­ne del­le piog­ge ren­de que­sta malat­tia, leta­le spe­cial­men­te per i bam­bi­ni, di faci­lis­si­ma diffusione.
L’assoluta incon­si­sten­za degli inter­ven­ti del gover­no e la poli­ti­ca sani­ta­ria dell’Organizzazione mon­dia­le del­la sani­ta’ (“pae­se pove­ro, medi­ci­ne pove­re” che, tra­dot­to nel dizio­na­rio cam­bo­gia­no, signi­fi­ca l’autorizzazione a ven­de­re medi­ci­ne per la tuber­co­lo­si vie­ta­te nei pae­si più svi­lup­pa­ti in quan­to inef­fi­ca­ci e dan­no­se per la salu­te) lascia­no le uni­che spe­ran­ze nel­le mani del­le ONG che ope­ra­no nel paese.
Volon­ta­ri all’opera.
Nell’inferno del­la vita comu­ne in Cam­bo­gia, solo l’intervento impo­nen­te di nume­ro­se orga­niz­za­zio­ni non gover­na­ti­ve, di estra­zio­ne loca­le o di carat­te­re inter­na­zio­na­le, ha por­ta­to il pae­se a com­pie­re pic­co­li pas­si avan­ti dal­la fine dell’occupazione ad oggi.
Gli uni­ci ospe­da­li fun­zio­nan­ti, l’alfabetizzazione dif­fu­sa nell’entroterra, il rein­se­ri­men­to dei disa­bi­li il cui nume­ro cre­sce quo­ti­dia­na­men­te (mina­re i cam­pi di riso è sta­ta la stra­te­gia pre­fe­ri­ta dell’ultimo decen­nio di guer­ra civi­le), sono alcu­ne tra le tan­te atti­vi­tà svol­te dal­le asso­cia­zio­ni che, gra­tui­ta­men­te, sosti­tui­sco­no gover­no e isti­tu­zio­ni internazionali.
Die­ci anni fa si scri­ve­va che per la Cam­bo­gia: “la spe­ran­za risie­de nel­le per­so­ne non anco­ra nate”. Oggi la spe­ran­za per la Cam­bo­gia sta negli eroi sco­no­sciu­ti che si assu­mo­no la respon­sa­bi­li­tà del­le scel­te di altri. In quel­le per­so­ne che lot­ta­no quo­ti­dia­na­men­te con­tro la fame e le malat­tie in un pae­se dove il sen­so del­la comu­ni­tà ‑un tem­po carat­te­re distin­ti­vo del­la nazio­ne e’stato sot­ter­ra­to da trop­po tem­po. Per­so­ne che riten­go­no che “Aspet­tan­do Godot” non si arri­vi da nes­su­na parte.


Il com­ples­so dei tem­pli di Ang­kor Wat, mera­vi­glia del mon­do di ecce­zio­na­le impat­to, il turi­smo ses­sua­le e la dif­fu­sio­ne del­la dro­ga sono i tre pun­ti foca­li attor­no i qua­li si muo­ve il turi­smo inter­na­zio­na­le e che han­no indot­to un cre­scen­te inte­res­se ver­so il paese.
Il gover­no gua­da­gna mol­tis­si­mo da que­sto turi­smo, sia in via uffi­cia­le ‑attra­ver­so i costo­sis­si­mi bigliet­ti di ingres­so per i tem­pli, di cui il 75% del rica­va­to fini­sce diret­ta­men­te nel­le mani del mini­stro del­le finan­ze- sia in via non uffi­cia­le, attra­ver­so le varie pro­ce­du­re sot­to­ban­co. Cate­ne alber­ghie­re inter­na­zio­na­li, in par­ti­co­la­re pro­ve­nien­ti dal­la vici­na Tai­lan­dia, paga­no a caro prez­zo la pos­si­bi­li­tà di agi­re su un ter­re­no che offre spa­zio per le più gran­di spe­cu­la­zio­ni. La comu­ni­tà gua­da­gna un po’ meno, spac­ca­ta tra stra­de colo­ra­te, lumi­no­se e tran­quil­le, e il resto del­le cit­tà, abban­do­na­te al più tota­le degrado.
L’ingresso di que­sti gran­di capi­ta­li ha con­tri­bui­to alla for­ma­zio­ne di una dif­fu­sa micro­cri­mi­na­li­tà che fa dei turi­sti il pro­prio pun­to di rife­ri­men­to, come vit­ti­me o come clienti.

Mar­co Bettoni
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