NON SI ESCE VIVI DAGLI ANNI ’80 N.13

Ma in fon­do a noi, ma soprat­tut­to a voi, matri­co­le del­la Benea­ma­ta Uni­ver­si­tà Sta­ta­le, cosa ve ne fre­ga degli anni ’80? Per voi che sie­te nati nell’88, quan­do il 47° gover­no Goria cade­va, (la Repub­bli­ca nasce nel 1946, que­sto è il 61° gover­no, o il 62° dipen­de quan­do usci­rà il gior­na­le: 61 mag­gio­ran­ze par­la­men­ta­ri in 51 anni. La Ger­ma­nia dal ’49 ha elet­to 9 can­cel­lie­ri. E non si può dire che il popo­lo tede­sco non abbia avu­to i suoi pro­ble­mi­ni), il decen­nio in que­stio­ne non è sta­to altro che pap­pi­ne-cac­chi­ne-rut­ti­ni, rut­ti­ni-cac­chi­ne-pap­pi­ne. Sem­bra la vita di Rutel­li, vero?
E allo­ra, cari post-licea­li, for­se vor­re­ste sen­tir par­la­re di ban­chi di scuo­la, di cose che cono­sce­te.
Per veni­re incon­tro a voi, o clas­se diri­gen­te del futu­ro, è pron­to un dos­sier sul­la “Ter­za C”. Il 13 gen­na­io 1987 su Italia1 par­te un pro­get­to, “I ragaz­zi del­la Ter­za C”, un tele­film che ambi­va a rac­con­ta­re una gene­ra­zio­ne di stu­den­ti ritrat­ti nell’approssimarsi del­la maturità.
Il suc­ces­so è colos­sa­le, non para­go­na­bi­le ad altre serie ame­ri­ca­ne degli anni Novan­ta o Due­mi­la.
A par­te l’utilizzo di per­so­nag­gi estre­ma­men­te ste­reo­ti­pa­ti (cosa rima­sta nel­la poli­ti­ca ita­lia­na, vedi Casi­ni-Pro­di-Luxu­ria: il bel­lo, il comu­ni­sta, il tran­sgen­der) ed una reci­ta­zio­ne imba­raz­zan­te (anco­ra: Ber­ti­not­ti, Ber­lu­sco­ni, Gabriel­la Car­luc­ci), è inte­res­san­te la leg­ge­rez­za nar­ra­ti­va e la costru­zio­ne degli intrec­ci, basa­te su dina­mi­che del perio­do.
La paro­dia è qua­si sem­pre il carat­te­re del­la vicen­da, sono ripro­po­sti i film o i per­so­nag­gi dell’attualità: il pavi­do Bru­no Sac­chi (Fabri­zio Brac­co­ne­ri, oggi guar­dia giu­ra­ta di Forum) inter­pre­te­rà Ram­bo, oppu­re Chic­co Laz­za­ret­ti, plu­ri­ri­pe­ten­te, pra­ti­ca­men­te tren­ten­ne, par­te­ci­pa alla tra­smis­sio­ne Super­stri­ke, con­dot­ta da Mar­co Colum­bro, vero reuc­cio del­la TV.
Ma c’è anche la cro­na­ca che pene­tra nel­la fabu­la: duran­te una festa in casa di Sha­ron Zam­pet­ti, figlia di un indu­stria­le mila­ne­se, Camil­lo Zam­pet­ti (Gui­do Niche­li, da poco scom­par­so), irrom­pe la poli­zia tri­bu­ta­ria. Il suc­ces­so è tal­men­te pene­tran­te che le gran­di mar­che tra­sfor­ma­no inte­re sce­ne in spot veri e pro­pri. E’ il caso dell’Algida, che impo­ne agli atto­ri lo slo­gan “cuo­re di pan­na” men­tre tran­gu­gia­no un cor­net­to. Oppu­re la Opel che fa dire a Chic­co, di fron­te alla sua Cor­sa: “Che auto spa­zio­sa, e che moto­re!”.
La secon­da serie è addi­rit­tu­ra spon­so­riz­za­ta dal­lo snack Rai­der. Un con­cor­so si basa­va sul­la pre­sen­za del­lo snack all’interno del­la pun­ta­ta. La ter­za sta­gio­ne vede i ragaz­zi all’università. Alcu­ni atto­ri si stu­fa­no, se ne van­no o ven­go­no cac­cia­ti: l’università fa que­sti scher­zi. Il pro­dot­to crol­la nell’89.
Come il comu­ni­smo ha rega­la­to sogni: il sogno di una tele­vi­sio­ne stu­pi­dis­si­ma, non vol­ga­re, corag­gio­sa, che lascia il posto a quel­la degli anni ’90: intel­li­gen­tis­si­ma, vol­ga­re e pavi­da. E’ giu­sto che alcu­ne cose non sia­no usci­te vive dagli anni Ottanta.
Fabri­zio Aurilia
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