CONVERSANDO COI MARTA SUI TUBI

La loca­tion non pote­va esse­re diver­sa. Pic­co­lo pal­co, tet­to bas­so, die­tro le quin­te fumo­so. I Mar­ta Sui Tubi, band indi­pen­den­te aller­gi­ca ad ogni clas­si­fi­ca­zio­ne, sono una pic­co­la pie­tra pre­zio­sa den­sa di fasci­no. La Casa 139 di Via Ripa­mon­ti ha ospi­ta­to per diver­se not­ti le scor­ri­ban­de del trio sici­lia­no, ma que­sta vol­ta toc­ca solo al chi­tar­ri­sta Car­me­lo Pipi­to­ne accom­pa­gna­re le melo­die di un altro per­for­mer indi­pen­den­te, il can­tau­to­re Mol­the­ni. A metà fra il pub­bli­co e il ban­co­ne del bar la voce dei Mar­ta, Gio­van­ni Guli­no, ha ascol­ta­to beven­do. E’ mol­to diver­so il sound di Mol­the­ni rispet­to a quel­lo dei Mar­ta Sui Tubi. “Cer­ta­men­te – dice Car­me­lo – suo­na­re con lui è deci­sa­men­te meno impe­gna­ti­vo. Si trat­ta di sti­li com­ple­ta­men­te diver­si.“
E difat­ti l’energia degli MST emer­ge da ogni nota. L’ultimo album, “C’è gen­te che deve dor­mi­re”, spri­gio­na inten­si­tà anche dai bra­ni appa­ren­te­men­te meno lam­bic­ca­ti. Il vir­tuo­si­smo di chi­tar­ra e lin­gua sem­bra esse­re il filo ros­so del­la pro­du­zio­ne del­la band, nata e cre­sciu­ta nell’entroterra sicu­lo, in segui­to for­gia­ta­si fra Bolo­gna e Milano.
La vena iro­ni­ca e sca­pe­stra­ta dei testi non è arte­fat­ta, e l’intervista, che pro­ce­de fra tan­te fred­du­re e qual­che non­sen­se, lo dimostra.
All’appello man­ca il bat­te­ri­sta Ivan Pao­li­ni. Dove l’avete lascia­to?
“Non sap­pia­mo. For­se dor­me oppu­re è mor­to. Di soli­to resu­sci­ta come Nosfe­ra­tu, però ulti­ma­men­te non era mes­so bene. Un po’ trop­po pal­li­do. Maga­ri fra due o tre mesi sare­mo costret­ti a cam­bia­re batterista.”
Allo­ra sbri­ga­te­vi a pub­bli­ca­re un nuo­vo album!
“In effet­ti è nei pro­gram­mi. Ci stia­mo già lavorando”. 
Come nasce un vostro bra­no?
“Per orga­niz­za­zio­ne azien­da­le – spie­ga Gio­van­ni – io ho l’appalto dei testi e Car­me­lo del­la musi­ca. Tut­ta­via, perio­di­ca­men­te, qual­co­sa si può acca­val­la­re. Si, ogni tan­to ci accavalliamo…metaforicamente par­lan­do. Pri­ma vie­ne fuo­ri un giro di chi­tar­ra, poi io scri­vo le paro­le con mol­ta fati­ca e sof­fe­ren­za. A vol­te pos­so­no pas­sa­re anni pri­ma che un bra­no ven­ga ultimato”. 
“E infat­ti – inter­vie­ne Car­me­lo – il nostro pri­mo album Musco­li e Dei è sta­to scrit­to nel ‘75”.
È ter­mi­na­to un 2007 inten­so per i MST, carat­te­riz­za­to da esi­bi­zio­ni in giro per l’Italia. Le pros­si­me tap­pe del trio mar­sa­le­se saran­no Festi­val­bar e San Remo?
“Abbia­mo fat­to tan­ti festi­val suo­nan­do pure sopra un bar. Vale lo stes­so? Per quan­to riguar­da San Remo il pro­ble­ma è che non sia­mo cat­to­li­ci. Però ten­tia­mo quo­ti­dia­na­men­te di avvi­ci­nar­ci alla dottrina.”
Nono­stan­te mol­ti vi defi­ni­sca­no anco­ra grup­po “emer­gen­te” voi suo­na­te da un bel po’ insie­me…
“Infat­ti “emer­gen­te” è un ter­mi­ne del caz­zo! In Ita­lia ti defi­ni­sco­no così solo per­ché non entri in clas­si­fi­ca, ma ciò non signi­fi­ca che non suo­ni da tan­to tem­po. Del resto, si sa, que­sto è un Pae­se pro­vin­cia­le. Al mas­si­mo sia­mo emer­gen­ti per­ché stia­mo anco­ra a galla!”
Cosa pen­sa­te quan­do nota­te che il main stream disco­gra­fi­co è zep­po di musi­ca mol­to discu­ti­bi­le?
“In real­tà cre­do sia giu­sto che ognu­no sfrut­ti i pro­pri con­tat­ti. Del resto la qua­li­tà non è ogget­ti­va e il giu­di­zio fina­le spet­ta sem­pre al pub­bli­co – intan­to Car­me­lo si è allon­ta­na­to accen­den­do quel­la che, in appa­ren­za, sem­bra esse­re una lun­ga siga­ret­ta – Oggi la sce­na ita­lia­na è pie­na di buo­na musi­ca, basta saper­la cer­ca­re. E’ suf­fi­cien­te cita­re Cesa­re Basi­le, Pao­lo Ben­ve­gnù, Tea­tro Degli Orro­ri, Disco Dri­ve. L’essere o meno indi­pen­den­te ha, in fon­do, poco signi­fi­ca­to. L’importante è fare del­la musi­ca che piac­cia. Noi ascol­tia­mo anche auto­ri del main stream: apprez­zia­mo bra­ni dei Black Eyed Pea­se o di Fabri Fibra.”
L’anno scor­so vi sie­te esi­bi­ti in con­di­zio­ni mol­to sin­go­la­ri: den­tro un igloo, in mon­ta­gna, a miglia­ia di metri d’altezza. Come è nata l’idea?
“L’idea è del­la nostra agen­zia di pro­mo­zio­ne. Si trat­ta­va di una vera e pro­pria gab­bia di ghiac­cio ed è sta­to mol­to dif­fi­ci­le suo­na­re. Tut­ta­via, ci sia­mo diver­ti­ti parec­chio. Inol­tre, il con­cer­to sul ghiac­cio sarà docu­men­ta­to nel nostro ulti­mo DVD, pros­si­mo all’uscita nei nego­zi. Una par­te ver­rà dedi­ca­ta ai live del tour, un’altra ai video del­le can­zo­ni ed una pro­prio all’esibizione sul­la neve. Ed in più sarà Tam­bu­ri Usa­ti, la nuo­va casa disco­gra­fi­ca fon­da­ta diret­ta­men­te da noi, a pub­bli­ca­re il DVD”.
L’originalità è un vostro mar­chio di fab­bri­ca. I testi, mol­to par­ti­co­la­ri, del­le can­zo­ni spes­so resi­sto­no anche oltre la musi­ca. Gio­van­ni, ti ver­rà mai in men­te di pub­bli­ca­re un libro?
“In effet­ti io ho sem­pre scrit­to. Mol­te cose che pen­so non diven­ta­no can­zo­ni e resta­no chiu­se nel cas­set­to. Tut­ta­via non le apprez­zo mol­to, anche per­ché sono deci­sa­men­te cri­ti­co rispet­to a quel­lo che fac­cio. Chis­sà, maga­ri un gior­no… Del resto, per quan­to scri­ve­re abbia sem­pre fat­to par­te del­le mie fan­ta­sie, ora mi sen­to deci­sa­men­te più musi­ci­sta che scrittore.
Ulti­ma doman­da di bana­lis­si­mo taglio: cosa con­si­glie­re­ste ad un gio­va­ne che nel­la vita inten­de fare il musi­ci­sta?
“Deve solo com­por­re bel­le can­zo­ni. L’ultima paro­la spet­ta al pub­bli­co. E’ neces­sa­rio chie­der­si sem­pre: la gen­te ha biso­gno di quel­lo che sto facen­do? Sono suf­fi­cien­te­men­te ori­gi­na­le? E’ trop­po faci­le inna­mo­rar­si del­le cose che si fan­no, ma a quel pun­to si trat­ta di una sor­ta di mastur­ba­zio­ne. Biso­gna pro­dur­re del­le idee che diven­ti­no di tut­ti. Que­sto è il sen­so dell’artista.
Gre­go­rio Romeo
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