UNA QUESTIONE DI PULIZIA

Sia­mo un popo­lo di incom­pre­si. Chi ci defi­ni­sce raz­zi­sti e xeno­fo­bi non ci capi­sce. Noi non sia­mo intol­le­ran­ti e appro­fit­ta­to­ri, noi sia­mo gene­ro­si. Se uno stra­nie­ro puz­za, c’è un Bor­ghe­zio che lo lava. È vero, usa il Vetril, ma sono det­ta­gli da cro­na­ca di costu­me. E se vivo­no in un cam­po spor­co e pie­no di topi, c’è un Galan che risol­ve la que­stio­ne: “Que­sti non sono cam­pi, sono immon­dez­zai, non vede­te quan­ta spaz­za­tu­ra? Biso­gna spaz­zar­li via”. La doman­da sor­ge spon­ta­nea. Di che si par­la? For­se una rispo­sta può arri­va­re da fra­si illu­mi­nan­ti come “Han­no fat­to puli­zia”, “Biso­gna­va pur puli­re”, “Cer­to biso­gna anco­ra puli­re un po’”. In tem­pi come que­sti, il pen­sie­ro cor­re a Napo­li e alla Cam­pa­nia. Inge­nui­tà. A par­la­re sono i com­mer­cian­ti del­la zona Sta­zio­ne Cen­tra­le di Mila­no e si rife­ri­sco­no ai bam­bi­ni rom. Ed è qua­si com­mo­ven­te la rude sem­pli­ci­tà di De Cora­to, che con estre­mo prag­ma­ti­smo invo­ca le ruspe. Que­sta sì che si chia­ma schiet­tez­za, alla fac­cia di chi ci repu­ta intol­le­ran­ti. Come si dice­va? Ita­lia­ni bra­va gente…
Chia­ra Caprio
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