COSA PENSANO DI NOI?

TRE GIORNALISTI STRANIERI INTERPELLATI SUI VIZI (TANTI) E LE VIRTU’ DEL NOSTRO PAESE

“La poli­ti­ca ita­lia­na? Per noi tede­schi è poco più di un tea­tri­no. Dell’Italia ci godia­mo più che altro la gaf­fes degli espo­nen­ti poli­ti­ci, anche mor­ta­del­la e spu­man­te in par­la­men­to non ci han­no stu­pi­to più di tan­to. Ormai sia­mo abi­tua­ti ad esi­bi­zio­ni del genere”.

Ci vuo­le dire che in Ita­lia non tro­va­te pro­prio nul­la di serio? Anche, ad esem­pio, un feno­me­no dram­ma­ti­co come la mafia è ridot­to a puro folclore?

“No, asso­lu­ta­men­te, la mafia, soprat­tut­to dopo il rego­la­men­to di con­ti di Dui­sburg (dove il 15 Ago­sto 2007 sei per­so­ne sono sta­te ucci­se a col­pi di fuci­le in segui­to a una fai­da tra cosche del­la ‘ndran­ghe­ta. Ndr), è avver­ti­ta come un pro­ble­ma serio, for­se anche più che qui nel nord d’Italia, dove mi sem­bra sia anco­ra vista come un feno­me­no di costu­me. L’episodio di Dui­sburg ha susci­ta­to nuo­vo inte­res­se, e non è un caso che il libro di Rober­to Savia­no, Gomor­ra, abbia ven­du­to mol­to anche in Germania.

Qual è il com­men­to più dif­fu­so in Ger­ma­nia riguar­do al recen­te risul­ta­to elettorale?

“Spa­ven­to­so. Non solo in Ger­ma­nia ma a livel­lo euro­peo non ci si spie­ga come abbia potu­to vin­ce­re Ber­lu­sco­ni. Un mio ami­co esper­to di rela­zio­ni inter­na­zio­na­li tra Ger­ma­nia e Ita­lia mi ha con­fi­da­to qual­che gior­no fa che una vit­to­ria del­la destra avreb­be pro­ba­bil­men­te incri­na­to i rap­por­ti poli­ti­ci tra Ber­li­no e Roma. Ber­lu­sco­ni si è rive­la­to inca­pa­ce di con­dur­re un dia­lo­go nel suo man­da­to pre­ce­den­te e nes­su­no si aspet­ta che le cose sia­no cambiate”.

Vede­te quin­di in Ber­lu­sco­ni un peri­co­lo per l’Italia e le sue rela­zio­ni internazionali?

“Nono­stan­te tut­to mi fa ride­re chi par­la dell’Italia gover­na­ta dal­la destra come di una dit­ta­tu­ra: pro­ba­bil­men­te Ber­lu­sco­ni è trop­po stol­to per fare il dit­ta­to­re. In ogni caso ha un con­trol­lo tota­le dell’economia e di buo­na par­te dei media, quin­di il suo pote­re è fuo­ri discussione.”

A pro­po­si­to di eco­no­mia, dati recen­ti han­no evi­den­zia­to una cre­sci­ta del­lo 0.3% per l’Italia: è un pro­ble­ma avver­ti­to anche in ambi­to europeo?

“È nor­ma­le che un pae­se abbia un perio­do di cri­si, ma soli­ta­men­te Ita­lia e Ger­ma­nia van­no di pari pas­so per quan­to riguar­da gli aspet­ti eco­no­mi­ci. Que­sta vol­ta la situa­zio­ne è diver­sa, l’Italia rischia seria­men­te di per­de­re impor­tan­za a livel­lo continentale.”
Pri­ma ha par­la­to di media. Lei ha ori­gi­ni ita­lia­ne: segue i pro­gram­mi del­la tele­vi­sio­ne italiana?

“Asso­lu­ta­men­te no, pre­fe­ri­sco quel­la este­ra. Anche per quan­to riguar­da l’informazione, in Ita­lia c’è la tra­di­zio­ne del­la ‘len­zuo­la­ta’, un’enorme costru­zio­ne media­ti­ca che in real­tà non dice nul­la e non fa rife­ri­men­ti seri alle fon­ti. I gior­na­li­sti vali­di si con­ta­no sul­le dita di una mano. Io per­so­nal­men­te apprez­zo mol­to Mar­co Travaglio.”

Si rife­ri­sce anche al modo in cui ven­go­no trat­ta­te le noti­zie di cro­na­ca nera?

“Noi non abbia­mo l’abitudine di tra­sfor­ma­re i delit­ti in soap ope­ras. Non rie­sco a cre­de­re che in Ita­lia le inda­gi­ni su un sin­go­lo caso pos­sa­no pro­trar­si per anni. A vol­te sen­to di indi­zi o pro­ve ritro­va­ti sul luo­go del delit­to tre o quat­tro anni dopo l’avvenimento, trac­ce che sono sem­pre sta­te lì, che si sareb­be­ro potu­te tro­va­re al pri­mo sopral­luo­go. Com’è possibile?”

Su que­sta doman­da rima­sta in sospe­so lo schiet­to cor­ri­spon­den­te di ori­gi­ne ita­lia­na vie­ne rag­giun­to da Katha­ri­na Kort, sua col­le­ga e con­na­zio­na­le, dal nome, que­sta vol­ta, ine­qui­vo­ca­bil­men­te teutonico.

Anche lei ha una visio­ne così disa­stro­sa del nostro pae­se o rie­sce a coglie­re aspet­ti più positivi?

“Sicu­ra­men­te l’ennesima ele­zio­ne di Ber­lu­sco­ni ha sor­pre­so tut­ti, anche se c’è da dire che da noi si insi­ste trop­po sul­le gaf­fes, men­tre biso­gne­reb­be valu­tar­lo più per quel­lo che fa… oppu­re non fa. C’è il for­te rischio di non nota­re le pro­po­ste vali­de del­la poli­ti­ca ita­lia­na se l’unico inte­res­se sono le figu­rac­ce dei mini­stri o dei capi di stato.”

Secon­do Gra­ham Alli­son, ex mini­stro del­la dife­sa in USA, per quan­to riguar­da demo­cra­zia, liber­tà e lega­li­tà, Ber­lu­sco­ni è equi­va­len­te a Putin. Cosa ne pensa?

“Mi sem­bra esa­ge­ra­to. Come ci ha det­to qual­che gior­no fa Ghe­rar­do Colom­bo, più che anti­de­mo­cra­ti­co, Ber­lu­sco­ni è amo­ra­le. In fon­do è sta­to nomi­na­to attra­ver­so ele­zio­ni demo­cra­ti­che, non si è impo­sto con la for­za né con altri meto­di dit­ta­to­ria­li. È sta­to elet­to dagli ita­lia­ni che, evi­den­te­men­te, han­no fidu­cia in lui.”

Par­lan­do di liber­tà d’informazione, come giu­di­ca l’influenza degli orga­ni poli­ti­ci sui media?

“Mi sono accor­ta che in Ita­lia, rispet­to alla Ger­ma­nia, l’influenza è mol­to più for­te. Non solo le inge­ren­ze sono ecces­si­ve nel mon­do del­la car­ta stam­pa­ta, ma anche a livel­lo tele­vi­si­vo: un “edit­to bul­ga­ro” da noi sareb­be impen­sa­bi­le. In Ger­ma­nia è il gior­na­li­smo che influen­za la poli­ti­ca e non il con­tra­rio: i poli­ti­ci ven­go­no con­di­zio­na­ti dal giu­di­zio che i gior­na­li dan­no di loro.”

Il livel­lo di atten­zio­ne da par­te dei gio­va­ni ita­lia­ni nei riguar­di del­la poli­ti­ca è piut­to­sto scar­so. All’estero la situa­zio­ne è simile?

“All’estero sicu­ra­men­te i gio­va­ni dan­no più impor­tan­za alla poli­ti­ca per­ché la poli­ti­ca dà mol­ta impor­tan­za a loro. In Ita­lia l’età media in cui i poli­ti­ci emer­go­no è trop­po ele­va­ta, sem­bra qua­si che il pote­re sia nel­le mani dei ‘vec­chi’. Per fare un esem­pio, anche da noi esi­ste il pre­ca­ria­to ma è fun­zio­na­le ad una car­rie­ra e non è ‘eter­no’ come può esser­lo in Ita­lia. Le azien­de sono sem­pre più avi­de di giovani.”

Nel dibat­ti­to inter­vie­ne anche Emi­ly Bac­kus, gior­na­li­sta ame­ri­ca­na che si occu­pa di desi­gn per il Finan­cial Times. Cosa può dir­ci a pro­po­si­to dei gio­va­ni poco inte­res­sa­ti alla poli­ti­ca?

“Gli sta­tu­ni­ten­si, non solo i gio­va­ni, sono piut­to­sto pro­vin­cia­li, direi qua­si ego­cen­tri­ci. Il loro inte­res­se per la poli­ti­ca este­ra è pres­so­ché nul­lo fin­ché non ven­go­no toc­ca­ti in pri­ma per­so­na. Per que­sto ho pre­fe­ri­to lavo­ra­re per un gior­na­le inglese.”

Come è gesti­ta l’informazione nel mon­do anglosassone?

“In Inghil­ter­ra, per leg­ge, biso­gna esse­re bilan­cia­ti: si deve neces­sa­ria­men­te, dopo aver accu­sa­to una par­te, sen­ti­re l’opinione del­la dife­sa, sia per una que­stio­ne eti­ca sia per evi­ta­re pro­ble­mi lega­li che pos­so­no stron­ca­re una carriera.”

Que­sto non influi­sce sul­la liber­tà di informazione?

“For­se in par­te si. In ogni caso dà sicu­ra­men­te mag­gio­re equi­li­brio alla que­stio­ne che vie­ne ripor­ta­ta. Pri­ma di occu­par­mi di desi­gn ho lavo­ra­to all’aspetto inve­sti­ga­ti­vo del caso Par­ma­lat: rice­vet­ti mol­ta pres­sio­ne dagli uffi­ci stam­pa che cer­ca­va­no di mani­po­la­re i gior­na­li­sti per i loro sco­pi. In Ita­lia si pre­sta mol­ta meno atten­zio­ne alla qua­li­tà dell’informazione, e spes­so ci si sbi­lan­cia sen­za pen­sar­ci trop­po. Mi è sem­bra­to di avver­ti­re che nel vostro pae­se l’informazione fos­se più con­trol­la­ta rispet­to al resto d’Europa, anche a cau­sa del­la pre­sen­za dell’ordine dei gior­na­li­sti e del­le sov­ven­zio­ni pub­bli­che all’editoria.”

La con­ver­sa­zio­ne, che ali­men­ta un fasti­dio­so sen­ti­men­to a metà tra lo stu­po­re e la ver­go­gna per le rispo­ste rice­vu­te, ter­mi­na qui. In con­clu­sio­ne una doman­da sor­ge spon­ta­nea: se ogni ita­lia­no con dirit­to di voto aves­se soste­nu­to un col­lo­quio del gene­re pri­ma di entra­re nel­la cabi­na elet­to­ra­le e trac­cia­re la fati­di­ca cro­ce, il risul­ta­to sareb­be sta­to lo stesso?

a cura di Danie­le Gras­so, Ric­car­do Orlandi 
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