NON CHIAMIAMOLA RIFORMA


Leg­ge 133/2008. Que­sto il moven­te uffi­cia­le del­le ulti­me e pres­san­ti mobi­li­ta­zio­ni e pre­se di posi­zio­ne che han­no visto pro­ta­go­ni­sta il mon­do acca­de­mi­co nostra­no. Non si trat­ta pro­pria­men­te di una rifor­ma uni­ver­si­ta­ria, ma del­la leg­ge appro­va­ta nell’agosto 2008 rela­ti­va ai pro­gram­mi per il trien­nio 2009–2011 in mate­ria finan­zia­ria, entro cui si inse­ri­sco­no prov­ve­di­men­ti che toc­ca­no diret­ta­men­te la natu­ra del­le isti­tu­zio­ni uni­ver­si­ta­rie e del cor­po docen­te. L’iter legi­sla­ti­vo del­la 133 ha visto l’approvazione del pre­li­mi­na­re Decre­to Leg­ge 112/2008, che ne anti­ci­pa­va sostan­zial­men­te i con­te­nu­ti. Su pro­po­sta del Mini­stro del Teso­ro Tre­mon­ti, il Con­si­glio dei Mini­stri rati­fi­ca quin­di il 25 giu­gno il decre­to, recan­te Dispo­si­zio­ni urgen­ti per lo svi­lup­po eco­no­mi­co, la sem­pli­fi­ca­zio­ne, la com­pe­ti­ti­vi­tà, la sta­bi­liz­za­zio­ne del­la finan­za pub­bli­ca e la pere­qua­zio­ne tributaria.

Vedia­mo nel­lo spe­ci­fi­co di cosa si trat­ta.
ART 16: Facol­tà di tra­sfor­ma­zio­ne del­le uni­ver­si­tà in fon­da­zio­ni.
Cit:“le Uni­ver­si­tà pub­bli­che pos­so­no deli­be­ra­re la pro­pria tra­sfor­ma­zio­ne in fon­da­zio­ni di dirit­to pri­va­to. La deli­be­ra di tra­sfor­ma­zio­ne è adot­ta­ta dal Sena­to acca­de­mi­co a mag­gio­ran­za asso­lu­ta. […] Le fon­da­zio­ni uni­ver­si­ta­rie suben­tra­no in tut­ti i rap­por­ti atti­vi e pas­si­vi e nel­la tito­la­ri­tà del patri­mo­nio dell’Università […]. Le f.u. sono enti non com­mer­cia­li e per­se­guo­no i pro­pri sco­pi secon­do le moda­li­tà con­sen­ti­te dal­la loro natu­ra giu­ri­di­ca e ope­ra­no nel rispet­to dei prin­ci­pi di eco­no­mi­ci­tà del­la gestio­ne. […] Even­tua­li pro­ven­ti, ren­di­te o altri uti­li deri­van­ti dal­lo svol­gi­men­to del­le atti­vi­tà pre­vi­ste dagli sta­tu­ti del­le f.u. sono desti­na­ti inte­ra­men­te al per­se­gui­men­to degli sco­pi del­le mede­si­me”. E anco­ra: “i tra­sfe­ri­men­ti a tito­lo di con­tri­bu­to o di libe­ra­li­tà a favo­re del­le f.u. sono esen­ti da tas­se e impo­ste indi­ret­te e da dirit­ti dovu­ti a qua­lun­que altro tito­lo e sono inte­ra­men­te dedu­ci­bi­li dal red­di­to del sog­get­to ero­gan­te. […] Le f.u. han­no auto­no­mia gestio­na­le, orga­niz­za­ti­va e con­ta­bi­le. La gestio­ne eco­no­mi­co-finan­zia­ria del­le f.u. assi­cu­ra l’equilibrio di bilan­cio”.
Non è chia­ro, però, fino a che pun­to que­sta auto­no­mia vada a inci­de­re sul­la qua­li­tà e l’indirizzamento del­la ricer­ca e le riper­cus­sio­ni che que­sta scel­ta pos­sa ave­re sia sul­la gover­nan­ce che sul siste­ma di finan­zia­men­to degli atenei.

ART 66: Turn over
Cit:“le ammi­ni­stra­zio­ni prov­ve­da­no, entro il 31 dicem­bre 2008 a ride­ter­mi­na­re la pro­gram­ma­zio­ne trien­na­le del fab­bi­so­gno di per­so­na­le in rela­zio­ne alle misu­re di razio­na­liz­za­zio­ne, di ridu­zio­ne del­le dota­zio­ni orga­ni­che e di con­te­ni­men­to del­le assun­zio­ni”.
Per il trien­nio 2010–2012 gli enti di ricer­ca pos­so­no pro­ce­de­re ad assun­zio­ni di per­so­na­le a tem­po inde­ter­mi­na­to che non può in ogni caso ecce­de­re le uni­tà ces­sa­te nell’anno pre­ce­den­te, con una ridu­zio­ne del turn over pari al 20% nei pros­si­mi tre anni. Que­sto com­por­te­rà una note­vo­le dimi­nu­zio­ne del per­so­na­le docen­te negli ate­nei, o quan­to meno un’assenza di rin­no­va­men­to del cor­po docen­te ita­lia­no — già gra­va­to da una anzia­ni­tà ele­va­ta – con­sen­ten­do una sola nuo­va assun­zio­ne ogni 5 pensionamenti. 


Solo recen­te­men­te, il Gover­no ha pre­so prov­ve­di­men­ti per alleg­ge­ri­re il peso del turn-over per alcu­ni casi spe­ci­fi­ci. Infi­ne, ele­men­to por­tan­te del­la leg­ge 133 è, da qui al 2013, la ridu­zio­ne dei fon­di desti­na­ti ad uni­ver­si­tà e ricer­ca per un taglio com­ples­si­vo di 1441,5 milio­ni di euro.
Il prov­ve­di­men­to gover­na­ti­vo è sta­to subi­to accol­to da pare­ri con­tra­stan­ti. Buo­na par­te del mon­do acca­de­mi­co ha dimo­stra­to per­ples­si­tà nei con­fron­ti dell’intervento. Di natu­ra stret­ta­men­te eco­no­mi­co-finan­zia­ria, la misu­ra è sta­ta espres­sa­men­te appor­ta­ta dal Gover­no allo sco­po di risa­na­re il defi­cit di bilan­cio deter­mi­na­to dall’abolizione dell’Ici anche per i ceti più abbien­ti. Giu­sti­fi­ca­ta, inol­tre, con la volon­tà di rias­se­sta­re l’inefficiente siste­ma uni­ver­si­ta­rio, si rea­liz­za nel con­cre­to come una serie di tagli indi­scri­mi­na­ti, in assen­za di alcu­na pro­get­tua­li­tà rifor­ma­tri­ce.
Secon­do la CRUI (Con­fe­ren­za dei ret­to­ri ita­lia­ni), con­se­guen­za del nuo­vo pano­ra­ma rea­liz­za­to dal Gover­no sareb­be il peg­gio­ra­men­to del livel­lo di fun­zio­na­li­tà del­le Uni­ver­si­tà e la cre­scen­te dif­fi­col­tà nel reg­ge­re la concorrenza/ col­la­bo­ra­zio­ne in atto a livel­lo inter­na­zio­na­le. In una nota appro­va­ta all’unanimità, la Con­fe­ren­za dei Ret­to­ri ha lan­cia­to l’allarme sul­la situa­zio­ne dram­ma­ti­ca in cui ver­sa­no le uni­ver­si­tà ita­lia­ne, che ad oggi rischia­no il ros­so in bilan­cio. Nel docu­men­to, indi­riz­za­to al mini­stro Gel­mi­ni, i ret­to­ri han­no ricor­da­to che i nostri ate­nei “sono stran­go­la­ti e rischia­no di non poter paga­re nep­pu­re le retri­bu­zio­ni del per­so­na­le.[…] Non è più sop­por­ta­bi­le l’azzeramento dei finan­zia­men­ti per l’edilizia uni­ver­si­ta­ria che impe­di­sce sia l’avvio di nuo­ve rea­liz­za­zio­ni, fun­zio­na­li alla didat­ti­ca e alla ricer­ca, sia la sem­pli­ce manu­ten­zio­ne del­le strut­tu­re esistenti”.
Nel caso del nostro Ate­neo, ad esem­pio, secon­do quan­to rife­ri­to dal Ret­to­re e dal Diret­to­re Ammi­ni­stra­ti­vo, a par­ti­re dal 2010 non si saprà come chiu­de­re il bilan­cio. L’alternativa pro­po­sta dal­la finan­zia­ria stes­sa, la facol­tà di tra­sfor­ma­zio­ne del­le uni­ver­si­tà in fon­da­zio­ni di natu­ra pri­va­ta, non pare al momen­to fat­ti­bi­le, già solo per l’incapacità del­la strut­tu­ra pro­dut­ti­va ita­lia­na di soste­ner­ne i costi.
Alcu­ni docen­ti, tra i qua­li figu­ra­no illu­stri ordi­na­ri e ret­to­ri del­la Sapien­za, del­le Uni­ver­si­tà di Tori­no, Napo­li, Pado­va, Cata­nia e Tera­mo, sono sce­si in piaz­za lan­cian­do un appel­lo per con­tra­sta­re i prov­ve­di­men­ti gover­na­ti­vi che, sosten­go­no, impo­ve­ri­sco­no eco­no­mi­ca­men­te e cul­tu­ral­men­te l’Università: “si trat­ta di misu­re che […] restrin­go­no lo spa­zio vita­le dell’Università san­cen­do­ne l’emarginazione irre­ver­si­bi­le nel­la vita del Pae­se. Non vie­ne sol­tan­to auspi­ca­ta la riti­ra­ta del­lo Sta­to dal­le sue fun­zio­ni sto­ri­che nel garan­ti­re la for­ma­zio­ne supe­rio­re e la ripro­du­zio­ne del­le sue clas­si diri­gen­ti […] signi­fi­ca con­dan­na­re tan­to le Uni­ver­si­tà pub­bli­che che pri­va­te a un sicu­ro desti­no di irri­le­van­za.”

Pare dun­que leci­to doman­dar­si: Ci sarà anco­ra spa­zio, nell’università del­la 133, per quel set­to­re del­la ricer­ca che non pro­du­ce risul­ta­ti “eco­no­mi­ca­men­te rile­van­ti”? Come potrà esse­re garan­ti­to a tut­ti il dirit­to ad un’istruzione supe­rio­re e di qua­li­tà? E anco­ra: per­ché in un momen­to di reces­sio­ne non inve­sti­re pro­prio nell’Università come pro­pul­so­re di uno svi­lup­po che per­met­ta l’uscita dal­la crisi?

Giu­dit­ta Gre­chi, Sil­via Valen­ti, Lau­ra Carli

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