CAMBIARE LO STATUTO? YES, WE CAN!

Cam­bia­re una rego­la, vota­re per abro­ga­re una nor­ma è pras­si comu­ne e accet­ta­ta. I dub­bi sor­go­no quan­do tali cam­bia­men­ti avven­go­no appe­na pri­ma di un’e­le­zio­ne e sem­bra­no tesi non tan­to a modi­fi­ca­re una nor­ma ormai desue­ta, ma a crea­re un’ec­ce­zio­ne ad per­so­nam.
Que­sto 20 gen­na­io, alla pri­ma sedu­ta del Sena­to Acca­de­mi­co dopo le vacan­ze nata­li­zie, è sta­ta vota­ta una modi­fi­ca allo Sta­tu­to del­l’u­ni­ver­si­tà che per­met­te «qua­lo­ra il Ret­to­re rico­pra un inca­ri­co nazio­na­le o inter­na­zio­na­le per cui sia neces­sa­ria la cari­ca di Ret­to­re e in cui si rav­vi­si un supe­rio­re inte­res­se del­l’U­ni­ver­si­tà, di appro­va­re a mag­gio­ran­za di due ter­zi il rin­vio del­le ele­zio­ni fino alla sca­den­za del­l’in­ca­ri­co, e comun­que per non più di due anni».
Il tut­to ha ori­gi­ne dal­l’in­ca­ri­co di pre­si­den­te del­la CRUI (Con­fe­ren­za dei ret­to­ri del­le uni­ver­si­tà ita­lia­ne), che il nostro ret­to­re rico­pre dal giu­gno scor­so. L’in­ca­ri­co è trien­na­le, quin­di sca­dreb­be nel 2011, men­tre il suo man­da­to di ret­to­re del­la Sta­ta­le di Mila­no sca­de nel 2009 e, essen­do già il secon­do, non è rin­no­va­bi­le. Natu­ral­men­te, per esse­re pre­si­den­te del­la CRUI occor­re reg­ge­re un’u­ni­ver­si­tà, da qui la let­te­ra pre­sen­ta­ta dai ret­to­ri del­le uni­ver­si­tà lom­bar­de per modi­fi­ca­re lo sta­tu­to.
Nel­la let­te­ra i ret­to­ri giu­sti­fi­ca­no la pro­pria pro­po­sta innan­zi­tut­to con la con­sta­ta­zio­ne del buon ope­ra­to di Decle­va come pre­si­den­te del­la CRUI, anche in vir­tù del dia­lo­go instau­ra­to con gover­no e par­la­men­to. In secon­do luo­go, sem­bra par­ti­co­lar­men­te gra­di­to ai ret­to­ri lom­bar­di la pre­sen­za di un col­le­ga del­la stes­sa regio­ne alla gui­da del­la Con­fe­ren­za ita­lia­na.
Tali moti­va­zio­ni devo­no esse­re risul­ta­te par­ti­co­lar­men­te con­vin­cen­ti per i mem­bri del Sena­to Acca­de­mi­co, che han­no appro­va­to la modi­fi­ca del­lo Sta­tu­to alla qua­si una­ni­mi­tà, con la sola ecce­zio­ne di un rap­pre­sen­tan­te dei ricer­ca­to­ri.
Il fat­to susci­ta alcu­ne per­ples­si­tà, sia per la pro­ce­du­ra di appro­va­zio­ne del­la modi­fi­ca, attua­ta secon­do pro­to­col­lo ma con scar­so pre­av­vi­so e con ben poco coin­vol­gi­men­to dei sog­get­ti del­la comu­ni­tà uni­ver­si­ta­ria, sia a livel­lo di prin­ci­pio, per il carat­te­re di scar­sa gene­ra­li­tà del­la pro­ro­ga, il cui limi­te tem­po­ra­le appa­re costrui­to appo­si­ta­men­te sul­le esi­gen­ze del nostro ret­to­re. Resta poi da con­si­de­ra­re come il caso mila­ne­se non si iden­ti­fi­chi come iso­la­to, ma che in altre cit­tà ita­lia­ne come Bre­scia, Firen­ze e Tren­to si sia­no veri­fi­ca­ti casi ana­lo­ghi di rifor­ma del pro­prio Sta­tu­to per con­ce­de­re pro­ro­ghe ai man­da­ti dei rispet­ti­vi ret­to­ri, un eser­ci­zio che favo­ri­sce l’ar­roc­ca­men­to dei sog­get­ti isti­tu­zio­na­li, infi­cian­do la pra­ti­ca demo­cra­ti­ca del rin­no­vo del­le cari­che e basan­do­si sul­la pre­sun­ta indi­spen­sa­bi­li­tà di un sin­go­lo soggetto. 
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