EDITORIALE FEBBRAIO 2009

Ci sia­mo fat­ti met­te­re sot­to da Ber­lu­sco­ni sul­la giu­sti­zia. Pro­prio come dice­va Nan­ni Moret­ti in Apri­le. Pen­sa­va­mo di pos­se­de­re il pri­ma­to del­la buo­na poli­ti­ca, di vin­ce­re faci­le nel­le ammi­ni­stra­ti­ve per­ché “si sa, la sini­stra sa occu­par­si meglio del pote­re loca­le”. E inve­ce ci ritro­via­mo con un sin­da­co inca­te­na­to al caval­lo del­la Rai, un gover­na­to­re incol­la­to alla puz­zo­len­te pol­tro­na cam­pa­na e un asses­so­re finan­zia­to da Ligre­sti. Ber­lu­sco­ni par­la di que­stio­ne mora­le nel Pd e noi por­gia­mo l’altra guan­cia, oppu­re sde­gno­si dicia­mo: “non accet­tia­mo lezio­ni da lui”. D’altronde biso­gna distin­gue­re i pia­ni poli­ti­co, eti­co, giu­di­zia­rio. Qual è il più impor­tan­te? La sini­stra demo­cra­ti­ca ita­lia­na sol­le­va la sua que­stio­ne come se aves­se per­so la ver­gi­ni­tà giu­di­zia­ria, ma sal­va­to quel­la poli­ti­ca ed eti­ca. Ma non è così. Se da un lato le mele mar­ce a sini­stra ci sono sem­pre sta­te, e non si può gene­ra­liz­za­re, dall’altro la rispo­sta poli­ti­ca del Pd si è dimo­stra­ta degna del livel­lo del dibat­ti­to ita­lia­no, ripro­po­nen­do argo­men­ta­zio­ni pre­ci­se e fic­can­ti, come “spec­chio rifles­so” o “chi lo dice sa di esser­lo”. Il risul­ta­to sul pia­no eti­co è altret­tan­to degra­dan­te: il Pd ha sapu­to con­vo­glia­re in sé le peg­gio­ri atti­tu­di­ni del­la destra di que­sto Pae­se e il peg­gior per­be­ni­smo sno­bi­sti­co del post­co­mu­ni­smo. Ricor­dia­mo­ce­lo che così sia­mo ridot­ti. Finora.
Fabri­zio Aurilia
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