ALLA RICERCA DELLA RIVOLUZIONE PERDUTA — INTERVISTA A VINCENZO LATRONICO

E’ nato a Roma, ha vis­su­to per un po’ in Lus­sem­bur­go e ora fa la spo­la tra Mila­no e Bre­scia. Dopo aver tra­dot­to diver­si libri dall’inglese e dal fran­ce­se ha dato alla luce il suo pri­mo roman­zo, “Gin­na­sti­ca e rivo­lu­zio­ne”, avven­tu­re di un grup­po di mili­tan­ti no-glo­bal ambien­ta­te in Fran­cia alle por­te del G8 di Geno­va. L’autore è Vin­cen­zo Latro­ni­co, stu­den­te di Filo­so­fia alla Sta­ta­le di Milano.

Di cosa par­la il libro?
Il libro è una spe­cie di roman­zo di for­ma­zio­ne adat­ta­to ai tem­pi. Soli­ta­men­te, un roman­zo di que­sto gene­re rac­con­ta la sto­ria di un per­so­nag­gio che si pre­sen­ta al mon­do “ver­gi­ne”. Poi attra­ver­so una serie di erro­ri, di scon­tri, crea una sua visio­ne del mon­do. E rie­sce a entra­re nel mon­do degli adul­ti.
A me sem­bra che que­sto model­lo oggi non fun­zio­ni mol­to. Se mi guar­do intor­no, nel mon­do rea­le, non tro­vo nes­su­no che arri­vi ver­gi­ne, moral­men­te, al con­tat­to con la real­tà e abbia pro­ble­mi a tro­va­re pun­ti di rife­ri­men­to e valo­ri. Secon­do me la cre­sci­ta è la ricon­qui­sta di una ver­gi­ni­tà, la ricon­qui­sta del­la tabu­la rasa, da cui si può rico­min­cia­re a costrui­re la pro­pria stra­da. Nel­la sto­ria, rag­giun­to que­sto pun­to, i per­so­nag­gi non mi inte­res­sa­no più e li lascio andare.

Da dove hai pre­so spun­to?
Lo spun­to è nato scri­ven­do. E’ nata come una sto­ria com­ple­ta­men­te diver­sa, che ave­vo comin­cia­to alla fine del liceo. Poi la tra­ma è pas­sa­ta attra­ver­so vari stra­vol­gi­men­ti ed infi­ne è diven­ta­ta quel­la che è ades­so. Ha sem­pre ruo­ta­to attor­no al G8 di Geno­va, sen­za però mai ten­ta­re di rac­con­tar­lo. Pri­ma usa­vo una scu­sa per non nar­rar­lo: dice­vo che spet­ta­va ai tri­bu­na­li rac­con­tar­lo. Ades­so i tri­bu­na­li l’hanno rac­con­ta­to e l’hanno fat­to male. Per cui mi sono det­to “sareb­be ora di scri­ver­ne”.
L’idea era di usa­re come tra­mi­te il silen­zio, per­ché è un argo­men­to che al pub­bli­co gene­ri­co di oggi è mol­to chiaro.
Per­so­nag­gio più somi­glian­te?
Tut­ti quan­ti direb­be­ro “ah, la voce nar­ran­te” e inve­ce non è vero. Io mi rive­do mol­to nel per­so­nag­gio meno rea­li­sti­co, SS (il sui­ci­da­to dal­la socie­tà. ndr).
E’ il per­so­nag­gio che sta più in dispar­te e, a poste­rio­ri, è for­se quel­lo che ci cre­de­va di più. Le altre figu­re maschi­li fan­no una figu­rac­cia nel libro. Lui è l’unico che in qual­che modo esce con for­za, con pre­po­ten­za. E’ il per­so­nag­gio a cui sono più lega­to e, para­dos­sal­men­te, quel­lo cui la sto­ria per­so­na­le è più pale­se­men­te for­za­ta. Pro­prio per que­sto dice qual­co­sa sul­la real­tà. Il pun­to non è copia­re la real­tà, ma dir­ne qual­co­sa.
Ho imma­gi­na­to una figu­ra refrat­ta­ria al movi­men­to di gene­ra­zio­ne, spin­to da una sua voglia di fare le cose. SS ha avu­to una serie di basto­na­te nel­la vita, tut­te lega­te all’idea di movi­men­to.
Secon­do me pro­prio per­ché è un per­so­nag­gio irrea­li­sti­co rie­sce a fare presa.
E il pro­ta­go­ni­sta?
Il pro­ta­go­ni­sta è anti­pa­ti­co! Si fa chia­ma­re T., come se aves­se un nome affa­sci­nan­te, ma alla fine si sco­pre che si chia­ma Toni­no. E’ costrui­to per sta­re anti­pa­ti­co al let­to­re e lo è per­ché “se la mena!” E’ uno che ha la tele­ca­me­ra pun­ta­ta su di sé e non vede il mon­do intor­no. Solo alla fine, maga­ri, la gira.. 
Ora lascia­mo per­de­re il libro e par­lia­mo del­le tue pre­fe­ren­ze. Hai un libro, un auto­re, un film, una can­zo­ne pre­fe­ri­ti?
Un auto­re pre­fe­ri­to potreb­be esse­re Anto­nio More­sco. “I can­ti del caos” secon­do me è il più gran­de libro scrit­to negli ulti­mi quarant’anni.
Per quan­to riguar­da la musi­ca, ado­ro Daniel John­ston! Un film pre­fe­ri­to? E’ trop­po dif­fi­ci­le. Però pos­so dire che c’è un film, di cui una sce­na è sta­ta ripre­sa nel libro: “Ani­mal hou­se”. Pos­so dire che la mia ope­ra pre­fe­ri­ta è “Un’italiana in Algeri”.
In un’intervista recen­te hai det­to: “La poli­ti­ca, quan­do è vera (come l’amore), è con­cre­ta, nasce dal­la vita”. Cosa inten­de­vi?
Io non ho mai det­to una cosa del genere!
Quin­di cosa hai det­to?
Sta­vo par­lan­do dei miei per­so­nag­gi e ho det­to che il loro per­cor­so di matu­ra­zio­ne li por­ta a smet­te­re di riem­pir­si la boc­ca di gran­di paro­le e comin­cia­re a fare del­le cose pic­co­le e loca­li. Per esem­pio, per­ché il pro­get­to del Par­ti­to Demo­cra­ti­co non coin­vol­ge nes­su­no? Per­ché è un pro­get­to che nasce dall’alto, non da un’iniziativa loca­le, pic­co­la, con­cre­ta, per cui la gen­te è por­ta­ta a “sbat­ter­si”. Per­ché l’Onda ha avu­to tan­to suc­ces­so? Per­ché in un perio­do in cui la gen­te si sen­te lon­ta­na dal­la poli­ti­ca, l’Onda è par­ti­ta da una que­stio­ne pic­co­la, lega­ta alla vita quo­ti­dia­na. Le per­so­ne vedo­no che la scuo­la dei loro figli, la scuo­la dove lavo­ra­no, peg­gio­ra dra­sti­ca­men­te. Ciò por­ta a dire “fac­cia­mo qual­che cosa!”. Secon­do me, oggi, la voglia di fare qual­che cosa nasce dal­la con­cre­tez­za, non da gran­di idea­li. La gen­te non si entu­sia­sma per le idee, si entu­sia­sma per le bat­ta­glie che sen­te sul­la pro­pria pelle.

E dell’amore che pen­si?
Che doman­da! Dell’amore non pen­so nien­te. Come dis­se lo scrit­to­re Karl Kraus a pro­po­si­to del Fuh­rer: “Su Hitler non mi vie­ne in testa nul­la da dire”. 
Pro­get­ti futu­ri?
Fino all’uscita del labo­ra­to­rio, avrei det­to il dot­to­ra­to. Ades­so sto facen­do que­sta cosa alla radio (la rubri­ca “Mai più soli” su Radio Onda d’Urto), a Bre­scia. Ed è pos­si­bi­le che mi ven­ga com­mis­sio­na­to un testo tea­tra­le per il Festi­val Tea­tra­le di Napoli. 
Ange­la Crucitti 
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