DALL’OBIEZIONE DI COSCIENZA AL SERVIZIO CIVILE VOLONTARIO

Anche quest’anno, dal 1 otto­bre, i volon­ta­ri del ser­vi­zio civi­le han­no ini­zia­to a dar­si da fare. 17.323 posti dispo­ni­bi­li in Ita­lia e 657 all’estero, distri­bui­ti su 1041 pro­get­ti indi­ca­ti da asso­cia­zio­ni, con­fes­sio­na­li e lai­che, impe­gna­te nell’assistenza, nel­la coo­pe­ra­zio­ne e nel­la pro­mo­zio­ne cul­tu­ra­le. Una paga di 433, 80 euro men­si­li, con un’indennità di 15 euro gior­na­lie­ri per chi pre­sta ser­vi­zio all’estero. E’ sta­to pos­si­bi­le – e sarà pos­si­bi­le per i pros­si­mi ban­di – pre­sen­ta­re la doman­da, diret­ta­men­te all’ente pre­scel­to, per cit­ta­di­ni e cit­ta­di­ne ita­lia­ni, tra i 18 e i 28 anni. In segui­to a col­lo­qui e sele­zio­ni sono sta­te sti­la­te le gra­dua­to­rie, poi veri­fi­ca­te dall’Ufficio Nazio­na­le per il Ser­vi­zio Civi­le, affe­ren­te alla Pre­si­den­za del Con­si­glio dei Mini­stri. Un iter buro­cra­ti­co che, deri­van­te dal DDL n. 77/2002, è piut­to­sto sem­pli­ce per un’occasione preziosa.
Ma la sto­ria che ha por­ta­to alla leg­ge sul ser­vi­zio civi­le volon­ta­rio non è sem­pli­ce. Sin dal Cri­stia­ne­si­mo del­le ori­gi­ni ha ini­zia­to a svi­lup­par­si il con­cet­to di rifiu­to del ser­vi­zio mili­ta­re, ma è negli anni ’60 e ’70 che in Ita­lia si svi­lup­pa­no le mag­gio­ri disob­be­dien­ze civili.
Con il ter­mi­ne “obie­zio­ne di coscien­za” si inten­de “il rifiu­to di assol­ve­re a un obbli­go di leg­ge gli effet­ti del cui esple­ta­men­to si riten­ga­no con­tra­ri alle pro­prie con­vin­zio­ni ideo­lo­gi­che, mora­li o reli­gio­se”. Spes­so, in man­can­za di appo­si­te leg­gi, l’obiezione impli­ca san­zio­ni civi­li, quan­do non pena­li. Le moti­va­zio­ni che han­no sem­pre spin­to mol­ti ragaz­zi all’obiezione al ser­vi­zio mili­ta­re era­no reli­gio­se o lega­te alla scel­ta non­vio­len­ta. Oltre ai rischi pena­li i non­vio­len­ti, era­no spes­so vit­ti­me di con­dan­na socia­le, visti come vili tra­di­to­ri del­la Patria. Dopo anni di arre­sti con l’accusa di “reni­ten­za alla leva” e “diser­zio­ne” e di lot­te che vedo­no uni­ti sul­lo stes­so fron­te cat­to­li­ci e radi­ca­li, da Don Mila­ni alla LOC (Lega degli Obiet­to­ri di Coscien­za), si arri­va nel 1972 alla lega­liz­za­zio­ne dell’obiezione di coscien­za, con la c.d. leg­ge Mar­co­ra. La leg­ge offri­va la pos­si­bi­li­tà di un ser­vi­zio civi­le sosti­tu­ti­vo obbli­ga­to­rio, del­la dura­ta di 8 mesi in più rispet­to al rego­la­re ser­vi­zio militare.
La lot­ta pro­se­gue per tut­ti gli anni ’80. E’ una sen­ten­za del 24 mag­gio 1985 a rico­no­sce­re il ser­vi­zio civi­le come “for­ma di dife­sa non arma­ta, diver­sa da quel­la mili­ta­re, ma di pari dignità”.
La leg­ge vie­ne modi­fi­ca­ta negli anni, fino al 2005, anno in cui con la fine dell’obbligatorietà del ser­vi­zio mili­ta­re, vie­ne meno la scel­ta del ser­vi­zio civi­le come obie­zio­ne di coscien­za. Resta come pos­si­bi­li­tà di scel­ta volon­ta­ria, rivol­ta sia agli uomi­ni che alle donne.

Caschi Bian­chi- Cor­po civi­le di pace 2008.
Caschi Bian­chi- Cor­po civi­le di pace 2008
Con lo scop­pio del­la guer­ra nel­la Ex Jugo­sla­via si accen­de nel cuo­re di mol­ti obiet­to­ri di coscien­za il desi­de­rio urgen­te di intra­pren­de­re il loro ser­vi­zio civi­le nei ter­ri­to­ri afflit­ti dal­la guer­ra. Gli obbli­ghi di leva impo­ne­va­no il divie­to di espa­trio per gli obiet­to­ri. Rico­min­cia­no quin­di le azio­ni di disob­be­dien­za civi­le, con obiet­to­ri che si reca­no in Bosnia e in Croa­zia. Gli obiet­ti­vi sono tan­to ambi­zio­si quan­to chia­ri: pro­mo­zio­ne del­la pace e dei dirit­ti uma­ni, svi­lup­po e coo­pe­ra­zio­ne tra i popo­li. Tra il 1993 e il 1998 cen­ti­na­ia di obiet­to­ri par­to­no per le aree di con­flit­to, dai Bal­ca­ni all’Africa. Nel 1998 c’è il pri­mo rico­no­sci­men­to legi­sla­ti­vo per svol­ge­re ser­vi­zio civi­le volon­ta­rio all’estero. Nasce la Rete Caschi Bian­chi, che coin­vol­ge quat­tro orga­niz­za­zio­ni: Cari­tas, Foc­siv, Gav­ci e Asso­cia­zio­ne Papa Gio­van­ni XXIII.
Negli stes­si anni le Nazio­ni Uni­te, a par­ti­re dal­la ste­su­ra nel 1992 da par­te del Segre­ta­rio Gene­ra­le Bou­tros Gha­li del docu­men­to “An Agen­da for Pea­ce”, ave­va­no ini­zia­to a rico­no­sce­re l’importanza del ruo­lo dei civi­li, non arma­ti e non­vio­len­ti, nel­le situa­zio­ni di con­flit­to e radi­ca­ta violenza.
La riso­lu­zio­ne 49/139 del 1995 dell’ONU rico­no­sce il ruo­lo dei Caschi Bian­chi come cor­pi civi­li di pace. Una deci­sio­ne signi­fi­ca­ti­va nell’approccio del­le Nazio­ni Uni­te al pea­ce keeping.
L’azione dei Caschi Bian­chi si fon­da su quat­tro azio­ni specifiche.
Il fact­fin­ding, cioè la ricer­ca di infor­ma­zio­ni, docu­men­ta­zio­ni, com­pi­la­zio­ne di rap­por­ti che testi­mo­ni­no le rea­li con­di­zio­ni di vita del­le popo­la­zio­ni con cui vivo­no. Le azio­ni di lob­by e pres­sio­ne con real­tà loca­li e con le isti­tu­zio­ni. Il soste­gno lega­le ed eco­no­mi­co alle vit­ti­me dei con­flit­ti e del­le vio­len­ze. I pro­get­ti di edu­ca­zio­ne e for­ma­zio­ne. I pae­si in cui quest’anno i Caschi Bian­chi ita­lia­ni han­no pre­so ser­vi­zio sono: Tan­za­nia, Boli­via, Cile, Zam­bia, Bra­si­le, Vene­zue­la, Alba­nia, Roma­nia, Kos­so­vo, Israe­le e Ter­ri­to­ri Pale­sti­ne­si, Ban­gla­desh e Russia.
Il Pro­get­to Go’el in Israe­le e nei Ter­ri­to­ri Occupati
Chi scri­ve, ha avu­to la for­tu­na di esse­re sele­zio­na­ta per diven­ta­re una dei 200 Caschi Bian­chi 2008. Desti­na­zio­ne Israe­le e Pale­sti­na, pro­get­to Go’el. Il pro­get­to, ela­bo­ra­to dall’Associazione Papa Gio­van­ni XXIII con gli obiet­ti­vi di una pre­sen­za diret­ta, per inco­rag­gia­re e far cono­sce­re le for­me non­vio­len­te di lot­ta, costrui­re micro­pro­get­ti di coo­pe­ra­zio­ne decen­tra­ta, fare con­tro­in­for­ma­zio­ne e sen­si­bi­liz­za­zio­ne pres­so l’opinione pubblica.
Il nome nasce dal­la figu­ra bibli­ca del Go’el: “colui che si met­te a fian­co dell’oppresso e lo accom­pa­gna nel suo cam­mi­no di libe­ra­zio­ne”. Pro­get­to ambi­zio­so che con­si­ste­rà nell’entrare in pun­ta di pie­di nel­la vita dell’Alternative Infor­ma­tion Cen­tre (www.alternativenews.org) di Geru­sa­lem­me e di Beit Sahour, vici­nis­si­ma a Betlem­me. Un’organizzazione israe­lo-pale­sti­ne­se, nata nel 2002 che pro­muo­ve un’informazione alter­na­ti­va per la tute­la dei grup­pi più svan­tag­gia­ti e più espo­sti alla vio­len­za del conflitto.
Il cana­le di comu­ni­ca­zio­ne dei Caschi Bian­chi, stru­men­to per dif­fon­de­re arti­co­li, repor­ta­ge, foto, docu­men­ti da tut­te le aree d’azione è il sito www.antennedipace.org.
Mi tro­va­te lì per un anno, e ricor­da­te­vi da mag­gio in poi di tene­re d’occhio i ban­di dell’Ufficio Nazio­na­le. Potreb­be esse­re una buo­na idea!
Vir­gi­nia Fiume
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