SURFISTI D’AUTUNNO. L’onda studentesca dall’Italia a Milano

RIFLUSSO ANOMALO — Asce­sa e decli­no del­la con­te­sta­zio­ne a Milano
Onda ano­ma­la, mag­gio­ran­za silen­zio­sa. Macroin­sie­mi con cui ven­go­no desi­gna­te, con una buo­na dose di sem­pli­fi­ca­zio­ne, le due real­tà in cui si può scin­de­re il pano­ra­ma attua­le degli stu­den­ti uni­ver­si­ta­ri, tra impe­gno con­te­sta­to­re e silen­te con­sen­so nei con­fron­ti dei prov­ve­di­men­ti gover­na­ti­vi.
A Mila­no, soprat­tut­to per quan­to riguar­da l’attivismo, la mol­te­pli­ci­tà del­le par­ti in cam­po appa­re evi­den­te, anche se all’inizio del­la pro­te­sta, quan­do l’ indi­gna­zio­ne era al cul­mi­ne e l’entusiasmo cre­scen­te, la plu­ra­li­tà ideo­lo­gi­ca pas­sa­va in secon­do pia­no rispet­to alla for­za di risuc­chio dell’Onda.
Alla Sta­ta­le tut­to ha avu­to ini­zio con la con­vo­ca­zio­ne degli Sta­ti Gene­ra­li d’ Ate­neo, il 21 otto­bre. Un’ assem­blea par­te­ci­pa­ta, nata in stret­to rap­por­to con il per­so­na­le lavo­ra­to­re e di ricer­ca, che face­va ragio­ne­vol­men­te spe­ra­re in un atti­vo coin­vol­gi­men­to del nostro ate­neo nel­la pro­te­sta nazio­na­le.
Oltre ai discu­ti­bi­li ma media­ti­ca­men­te rile­van­ti “fat­ti di Cador­na”, gli Sta­ti Gene­ra­li han­no dato ori­gi­ne ad un’ Assem­blea sta­bi­le, aven­te il com­pi­to di coor­di­na­re la mobi­li­ta­zio­ne, dal cui lavo­ro sono nate ini­zia­ti­ve effi­ca­ci come le lezio­ni in piaz­za o la recen­te mara­to­na di let­tu­ra e grup­pi di lavo­ro più o meno pro­fi­cui, che spa­zia­no da pro­get­ti ambi­zio­si ma un po’ uto­pi­ci come la com­pi­la­zio­ne di un “Libro Bian­co dell’Università”, al più prag­ma­ti­co grup­po biblioteca. 
Nono­stan­te la buo­na volon­tà, ad oggi in tut­ta Ita­lia il decli­no del­la mobi­li­ta­zio­ne è comu­ne­men­te per­ce­pi­to. Le meta­fo­re sull’acqua, che in que­sto perio­do si spre­ca­no, par­la­no di risac­ca, di acqui­tri­no e di rista­gno. E’ il soli­to fisio­lo­gi­co riflus­so di cui sof­fre ogni tipo di mobi­li­ta­zio­ne? E’ sem­pli­ce­men­te dovu­to al natu­ra­le calo di entu­sia­smo degli stu­den­ti, resi meno atti­vi da fred­do, stan­chez­za e impe­gni acca­de­mi­ci diven­ta­ti impro­ro­ga­bi­li? O è cau­sa dell’ illu­so­rio sen­so di appa­ga­men­to dato dal mez­zo pas­so indie­tro del gover­no? L’impressione è che qui a Mila­no non sia sol­tan­to que­sto; anche con­si­de­ran­do che il capo­luo­go lom­bar­do non è mai riu­sci­to a rag­giun­ge­re il livel­lo di par­te­ci­pa­zio­ne e coe­sio­ne che si è inve­ce otte­nu­to in altre città. 
Il gap nume­ri­co e orga­niz­za­ti­vo si è mani­fe­sta­to chia­ra­men­te in occa­sio­ne del­lo scio­pe­ro gene­ra­le del 14 novem­bre, con rela­ti­va tra­sfer­ta col­let­ti­va nel­la capi­ta­le. Nono­stan­te il bilan­cio com­ples­si­va­men­te posi­ti­vo dell’ even­to, sor­ge spon­ta­neo il con­fron­to tra l’Onda mila­ne­se e le dele­ga­zio­ni del­le altre cit­tà. Meno inci­si­va nume­ri­ca­men­te, pove­ra di tro­va­te fan­ta­sio­se con cui ani­ma­re il cor­teo, la rap­pre­sen­tan­za mene­ghi­na si distin­gue per una cer­ta disor­ga­niz­za­zio­ne ed anar­chia tra i “ran­ghi”. Lo stes­so spi­ri­to, a trat­ti volen­te­ro­so ma ben poco coe­so, ani­ma anche le nume­ro­se e varie­ga­te assem­blee che si sono suc­ce­du­te in que­sto mese e mez­zo.
Esat­ta­men­te un mese dopo gli Sta­ti Gene­ra­li infat­ti, la perio­di­ca Assem­blea del movi­men­to pre­sen­ta una situa­zio­ne radi­cal­men­te cam­bia­ta. L’ aula è semi­vuo­ta e gli stu­den­ti pre­sen­ti, sep­pu­re uni­ti dal­le riven­di­ca­zio­ni comu­ni e dal­la tena­cia che li vede anco­ra impe­gna­ti a un mese di distan­za, si rive­la­no fra­zio­na­ti e impe­gna­ti in reci­pro­che recri­mi­na­zio­ni. Si sus­se­guo­no discus­sio­ni sul meto­do d’azione, su chi deb­ba pren­de­re le deci­sio­ni e in che modo ed infi­ne fioc­ca­no le pro­te­ste sul­le moda­li­tà di paga­men­to del tre­no straor­di­na­rio per Roma, a cui han­no con­tri­bui­to C.G.I.L., Rifon­da­zio­ne Comu­ni­sta e S.U. Di fat­to emer­go­no le soli­te, ance­stra­li dico­to­mie e con­trad­di­zio­ni del­la sini­stra ita­lia­na, ata­vi­ca­men­te inca­pa­ce di agi­re com­pat­ta in nome di un obbiet­ti­vo comu­ne. Dal­le fran­ge più lega­te alla poli­ti­ca isti­tu­zio­na­le, pre­oc­cu­pa­te prin­ci­pal­men­te di non per­de­re cre­di­bi­li­tà attra­ver­so il ricor­so a gesti avven­tan­ti, si va alle posi­zio­ni più ideo­lo­gi­ca­men­te estre­me, che ci offro­no a trat­ti squar­ci grot­te­schi di vita demo­cra­ti­ca in cui, dal­la pro­po­sta già non mol­to diplo­ma­ti­ca di “vota­re a pugno alza­to” si arri­va alla para­dos­sa­le idea: “votia­mo se vota­re”, para­liz­zan­do o quan­to­me­no ral­len­tan­do le ope­ra­zio­ni deci­sio­na­li. In mez­zo a que­ste posi­zio­ni emble­ma­ti­che si arti­co­la­no tut­ta una serie di col­lo­ca­zio­ni inter­me­die, influen­za­te dal­la per­so­na­le coscien­za poli­ti­ca di ognu­no, tut­te orga­niz­za­te in modo dif­fe­ren­te ed ognu­na orgo­glio­sa­men­te refrat­ta­ria a qua­lun­que pas­so indietro. 
Un for­te strap­po all’interno dell’ Onda Sta­ta­li­na si era già veri­fi­ca­to in occa­sio­ne dell’ Assem­blea Inte­ru­ni­ver­si­ta­ria indet­ta dai rap­pre­sen­tan­ti di S.U. il 4 novem­bre. Ogget­to del­la pole­mi­ca è sta­ta la pre­sen­za del ret­to­re Decle­va, che ave­va accet­ta­to di par­te­ci­pa­re dopo aver rifiu­ta­to l’invito agli Sta­ti Gene­ra­li. Men­tre da alcu­ni la pre­sen­za del Magni­fi­co è sta­ta inter­pre­ta­ta come un pas­so in avan­ti, l’anima “incon­trol­la­bi­le e irrap­pre­sen­ta­bi­le” dell’Onda si mostra subi­to scet­ti­ca, per poi diven­ta­re aper­ta­men­te osti­le quan­do il ret­to­re e altri docen­ti deci­do­no di abban­do­na­re l’assemblea dopo il pro­prio discorso. 
Una mos­sa deci­sa­men­te poco diplo­ma­ti­ca ma pro­ba­bil­men­te det­ta­ta da impe­gni pro­fes­sio­na­li vie­ne inter­pre­ta­ta da una par­te dei pre­sen­ti come la dimo­stra­zio­ne tan­gi­bi­le dell’impossibilità di un dia­lo­go con le isti­tu­zio­ni, anche in nome di una cau­sa comu­ne. Dopo aver pro­te­sta­to calo­ro­sa­men­te, gli Incon­trol­la­bi­li lascia­no a loro vol­ta, in modo pla­tea­le l’ Aula Magna, men­tre l’assemblea pro­ce­de un po’ in sor­di­na, non sen­za delu­sio­ne da par­te degli orga­niz­za­to­ri di Sini­stra Uni­ver­si­ta­ria, che dal perio­do di movi­men­ta­zio­ne sta uscen­do a sua vol­ta inde­bo­li­ta e fra­zio­na­ta al suo inter­no.
Ad oggi l’unico grup­po che sem­bra con­ser­va­re un po’ di ver­ve è la fran­gia più pura degli Irrap­pre­sen­ta­bi­li. Anche a loro giu­di­zio la con­te­sta­zio­ne ha, per usa­re un eufe­mi­smo, per­so inten­si­tà, la ragio­ne però vie­ne indi­vi­dua­ta nell’eccessiva impor­tan­za che è sta­ta data dall’Onda alla stam­pa e ai media, che ora han­no distol­to i riflet­to­ri dal­la pro­te­sta. “Le paro­le d’ordine di incon­trol­la­bi­li­tà e soprat­tut­to irrap­pre­sen­ta­bi­li­tà sono pur­trop­po resta­te degli slo­gan, non tra­du­cen­do­si nel­la real­tà”, sosten­go­no. La con­di­zio­ne che occor­re per rilan­cia­re la pro­te­sta, è una sor­ta di agi­bi­li­tà poli­ti­ca che dovreb­be con­cre­tiz­zar­si in un bloc­co del­la didat­ti­ca di alme­no qual­che gior­no, che per­met­ta al mag­gior nume­ro pos­si­bi­le di stu­den­ti di par­te­ci­pa­re alle ini­zia­ti­ve del movi­men­to sen­za l’alternativa di scel­ta del­le lezio­ni ordi­na­rie. Tut­to ciò, natu­ral­men­te, dovrà esse­re orga­niz­za­to rigo­ro­sa­men­te sen­za alcun appog­gio di rap­pre­sen­tan­ze isti­tu­zio­na­li, in nome del­la soli­ta, imman­ca­bi­le fram­men­ta­zio­ne del­la mino­ran­za con­te­sta­tri­ce. “Non volen­do dele­ga­re a nes­su­no la nostra vita, che coin­ci­de con la nostra lot­ta, non veni­te­ci a par­la­re di rap­pre­sen­tan­za uffi­cia­le degli stu­den­ti. Tali rap­pre­sen­tan­ti sono per noi com­ple­ta­men­te ille­git­ti­mi, sia­no essi di C.L., di A.U. o di S.U.” Vie­ne da chie­der­si chi o cosa legit­ti­mi l’agire di una mino­ran­za che dovrà per for­za di cose rea­liz­za­re l’agognato bloc­co del­la didat­ti­ca attra­ver­so una qual­che for­ma prevaricatrice. 
Asso­lu­ta­men­te com­pat­to è inve­ce il fron­te di Azio­ne Uni­ver­si­ta­ria Movi­men­to del­la Liber­tà, che il 27 otto­bre ha orga­niz­za­to una riu­nio­ne appo­si­ta­men­te dedi­ca­ta alle mobi­li­ta­zio­ni in atto. Nell’aula desi­gna­ta cam­peg­gia­no pro­vo­ca­to­ri stri­scio­ni con­tro il ’68. La pri­ma, inge­nua osser­va­zio­ne è che sia­mo nel 2008, cosa c’entrano i rug­gen­ti anni ‘60?
La que­stio­ne è subi­to chia­ri­ta: lo stri­scio­ne fa rife­ri­men­to alla clas­se docen­te, in par­te for­ma­ta­si in que­gli anni e con­si­de­ra­ta da A.U. la prin­ci­pa­le respon­sa­bi­le del­la pes­si­ma situa­zio­ne in cui si tro­va­no gli ate­nei. Demo­niz­za­re la clas­se docen­te è sta­ta da subi­to la mos­sa del gover­no per svi­li­re la pro­te­sta. Biso­gna però dare atto ai gio­va­ni di Azio­ne Uni­ver­si­ta­ria che l’ avver­sio­ne nei con­fron­ti dei baro­ni era già emer­sa nel gen­na­io 2008, quan­do nel loro blog defi­ni­ro­no vec­chi “trom­bo­ni anti­cle­ri­ca­li” i pro­fes­so­ri che vol­le­ro schie­ra­si con chi non con­si­de­ra­va oppor­tu­no l’intervento del Papa alla Sapien­za, per l’inaugurazione dell’anno acca­de­mi­co.
Il fron­te del­la “clas­se di gio­va­ni vin­cen­te” spo­sta l’attenzione dal­la rifor­ma, foca­liz­zan­do­la, oltre che sul­le male­fat­te dei baro­ni, sull’ evi­den­za che il siste­ma uni­ver­si­ta­rio ver­sa­va già in con­di­zio­ni pes­si­me ben pri­ma dei nuo­vi inter­ven­ti legi­sla­ti­vi. Ven­go­no ragio­ne­vol­men­te e coe­ren­te­men­te espo­sti alcu­ni dei prin­ci­pa­li pro­ble­mi che afflig­go­no le nostre uni­ver­si­tà: dal­la caren­za degli allog­gi per stu­den­ti alla neces­si­tà di effi­ca­ci siste­mi di valu­ta­zio­ne di meri­to per cor­si e docen­ti. L’ impres­sio­ne è che si miri a foca­liz­zar­si sul­la pagliuz­za per non vede­re la tra­ve. Come è pos­si­bi­le lamen­tar­si del­la man­can­za di allog­gi sen­za chie­der­si in che modo meno sol­di a dispo­si­zio­ne dovreb­be­ro con­tri­bui­re a risol­ve­re il pro­ble­ma?
Resta da ana­liz­za­re la posi­zio­ne del ter­zo polo del­la rap­pre­sen­tan­za stu­den­te­sca in Sta­ta­le. L’opinione di Obbiet­ti­vo Stu­den­ti è rima­sta a lun­go sot­to­to­no. Signi­fi­ca­ti­vo però è sta­to l’incontro Uni­ver­si­tà: da dove ripar­ti­re, dell’ 11 novem­bre, al qua­le è inter­ve­nu­to anche il Ret­to­re. Oltre alle soli­te con­sta­ta­zio­ni sul­lo sta­to attua­le dell’università, emer­ge l’assoluto rifiu­to a qual­sia­si for­ma di bloc­co del­la didat­ti­ca e la net­ta oppo­si­zio­ne ad ogni atti­vi­tà che pos­sa in qual­che modo infi­cia­re il nor­ma­le svol­gi­men­to del­le atti­vi­tà di stu­dio e appren­di­men­to.
Quan­to ad una pre­sa di posi­zio­ne net­ta nei con­fron­ti del­la Finan­zia­ria Tre­mon­ti, dob­bia­mo accon­ten­tar­ci di alcu­ni stral­ci di discor­so che, se inter­pre­ta­ti con buon sen­so, lascia­no tra­pe­la­re una cer­ta pre­oc­cu­pa­zio­ne per le sor­ti dell’università ita­lia­na, oltre che un po’ di per­ples­si­tà nei con­fron­ti del­la logi­ca gover­na­ti­va: “pro­prio quan­do un pae­se attra­ver­sa un perio­do di cri­si l’investimento in ricer­ca e istru­zio­ne è l’unica cosa sen­sa­ta da fare per por­re le basi di una ripre­sa, che pri­ma anco­ra di esse­re eco­no­mi­ca deve esse­re cul­tu­ra­le”. E anco­ra: “Un Pae­se sta in pie­di solo nel­la misu­ra in cui è capa­ce di inve­sti­re nell’educazione dei pro­pri gio­va­ni. Meglio anda­re in giro nudi che per­de­re la capa­ci­tà di edu­ca­re”. In que­sto for­se sia­mo d’accordo tut­ti, anche una par­te del­la cosid­det­ta mag­gio­ran­za silen­zio­sa.
Ma le discus­sio­ni di meto­do han­no sem­pre il sopravvento. 
Lau­ra Carli
L’ARMATA DEI PROF. — dai baro­na­ti agli assi­sten­ti, l’al­tra fac­cia del­la protesta
È il 1968, sui muri del­la Sapien­za occu­pa­ta si leg­ge “Fuo­ri i baro­ni ros­si, bian­chi, neri o a pal­li­ni”. Gli anni in cui è proi­bi­to proi­bi­re e per esse­re rea­li­sti biso­gna chie­de­re l’impossibile rive­la­no lo stu­den­te come sog­get­to poli­ti­co, ren­do­no chia­ra la sua pre­sen­za e la sua volon­tà di agi­re sul pre­sen­te. Nel Ses­san­tot­to l’università, nel pano­ra­ma del­la cre­scen­te mobi­li­tà socia­le, da isti­tu­zio­ne sostan­zial­men­te eli­ta­ria qual era si apre alla mas­sa. Il pas­sag­gio al nuo­vo sta­tus allar­ga­to è avve­nu­to però in modo disor­ga­ni­co, mal­ge­sti­to sia dal­la poli­ti­ca che dagli orga­ni acca­de­mi­ci e dai docen­ti, e subi­to emer­go­no con­trad­di­zio­ni, dif­fi­col­tà e arre­tra­tez­za dell’apparato uni­ver­si­ta­rio. Dal bas­so, dagli stu­den­ti, è allo­ra par­ti­ta la con­te­sta­zio­ne ai mali dell’università, in pri­mis il siste­ma ten­ta­co­la­re dei baro­na­ti. Non tut­ti i pro­fes­so­ri sono baro­ni, c’è anche chi si schie­ra con gli stu­den­ti, ma la sostan­za non cam­bia, le par­ti sono natu­ral­men­te e per distac­co gene­ra­zio­na­le avverse. 

Set­tem­bre 2008: come più vol­te è sta­to sot­to­li­nea­to, non sen­za una cer­ta mali­zia, la pro­te­sta con­tro la finan­zia­ria esti­va del mini­stro Tre­mon­ti vede la par­te­ci­pa­zio­ne in buo­na misu­ra anche del cor­po docen­te: chi si è aper­ta­men­te schie­ra­to, chi ha dato il pro­prio diret­to con­tri­bu­to, chi ha visto di buon’occhio la rin­no­va­ta coscien­za, da par­te degli stu­den­ti, nei con­fron­ti dei pro­ble­mi più seri e com­ples­si dell’Università. Ma pur par­ten­do dal casus bel­li del­la 133, per­ché que­sta vol­ta anche i pro­fes­so­ri – e qual­che ret­to­re – han­no volu­to far­si tan­to coin­vol­ge­re? È sta­ta dav­ve­ro una tat­ti­ca per stru­men­ta­liz­za­re la pro­te­sta stu­den­te­sca? Per rispon­de­re a que­ste doman­de dovrem­mo pri­ma con­si­de­rar­ne un’altra: chi sono, oggi, i pro­fes­so­ri uni­ver­si­ta­ri?
L’attuale siste­ma docen­te si può iden­ti­fi­ca­re nel­la for­ma 3+1. Tre sono le cate­go­rie in cui si inse­ri­sco­no i pro­fes­so­ri strut­tu­ra­ti: pro­fes­so­ri ordi­na­ri (I fascia, la più alta), asso­cia­ti (II fascia), e ricer­ca­to­ri. Uno è l’insieme mag­ma­ti­co, resi­dua­le, essen­zia­le e invi­si­bi­le dei non strut­tu­ra­ti. Sono, a gran­di linee, quel­li che chia­mia­mo indi­scri­mi­na­ta­men­te assi­sten­ti, e com­pren­do­no dot­to­ran­di, asse­gni­sti, docen­ti a con­trat­to, cul­to­ri del­la mate­ria e bor­si­sti vari.
Quel­lo che più pre­me a strut­tu­ra­ti e non strut­tu­ra­ti e che li può avvi­ci­na­re alla pro­te­sta stu­den­te­sca è la sostan­zia­le tra­scu­ra­tez­za con cui le poli­ti­che gover­na­ti­ve guar­da­no all’università. Una non­cu­ran­za e una disat­ten­zio­ne che di fat­to han­no por­ta­to gli ate­nei al mal­fun­zio­na­men­to e alla con­ge­stio­ne rispet­to al pano­ra­ma internazionale. 
Non solo. Come poi denun­cia­to dal ret­to­re Decle­va duran­te la con­fe­ren­za inte­ru­ni­ver­si­ta­ria orga­niz­za­ta in Aula Magna da Sini­stra Uni­ver­si­ta­ria, con la 133 il Gover­no sem­bra aver assun­to un atteg­gia­men­to arbi­tra­ria­men­te giu­sti­zia­li­sta nei con­fron­ti dell’Università. “Un’azione più che altro puni­ti­va”, aggiun­ge il pro­fes­sor Fran­zi­ni, pre­si­de del­la Facol­tà di Let­te­re e Filo­so­fia del nostro ate­neo, che deve gesti­re per il 2009 una ridu­zio­ne del fon­do inter­no per la ricer­ca pari a 45 milio­ni di euro, di cui 15 milio­ni ver­ran­no attin­ti dal­la decur­ta­zio­ne degli sti­pen­di. E, sem­pre per far fron­te ai tagli, i con­trat­ti dei docen­ti ester­ni sono già sta­ti ridot­ti da 85 a 60 euro l’ora.
Anco­ra Fran­zi­ni sot­to­li­nea che oltre agli stu­den­ti, chi paghe­rà subi­to e di più le con­se­guen­ze del­la finan­zia­ria saran­no asse­gni­sti, dot­to­ran­di e ricer­ca­to­ri. Vul­ca­no ha volu­to allo­ra incon­tra­re gli assi­sten­ti, i non strut­tu­ra­ti di Let­te­re e Filo­so­fia del­la Sta­ta­le, per capir­ne meglio le dif­fi­col­tà e attua­li pro­spet­ti­ve. Con l’inizio del­la mobi­li­ta­zio­ne è sta­to crea­to un coor­di­na­men­to dei lavo­ra­to­ri non strut­tu­ra­ti che incor­po­ra le real­tà di Sta­ta­le, Bicoc­ca e Poli­tec­ni­co ed è stret­ta­men­te inter­con­nes­so alle altre ini­zia­ti­ve nazio­na­li. Due sono le linee prin­ci­pa­li del coor­di­na­men­to mila­ne­se: una ideo­lo­gi­co-ana­li­ti­ca ‑il grup­po Rifor­ma- che si occu­pa dell’autoanalisi, dell’autocensimento, e dell’elaborazione di pro­po­ste a livel­lo teo­ri­co, e un’altra più prag­ma­ti­ca, ricon­du­ci­bi­le alle lezio­ni in piaz­za, in metrò, in peri­fe­ria, tesa alla costru­zio­ne di un rap­por­to più con­cre­to e sen­si­bi­le fra mon­do acca­de­mi­co e socie­tà civi­le (sito di rife­ri­men­to: www.diversamentestrutturati.noblogs.org). I pro­ble­mi più gra­ve­men­te sen­ti­ti dai non strut­tu­ra­ti gira­no, in sostan­za, intor­no alla scar­sa visi­bi­li­tà e con­si­de­ra­zio­ne in cui sono tenu­ti il pro­prio ruo­lo e il pro­prio lavo­ro. Gap di rile­van­za che si mani­fe­sta, in con­cre­to, con la ridot­tis­si­ma rap­pre­sen­tan­za negli orga­ni acca­de­mi­ci o con il non rico­no­sci­men­to, non solo di alcu­ni di quei dirit­ti accor­da­ti ai pro­fes­so­ri strut­tu­ra­ti (ad esem­pio la coper­tu­ra del­le spe­se per tra­sfer­te o spo­sta­men­ti) ma nem­me­no di quel­li degli stu­den­ti, a par­ti­re dal bana­le tes­se­ri­no men­sa. Con­ti­gua a que­sta situa­zio­ne è poi la man­can­za di finan­zia­men­ti, aggra­va­ta dal­la 133, che impe­di­sce la ricer­ca in pro­prio, limi­ta le pos­si­bi­li­tà di stu­dio, di aggior­na­men­to e la cir­co­la­zio­ne dei sape­ri (come l’opportunità di chia­ma­re docen­ti ester­ni). “Cosa suc­ce­de­reb­be se non ci fos­si­mo, o se fos­si­mo la metà?”, ci chie­de scon­for­ta­ta Bea­tri­ce, dot­to­ran­da in Filo­lo­gia Roman­za. Dura­ta degli esa­mi, pos­si­bi­li­tà per i pro­fes­so­ri di fare anch’essi ricer­ca, sono asso­lu­ta­men­te con­di­zio­na­ti dal­la pre­sen­za di que­sti lavo­ra­to­ri non strut­tu­ra­ti e a mag­gio­ran­za pre­ca­ri.
A base del pro­ble­ma anche la man­can­za, in Ita­lia, di una lun­gi­mi­ran­za pro­get­tua­le poli­ti­ca­men­te con­di­vi­sa su edu­ca­zio­ne e for­ma­zio­ne. Come sostie­ne Fran­co Don­zel­li, docen­te di Eco­no­mia a Scien­ze Poli­ti­che, a pro­po­si­to di gover­nan­ce, del siste­ma dei reclu­ta­men­ti e del dirit­to allo stu­dio, “la strut­tu­ra uni­ver­si­ta­ria si fon­da su leg­gi pre­ci­se ed è quin­di a livel­lo legi­sla­ti­vo che biso­gna inter­ve­ni­re per miglio­ra­re que­sti aspet­ti dell’Università”. Per con­clu­de­re ci sem­bra signi­fi­ca­ti­vo quan­to espres­so da Ele­na, dot­to­ran­da in Filo­lo­gia Clas­si­ca: “Abbia­mo biso­gno di un moti­vo per non andar­ce­ne”. È una ragio­ne poi tan­to diver­sa da quel­la degli studenti?
Giu­dit­ta Grechi
L’ESERCITO DEL SURF
Non cer­to simi­le nè com­ple­men­ta­re a quel­lo cal­do del ses­san­ta­no­ve, l’autunno del 2008 è sta­to a dir poco movi­men­ta­to per gli stu­den­ti ita­lia­ni. L’approvazione dei decre­ti 112 e 137 — suc­ces­si­va­men­te con­ver­ti­ti in leg­ge (133 e 169) — ha sca­te­na­to il “mare­mo­to” del­la pro­te­sta nel­le scuo­le. Ber­sa­glio prin­ci­pa­le sono sta­ti gli ingen­ti tagli pre­vi­sti che cau­se­ran­no, secon­do i con­te­sta­to­ri, una sva­lu­ta­zio­ne qua­li­ta­ti­va degli isti­tu­ti di for­ma­zio­ne e la per­di­ta di nume­ro­si posti di lavo­ro, oltre ad esse­re inca­pa­ci di por­re alcun rime­dio agli spre­chi cui il gover­no affer­ma di voler rime­dia­re.
Più di tre­cen­to mani­fe­sta­zio­ni spon­ta­nee e orga­niz­za­te, e oltre due­cen­to tra facol­tà e scuo­le occu­pa­te, tra­vol­go­no quin­di il gover­no e i media come un flut­to mari­no. Infat­ti il movi­men­to stu­den­te­sco dell’epoca ber­lu­sco­nia­na deci­de pro­prio di chia­mar­si Onda o Onda Ano­ma­la, e si rac­con­ta nel libro-mani­fe­sto L’esercito del sur: La rivol­ta degli stu­den­ti e le sue vere ragio­ni. Sfrut­tan­do l’anagramma del pro­prio nome, l’ Onda Stu­den­te­sca ha fat­to anche nasce­re la figu­ra ribel­le e vir­tua­le di Anna Ada­mo­lo, Mini­stro Onda dell’Istruzione, che a suon di “la vostra cri­si non la paghe­re­mo noi” pro­mul­ga la “volon­tà di tene­re aper­to il mol­te­pli­ce e il pos­si­bi­le con­tro l’arroganza di un pen­sie­ro con­ta­bi­le” rifiu­tan­do la logi­ca del “sana­re le dif­fi­col­tà dell’oggi con le mise­rie di doma­ni”.
Fa pre­sto il movi­men­to – for­ma­to indif­fe­ren­te­men­te da stu­den­ti, docen­ti, per­so­na­le tec­ni­co-ammi­ni­stra­ti­vo di scuo­la e uni­ver­si­tà — a esten­der­si in tut­to il ter­ri­to­rio ita­lia­no e a coin­vol­ge­re la mag­gior par­te degli ate­nei. Sup­por­ta­to anche dagli stu­den­ti in Era­smus nel­le varie par­ti d’Europa, rie­sce velo­ce­men­te a met­te­re in sce­na nume­ro­se for­me di por­te­sta: occu­pa­zio­ni di aule e labo­ra­to­ri, lezio­ni alter­na­ti­ve e all’aperto, incon­tri, dibat­ti­ti (a vol­te este­nuan­ti), assem­blee fiu­me, tavo­le roton­de.
A Firen­ze, uno dei più acce­si foco­lai del­la con­te­sta­zio­ne, la didat­ti­ca vie­ne bloc­ca­ta per qua­si un mese e vedo­no una lar­ghis­si­ma par­te­ci­pa­zio­ne i due incon­tri, orga­niz­za­ti dai col­let­ti­vi stu­den­te­schi, con Sabi­na Guz­zan­ti e Mar­ghe­ri­ta Hack. 
È sta­to Roma però, il vero epi­cen­tro del­lo tzu­na­mi. A par­te le gran­dis­si­me mani­fe­sta­zio­ni svol­te­si, memo­ra­bi­li sono sta­te le occu­pa­zio­ni del­le facol­tà, tra­sfor­ma­te anche in allog­gi per i rivol­to­si di tut­ta ita­lia. Alcu­ne ini­zia­ti­ve mol­to par­ti­co­la­ri – gli spo­glia­rel­li in stra­da e le lezio­ni ai bam­bi­ni – han­no por­ta­to il pro­ble­ma dei ricer­ca­to­ri in pri­mo pia­no. Ma han­no fat­to da sfon­do gli scon­cer­tan­ti epi­so­di di piaz­za Navo­na, quan­do grup­pi stu­den­te­schi di destra e di sini­stra sono venu­ti in con­tat­to, in cir­co­stan­ze non anco­ra chia­ri­te del tut­to, sca­te­nan­do atti­mi di vera e pro­pria guer­ri­glia urba­na.
Al sud i cen­tri più movi­men­ta­ti sono sta­ti quel­li di Napo­li e Paler­mo, men­tre Tori­no e Bolo­gna sono sta­te le fuci­ne per un ambi­zio­so incon­tro tra stu­den­ti e lavo­ra­to­ri, al fine di costrui­re un fron­te comu­ne per la pro­te­sta.
Anche Mila­no si pone a pie­no tito­lo tra le cit­tà più ribel­li di quest’autunno. L’ingente movi­men­to con­te­sta­to­rio par­te dal­la riu­nio­ne degli Sta­ti Gene­ra­li d’Ateneo, tenu­ta­si il 21 otto­bre e arri­va a influi­re sul cam­mi­no par­la­men­ta­re del­la “rifor­ma” quan­do il Pre­si­den­te del­la Repub­bli­ca Gior­gio Napo­li­ta­no incon­tra, nell’ateneo sta­ta­le, una dele­ga­zio­ne degli stu­den­ti capa­ce di con­vin­cer­lo a fare pres­sio­ne sul gover­no affin­chè apra un “con­fron­to con­cre­to” con le par­ti coin­vol­te.
Varie sono sta­te anche le mani­fe­sta­zio­ni nazio­na­li con cen­ti­na­ia di miglia­ia di par­te­ci­pan­ti: quel­la del 17 otto­bre a Roma e Mila­no, del 30 in mol­tis­si­me cit­tà ita­lia­ne e del 14 novem­bre nel­la capitale. 

In dife­sa dei fami­ge­ra­ti decre­ti sono sor­ti inve­ce diver­si movi­men­ti, por­ta­vo­ce di una non meglio spe­ci­fi­ca­ta mag­gio­ran­za silen­zio­sa, la cui con­si­sten­za è sta­ta in varie occa­sio­ni mes­sa in dub­bio.
Ad oggi però, dopo mesi tra­scor­si a bat­te­re sugli sco­gli, l’Onda pare pla­car­si nel mare cal­mo dell’immobilità. Nono­stan­te i con­ti­nui impe­gni del­le varie for­ze poli­ti­che uni­ver­si­ta­rie, la cre­sta del­la pro­te­sta non rie­sce più ad alzar­si e a far par­la­re di scuo­la il gover­no e i media. Già dopo il pic­co­lo pas­so indie­tro fat­to dall’esecutivo nel­la pri­ma metà di novem­bre gli stu­den­ti han­no ini­zia­to e dile­guar­si lascian­do soli i col­let­ti­vi a dibat­te­re sul meto­do e sull’importanza del­la formazione.

Dani­lo Aprigliano
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