ATEOBUS

“Pro­ba­bil­men­te Dio non esi­ste, smet­ti­la di pre­oc­cu­par­ti e godi­ti la vita”, que­sto mes­sag­gio cir­co­la sul­la fian­ca­ta di alcu­ni bus lon­di­ne­si, susci­tan­do pole­mi­che e dona­zio­ni (155.000 ster­li­ne per lan­cia­re la cam­pa­gna anche altrove).
Anche in Spa­gna un’analoga ini­zia­ti­va non è pas­sa­ta inos­ser­va­ta. Un grup­po di evan­ge­li­ci ha rispo­sto infat­ti con un appel­lo dia­me­tral­men­te oppo­sto: “Dio esi­ste: godi­ti la vita in Cristo”.
La dispu­ta, biso­gna ammet­ter­lo, è un tan­ti­no surreale.
Non pote­va man­ca­re l’Italia in un così gusto­so cer­ta­men: “La cat­ti­va noti­zia è che Dio non esi­ste / quel­la buo­na è che non ne hai biso­gno” è infat­ti la ver­sio­ne ita­lia­na del­lo slo­gan ad ope­ra dell’Uaar (Unio­ne degli atei e degli agno­sti­ci razio­na­li­sti). Il mes­sag­gio dove­va appa­ri­re sugli auto­bus geno­ve­si, ma è sta­to per ora bloc­ca­to dal­la loca­le socie­tà di trasporti.
Va subi­to nota­to come la sop­pres­sio­ne del “pro­ba­bil­men­te” abbia for­se reso il mes­sag­gio più effi­ca­ce, ren­den­do­lo però poco ade­gua­to alla pru­den­za e al fal­li­bi­li­smo del pen­sie­ro razio­na­le (con cui l’ateo non può non fare i con­ti). L’eccessiva peren­to­rie­tà ha alie­na­to infat­ti il con­sen­so di mol­ti puri­sti del libe­ro pen­sie­ro, che non sen­ti­va­no tan­ta asso­lu­tez­za dai tem­pi del catechismo.
L’iniziativa, comun­que la si giu­di­chi, ha fat­to sor­ge­re in tut­ti alme­no per un atti­mo, una doman­da: “A cosa ser­ve? Da quan­do esi­ste il pro­se­li­ti­smo ateo?”.

Il segre­ta­rio Uaar Raf­fae­le Car­ca­no a Red Tv ha rispo­sto a que­sta doman­da soste­nen­do che non si trat­ta di un mes­sag­gio rivol­to ai cre­den­ti, ma ai mez­zi di infor­ma­zio­ne e alla clas­se poli­ti­ca, rei di igno­ra­re una com­po­nen­te con­si­sten­te del­la nostra socie­tà: i non credenti.
Meri­ta­no un discor­so a par­te le rea­zio­ni susci­ta­te dall’iniziativa, che in alcu­ni casi han­no rim­pol­pa­to lo stu­pi­da­rio già ric­co cui sia­mo abituati.
Da un lato il capo­grup­po dell’Udc in Pie­mon­te, tale Deo­da­to Scan­de­re­bech, minac­cia di inca­te­nar­si davan­ti al Duo­mo di Tori­no se l’iniziativa venis­se por­ta­ta avan­ti anche nel­la sua cit­tà (rea­zio­ne grot­te­sca­men­te spro­por­zio­na­ta). Note­vo­le anche il com­men­to di un intel­let­tua­le cat­to­li­co gene­ral­men­te posa­to come Mes­so­ri, che accu­sa gli atei di arro­gan­za, visto che il 90% dell’umanità cre­de in Dio e dif­fi­cil­men­te può sba­gliar­si sul­la sua esi­sten­za (argo­men­to con il qua­le, fino a qual­che anno fa, si pote­va tran­quil­la­men­te soste­ne­re che la ter­ra fos­se piat­ta). Segna­lo poi la scel­ta di Mon­si­gnor Fisi­chel­la di bol­la­re dispre­gia­ti­va­men­te gli idea­to­ri del­la cam­pa­gna come “intel­let­tua­li”. “I libri non so’ roba da cri­stia­ni: fiji, pe’ cari­tà, nun li leg­ge­te”, dice­va un pre­te in un sonet­to del Bel­li. Il mon­si­gno­re sem­bra dar­gli ragione.
Nem­me­no sul fron­te ateo si scher­za: c’è chi inneg­gia addi­rit­tu­ra ad una mas­sic­cia rac­col­ta di fon­di per lan­cia­re il mes­sag­gio su tut­to il ter­ri­to­rio nazio­na­le (lamen­tan­do­si poi per gli spre­chi del­la Chie­sa); men­tre Pao­lo Vil­lag­gio ha ricor­da­to la scrit­ta a carat­te­ri cubi­ta­li “Dio ti vede” fat­ta innal­za­re sessant’anni fa a Geno­va dal car­di­na­le Sini. Secon­do l’attore que­sta avreb­be indot­to al sui­ci­dio il suo ami­co Fran­chi­no, noto­ria­men­te autoe­ro­to­ma­ne (LaRe­pub­bli­ca­Ge­no­va, 24 gennaio).
Sono sta­ti mol­ti poi, i com­men­ti ina­spet­ta­ta­men­te fuo­ri dagli sche­mi: viva­ce­men­te con­tra­rie le rea­zio­ni su Micro­me­ga, sor­pren­den­te­men­te favo­re­vo­li quel­le di Libero.
Sul sito del­la pre­sti­gio­sa rivi­sta Pier­fran­co Pel­liz­zet­ti accu­sa l’Uaar, “mino­ran­za pere­gri­na”, di aver dato il via ad una “sagra del­la scioc­chez­za”: per il gior­na­li­sta infat­ti così facen­do si valo­riz­ze­reb­be­ro posi­zio­ni (quel­le dei cre­den­ti) del tut­to pri­ve di valo­re per un ateo. Sor­pren­de anco­ra di più l’articolo di Lui­gi San­tam­bro­gio su Libe­ro (14 gen­na­io), testa­ta gene­ral­men­te sem­pre ben alli­nea­ta al gusto dei suoi ben­pen­san­ti let­to­ri. Gli atei ven­go­no infat­ti elo­gia­ti per la loro pre­ci­sio­ne nel col­pi­re il noc­cio­lo del pro­ble­ma. Mol­to meglio, dice San­tam­bro­gio, di “cer­ti bacia­pi­le” sem­pre pron­ti “a mena­re il can per l’aia”.
For­se è pro­prio nel­le rea­zio­ni susci­ta­te che l’iniziativa, altri­men­ti desti­na­ta alle curio­si­tà goliar­di­che di qual­che gior­na­le loca­le, può dar­ci qual­che spun­to di rifles­sio­ne. Mol­ti, tra gli orga­niz­za­to­ri, teme­va­no che lo slo­gan sareb­be sta­to igno­ra­to sia dai cre­den­ti sia dagli atei, finen­do nel dimen­ti­ca­to­io insie­me alla spam misti­ca di Scien­to­lo­gy o dei Testi­mo­ni di Geova.
L’iniziativa sareb­be sta­ta ridi­co­liz­za­ta se, sen­za met­ter­ne in dub­bio la licei­tà, il mes­sag­gio fos­se sta­to lascia­to solo con la sua inef­fi­ca­cia. Nes­su­no infat­ti pen­sa che una Fede pos­sa venir scos­sa da una così vel­lei­ta­ria cam­pa­gna pubblicitaria.
Mol­ti inve­ce, for­se per un ecces­so di zelo nei con­fron­ti del Vati­ca­no, han­no scel­to di par­la­re di offe­sa, di pro­vo­ca­zio­ne o di mole­sta stu­pi­dag­gi­ne. Alcu­ni han­no fat­to appel­lo all’obiezione di coscien­za da par­te degli auti­sti degli auto­bus (ren­den­do­la ormai un tor­men­to­ne per tut­te le bat­ta­glie, come per Pan­nel­la gli scio­pe­ri del­la fame). Ma quan­do si dà la paten­te di offe­sa alla sem­pli­ce enun­cia­zio­ne di un par­ti­co­la­re pun­to di vista, il rischio è che l’esposizione di un qual­sia­si pen­sie­ro diven­ti, per qual­cu­no, “offen­si­vo”. E il risul­ta­to sareb­be una sospen­sio­ne del dibat­ti­to, del tut­to incom­pa­ti­bi­le con le nostre isti­tu­zio­ni democratiche.
Si potreb­be dire, rispon­den­do in un col­po a chi vuo­le dare per scon­ta­ta la non esi­sten­za di Dio e a chi ritie­ne offen­si­vo il discu­ter­ne, che “La cat­ti­va noti­zia è che non si sa se Dio esi­sta o meno / quel­la buo­na è che c’è chi non ha anco­ra smes­so di chiederselo”.

Filip­po Bernasconi
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4 Commenti su ATEOBUS

  1. >Il mes­sag­gio dove­va appa­ri­re sugli auto­bus geno­ve­si, ma è sta­to per ora bloc­ca­to dal­la loca­le socie­tà di trasporti. 

    Non pro­prio, è sta­to bloc­ca­to dal­la con­ces­sio­na­ria pub­bli­ci­ta­ria al 99 % su richie­sta del­la curia (o comun­que per far­le un favore).

    >L’eccessiva peren­to­rie­tà ha alie­na­to infat­ti il con­sen­so di mol­ti puri­sti del libe­ro pen­sie­ro, che non sen­ti­va­no tan­ta asso­lu­tez­za dai tem­pi del catechismo.

    Non sareb­be sta­to un ateo­bus ma un agno­sti­co­bus, altrimenti.

    >Nes­su­no infat­ti pen­sa che una Fede pos­sa venir scos­sa da una così vel­lei­ta­ria cam­pa­gna pubblicitaria. 

    Cer­to, nem­me­no l’UAAR. 

    >“A cosa ser­ve? Da quan­do esi­ste il pro­se­li­ti­smo ateo?”

    Che però è la doman­da sba­glia­ta: il pun­to è, per­ché si può scri­ve­re sui mani­fe­sti che Dio esi­ste ma il mes­sag­gio con­tra­rio deve esse­re cen­su­ra­to?
    Lo sco­po del­la cam­pa­gna è mostra­re che l’a­tei­smo, per la liber­tà di pen­sie­ro, è una posi­zio­ne legit­ti­ma di cui non ci si deve ver­go­gna­re, che deve esse­re rico­no­sciu­ta e non “vie­ta­ta” e cen­su­ra­ta come (pre­ve­di­bil­men­te) è suc­ces­so.
    Viste le rea­zio­ni, è inne­ga­bi­le che l’UAAR abbia toc­ca­to un ner­vo sco­per­to del pre­si­den­te del­la CEI Bagna­sco (in ono­re del qua­le l’a­teo­bus è par­ti­to a Geno­va), infat­ti la Chie­sa non ha resi­sti­to alla ten­ta­zio­ne di mobi­li­ta­re tut­ta la pro­pria poten­za media­ti­ca: http://www.youtube.com/watch?v=2ep54P9Jjxs

    >mas­sic­cia rac­col­ta di fondi 

    Poche miglia­ia di euro: voglia­mo para­go­na­re ai miliar­di che la Chie­sa sot­trae allo Sta­to o le deci­ne di milio­ni che spen­de in pro­pa­gan­da per l’ot­to per mil­le? Non fate­mi ridere.

    Fede­ri­co

  2. Sono l’au­to­re del­l’ar­ti­co­lo non­chè coor­di­na­to­re del cir­co­lo Uaar nel­la mia cit­tà.
    Ovvia­men­te con­di­vi­do quan­to det­to da Fede­ri­co. Mi spia­ce abbia for­se frain­te­so il tono del­l’ar­ti­co­lo, che vole­va esse­re sem­pli­ce­men­te equi­li­bra­to.
    Sarei mol­to addo­lo­ra­to se l’in­ten­to di descri­ve­re i fat­ti e le esa­ge­ra­zio­ni di entram­be le par­ti mi faces­se pas­sa­re per una sor­ta di papa boy (idea che fran­ca­men­te mi disgusta)!

  3. No, il tono del­l’ar­ti­co­lo è chia­ro dal­le con­clu­sio­ni, e lo sco­po di esse­re equi­li­bra­to è evi­den­te.
    È dif­fi­ci­le esse­re e sem­bra­re equi­li­bra­ti quan­do le ragio­ni di una par­te sono evi­den­ti e quel­la del­l’al­tra assurde. 

    Fede­ri­co

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