EDITORIALE MAGGIO 2009

Meno tre. “Papi” è a meno tre. A mag­gio il pre­mier per­de tre pun­ti nel con­sen­so dei suoi. Ora anche i son­dag­gi fiu­ta­no l’aria sem­pre più acre. Il model­lo-imma­gi­ne del capo del gover­no sta crol­lan­do. E non per meri­to dell’opposizione, che, come ogni oppo­si­zio­ne, dovreb­be pen­sa­re a rico­struir­si, per­ché tan­to sono sem­pre i gover­ni che, da soli, si logo­ra­no. Ma per­ché “Papi” ha volu­to tra­sfor­mar­si da imma­gi­ne a per­so­na: e gli sta andan­do male. Ciò che dava for­za al regi­me cul­tu­ra­le crea­to dall’inquilino di palaz­zo Chi­gi, è sta­ta la “giu­sta distan­za divi­na”, nel sen­so hol­ly­woo­dia­no del ter­mi­ne, che “Papi” sape­va instau­ra­re tra sé e il popo­lo: quel­la distan­za per cui l’Italia era il pal­co­sce­ni­co e l’elettorato il suo pub­bli­co. Solo negli ulti­mi mesi “Papi” è sce­so in cam­po dav­ve­ro: ha eli­mi­na­to il mez­zo, l’immagine, il fil­tro che lo ren­de­va lon­ta­no e vici­nis­si­mo, uno e mol­te­pli­ce, immor­ta­le e sfug­ge­vo­le. E’ sce­so tra la gen­te d’Abruzzo, tra i vico­li di Napo­li, ha impo­sto scor­ret­tez­ze isti­tu­zio­na­li pre-risor­gi­men­ta­li, ha bal­la­to con le mino­ren­ni, ha fat­to del suo divor­zio un rea­to di lesa mae­stà, implo­ran­do pri­va­cy. Mar­co Bel­po­li­ti in un illu­mi­nan­te libro inti­to­la­to “Il cor­po del capo”, dedi­ca­to alla figu­ra di “Papi”, ha scrit­to: “Noi sia­mo la super­fi­cie riflet­ten­te in cui Sil­vio Ber­lu­sco­ni si guar­da: la sua vera imma­gi­ne è il mon­do”. Per la pri­ma vol­ta “Papi” ha visto se stes­so in ciò che ha crea­to: e ha capi­to di non esse­re immortale.
Fabri­zio Aurilia 
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