NON SONO UNA SIGNORA/4 ART.19

Ci sono que­stio­ni che stan­no al buon cuo­re ed al buon­sen­so del­la gen­te, pri­ma anco­ra che ai dirit­ti costi­tu­zio­na­li. Ita­lia­ni bra­va gen­te, paro­le che rie­cheg­gia­no con fero­ce iro­nia nell’inseguire le noti­zie che quo­ti­dia­na­men­te ci mostra­no che buon cuo­re e buon­sen­so li abbia­mo per­si, in quan­to popo­lo, da tem­po.
In momen­ti come que­sti può tor­na­re uti­le ricer­ca­re nel dirit­to quei prin­ci­pi di con­vi­ven­za socia­le che affer­mam­mo con con­vin­zio­ne, un tem­po, e con­si­de­rar­li una gui­da che ci pos­sa soste­ne­re, oggi. L’Italia ha anco­ra una car­ta scrit­ta che rac­co­glie que­sti prin­ci­pi. E que­sta bel­la e gio­va­ne Costi­tu­zio­ne ne affer­ma uno di cui appa­re neces­sa­rio ricor­da­re il contenuto:
art. 19: Tut­ti han­no dirit­to di pro­fes­sa­re libe­ra­men­te la pro­pria fede reli­gio­sa in qual­sia­si for­ma, indi­vi­dua­le o asso­cia­ta, di far­ne pro­pa­gan­da e di eser­ci­tar­ne in pri­va­to o in pub­bli­co il cul­to, pur­ché non si trat­ti di riti con­tra­ri al buon costume.

In que­sto arti­co­lo innan­zi­tut­to vie­ne pro­cla­ma­to un dirit­to. Un dirit­to, dun­que una cosa diver­sa rispet­to ad una liber­tà. Se la secon­da, infat­ti, con­cer­ne la nostra sfe­ra pri­va­ta – ed è com­pi­to del­lo Sta­to lascia­re lo spa­zio di auto­no­mia neces­sa­rio alla sua espli­ca­zio­ne – il dirit­to inve­ste in pie­no l’ambito socia­le e gene­ra, in capo alle isti­tu­zio­ni, un cor­ri­spon­den­te dove­re di atti­var­si per­ché l’esercizio del­lo stes­so sia pie­na­men­te garantito.
L’intervento di uno Sta­to lai­co in mate­ria di aiu­ti alle con­fes­sio­ni reli­gio­se é un tema spi­no­so e com­ples­so, ma la reli­gio­ne come fat­to per­so­na­le e socia­le esi­ste, e cer­ta­men­te non può esse­re cau­sa di discri­mi­na­zio­ne. Occor­re sot­to­li­nea­re che, nel nostro Pae­se, esi­ste un dia­fram­ma fra l’articolo 8 del­la Costi­tu­zio­ne («tut­te le con­fes­sio­ni reli­gio­se sono egual­men­te libe­re davan­ti alla leg­ge») ed il rea­le trat­ta­men­to del­le dif­fe­ren­ti con­fes­sio­ni.
Secon­do la leg­ge tut­ti pos­so­no pre­ga­re in pub­bli­co ed in pri­va­to le loro divi­ni­tà. Tut­ti pos­so­no fon­da­re scuo­le reli­gio­se pari­ta­rie. Tut­ti pos­so­no costruir­si luo­ghi di cul­to e di pre­ghie­ra. Spia­ce­rà a mol­ti anal­fa­be­ti del dirit­to, ma non esi­sto­no pre­sun­ti prin­ci­pi di reci­pro­ci­tà o emer­gen­ze sicu­rez­za che ten­ga­no, in que­sto campo.
Insom­ma, non si sen­te pro­prio il biso­gno di argo­men­ta­zio­ni super­fi­cia­li che discri­mi­no lo stra­nie­ro solo per­ché “non può dir­si cri­stia­no”. Piut­to­sto, è neces­sa­rio, come le nostre radi­ci reli­gio­se inse­gna­no, cer­ca­re di ama­re “l’altro” come se stes­si. O quan­to­me­no, secon­do quan­to la
Costi­tu­zio­ne inse­gna, aiu­tar­lo a costruir­si una moschea dove pre­ga­re, in tranquillità. 
Mar­co Bettoni
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